Canile degli orrori, tutta la verità: dall’associazione fantasma alle diffide dell’Asl. Giannatempo: “Io non c’entro”

La struttura non era autorizzata dall’Asl, l’associazione di protezione animali non è mai stata registrata e il canile comunale di Cerignola gestito dall’Apac ha continuato a incassare i canoni della convenzione. Anche a sequestro sanitario avvenuto. È del 5 maggio scorso l’ultima determina dirigenziale (numero 335/24) che impegna il Comune allo stanziamento di 14.640,00 euro a copertura delle spese per la stabulazione dei cani randagi presso il canile rifugio di via Manfredonia. Il 30 aprile scorso gli uomini della Forestale hanno sottoposto a sequestro sanitario gli oltre 400 cani non regolarmente detenuti e l’intero canile rifugio. “Abbiamo trovato cagne che avevano partorito, che non erano state sterilizzate, che è uno dei requisiti essenziali per il rispetto della normativa antirandagismo che sono obbligate a osservare le strutture convenzionate come canili”, riferiscono dal Comando provinciale. Nel giro di due settimane, il terzo intervento della Forestale a Cerignola e il più rilevante per i numeri del sequestro (400 cani) e per le irregolarità riscontrate. “Risulta costituita solo con atto notarile” l’associazione che gestisce il canile che insiste su terreni di proprietà della famiglia Barrasso e che fa capo alla signora Grazia Giannacco. E risultava scaduta da tempo la convenzione con l’ente comunale, stando a quanto accertato nel corso delle operazioni.

Da una delibera di giunta del 4 gennaio 2013 ricaviamo la notizia di una delle ultime proroghe del servizio di stabulazione dei cani randagi affidato all’Apac per i mesi di gennaio e febbraio (per un impegno mensile di 15mila euro). Anche nel marzo del 2011, con delibera di giunta numero 86, si stabiliva l’erogazione del “contributo una tantum” a favore dell’Apac, per l’ammontare di 18mila euro, “per consentire l’approvvigionamento del mangime per i cani e per il miglioramento del canile alle condizioni poste dal Servizio Veterinario della locale Asl. Stando alle notizie raccolte negli ambienti sanitari, la struttura non godeva delle necessarie autorizzazioni del competente Servizio Veterinario locale della Asl, revocate “da parecchi anni”. “L’Asl aveva diffidato più volte l’associazione dal tenere ancora aperto questo canile – aggiungono dal comando del Corpo forestale dello Stato – proprio perché mancava il nulla osta sanitario, che viene a mancare quando sono assenti requisiti tecnici indispensabili, tra i quali la convenzione con un veterinario”.  

La legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (281 del 1991) è chiara su questo punto: abilita gli enti e le associazioni protezioniste a gestire le strutture, sotto stretto controllo sanitario dei servizi veterinari dell’unità sanitaria locale, che, servendosi di strutture proprie o regolarmente accreditate, effettuano interventi chirurgici di sterilizzazione. E stabilisce che le strutture debbano garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie anche la legge regionale 12 del 2006.

Giannatempo si tira fuori

Il sindaco Giannatempo
Il sindaco dimissionario Giannatempo

Incontestabile è il dato che l’ente locale abbia stipulato una convenzione con un’associazione che, stando alla ricostruzione dei fatti, non era titolata. “Non tocca al sindaco, accertare queste cose, e non è che voglia nascondermi dietro un dito. Toccava agli uffici, al dirigente, agli organi di gestione, all’Asl”, si discolpa il primo cittadino dimissionario Antonio Giannatempo. “La giunta è un organo politico -continua- che approva l’istruttoria di un dirigente. Ma stiamo scherzando? Non possono essere competenze dei sindaci, ma degli uffici preposti. Il sindaco, la politica, dà l’indirizzo che ci sia una convenzione per il rifugio dei cani”. E per la diffida Asl? “Sono domande la cui risposta è tecnica e non politica, e non posso darle io. Questa mi è nuova”.

Non era informato l’ex sindaco, dimessosi il 30 aprile scorso per correre alle regionali, del fatto che il canile sostenuto con risorse pubbliche fosse stato diffidato dagli organi sanitari preposti a proseguire la propria attività. “Assolutamente no. Il Comune fa la convenzione per il ricovero dei cani, per il mantenimento con il rifugio di campagna. Il rifugio ha la convenzione con il Comune, non certo il canile sanitario”. E sull’associazione fantasma, che stando alle ricostruzioni fornite è risultata inesistente, non registrata, aggiunge: “Come non esiste? È iscritta all’albo regionale. Che poi, il presidente il responsabile, può essere un furbo è un conto. Il Comune per dare le proroghe deve avere la regolarità degli atti. Poi sulla distinzione tra indirizzo politico e gestione possiamo aprire un bel confronto pubblico. Che poi la politica debba dare l’indirizzo e fare pure il controllo…però facciamo il controllo sulla gestione, se la cosa funziona, non andiamo a controllare se le carte sono apposto”. A qualcuno non sono sfuggiti i rapporti di amicizia tra Giannatempo e i gestori del canile, che avrebbero portato a “chiudere un occhio”, per le dicerie infamanti. “È un’amicizia che è sempre esistita e non la nego, ma questo che significa? La convenzione stava pure quando c’era il sindaco Valentino e prima ancora con il sindaco Tatarella. Questa è malizia”.

Reazioni di animalisti e Reddavide

Chiara Valentino
Chiara Valentino

Delle condizioni in cui versa il canile comunale, già nel 2010, su segnalazione del movimento politico all’opposizione, “La Cicogna”, oggetto delle attenzioni del tg satirico Striscia la notizia sono ben consapevoli gli animalisti del territorio. “Noi queste cose le sapevamo e non si è potuto fare mai niente. Il terreno è di proprietà dei gestori e il Comune non dispone di un’altra struttura idonea per ospitarli. Non è semplice andare a gestire un canile là, in una struttura fatiscente. Siamo andati al canile il giorno del sequestro perché ci hanno contattato, per trovare insieme una soluzione, sia la Asl di Foggia che la Forestale. E la nostra proposta per risolvere la cosa è stata di collaborazione con la stessa Apac, per cercare di non far mancare acqua e cibo”, racconta Chiara Valentino dell’associazione animalista “Gli amici di Balto”. Con la rete delle associazioni del nord Italia, avrebbero poi provveduto alle adozioni, e nel giro di un paio d’ore, gli animalisti avevano procurato già alloggi per una cinquantina di cani. “Si era pensato di chiamare canili dell’Enpa e dei dintorni, a San Severo e San Giovanni, per dividere gli ospiti e cominciare a farli uscire un po’per volta, con le autorizzazioni dovute. Poi Reddavide ha emesso un’ordinanza per riaffidare il canile sotto sequestro all’Apac”.

Il vicesindaco che traghetterà il Comune al rinnovo del governo, conferma. “La stessa forza di polizia che ha operato il sequestro sanitario avrebbe voluto riaffidare il servizio alla stessa associazione, ma poiché la titolare era agli arresti domiciliari, per altre cose che non avevano nulla a che vedere con l’attività del canile, l’assegnarono a me e in automatico l’ho affidata all’associazione con un’ordinanza”, riferisce Franco Reddavide. “I cani non si potevano muovere e ho provveduto a riaffidarli a scadenza, abbiamo dato 30-40 giorni. Seguirà una nuova ordinanza -annuncia-, in cui prescriviamo i paletti a cui adeguarsi, riscontrati dal Corpo forestale”.