Da straccioni a benestanti: la “bella vita” della banda del caveau tra auto di lusso, viaggi e champagne

Come passare da una “vitaccia” in periferia al lusso sfrenato in un battito di ciglio. Nelle carte dell’Operazione Goldfinger, si racconta l’ascesa di Bonalumi e soci che spiccarono letteralmente il volo dopo il colpo al Banco di Napoli in piazza Puglia a Foggia.

Dall’elemosina di 300 euro all’acquisto di Mercedes e appartamenti

soldiNel gennaio 2012, Olinto Bonalumi, capo della banda, rimproverò il figlio Fabrizio durante una conversazione in carcere dove il giovane era detenuto per una rapina. Una tirata d’orecchie per la mancata restituzione di appena 300 euro che l’uomo aveva prestato al giovane e che quest’ultimo aveva diviso con i complici della rapina. Ma ad aprile dello stesso anno, Bonalumi era il ritratto della felicità. Al figlio regalò una nuova Vespa, 3800 euro in abbigliamento e una Mercedes SL a due posti (costo superiore ai 90mila euro). Poi ulteriori 2500 euro versati sul libretto di Fabrizio, tappeti nuovi, ancora vestiti e scarpe. Tutto per il giovane. Inoltre, come già riportato su questa testata, Patrizia Di Biase, moglie di Bonalumi, acquistò appartamenti a Vico del Gargano (compreso un palazzotto signorile) tramite versamento di numerosi assegni da 5 e 10 mila euro. Edifici sequestrati la settimana scorsa dalla Guardia di Finanza.

Il debito con un Sovrintendente della Polizia di Stato

Bonalumi stava studiando due colpi in contemporanea. Quello a Foggia, poi messo a segno, e un altro ad Ancona. Ma era in difficoltà economiche tanto da non poter mantenere fede all’impegno assunto con i suoi complici di corrispondere il denaro necessario a reclutare personale delle forze dell’ordine addetto alla vigilanza della Banca d’Italia di Ancona, l’altro istituto di credito nel mirino della banda. Ma dopo il furto nel capoluogo dauno, la musica cambiò. In un incontro avvenuto a Camerano tra Bonalumi e il suo complice Francesco Lestingi, già Sovrintendente della Polizia di Stato, tratto in arresto per associazione a delinquere proprio per il tentativo di furto alla Banca d’Italia di Ancona, Bonalumi saldò ogni debito consegnando al suo contatto nelle Marche migliaia di euro.

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De Matteis, il privè e lo champagne a Barcellona

champagne-on-iceAnche il suo braccio destro Federico De Matteis cominciò a disporre di grandi disponibilità economiche nonostante un passato di nullafacente. L’uomo acquistò una Toyota Yaris di 12400 euro ed era interessato all’acquisto di un’unità immobiliare di Foggia, all’interno di un complesso residenziale di pregio ed elevato valore economico, probabilmente a nome della madre. Fino alla fine del 2011, De Matteis abitava con la famiglia in una baracca all’estrema periferia di Foggia.

Ad aprile 2012, poche settimane dopo il colpo in banca, De Matteis si recò a Barcellona in aereo assieme a Venturo Ricchiuti e Giovanni Maffei, membri della banda arrestati in “Goldfinger”. In Spagna fu festa grande. I tre malviventi impegnarono un privè in un rinomato locale della città catalana al costo di 10mila euro, spassandosela a bere champagne. Poi, al ritorno in Italia, nel maggio dello stesso anno, De Matteis acquistò un’Audi A5 cabriolet, ultimo modello, valore 50mila euro, importata direttamente dalla Germania.

Anche Domenico Di Sapio, guardia giurata “Metropol” e complice della banda, cambiò il tenore di vita affittando una casa al mare e concedendosi un viaggio nel Regno Unito.

Le Burberry al figlio

burberryDurante l’intercettazione di una conversazione in carcere tra il detenuto Fabrizio Bonalumi, il padre Olinto e la madre Patrizia Di Biase, il giovane chiese al genitore del furto al “caveau” (parola che il giovane pronunciò distintamente nel corso della conversazione) e se vi avesse preso parte anche De Matteis. Una domanda “scomoda” visto che papà Bonalumi rispose seccato: “Non sono affari tuoi”. Tornato calmo, il capo della banda rivelò al figlio che De Matteis gli aveva comprato un paio di Burberry. “Quelle estive di tela… Ti vanno bene?” “Aivoglia!” rispose eccitato Fabrizio. “Ma sono quelle della pubblicità?” “Si, si. Proprio quelle”. Un’intercettazione che rese ancora più evidente il rapporto tra De Matteis e la famiglia Bonalumi, protagonisti negli ultimi anni di una vita da film.