TeleVisti n.39 – il derby di Sanremo 2015

Gubitosi vs Leone. Non tutti sanno che a Sanremo 2015 si è giocato un derby quasi del tutto “politico”. I due contendenti erano addirittura il direttore generale Luigi Gubitosi e il direttore di Rai1 Giancarlo Leone. Il primo sperava che questa edizione del Festival andasse male per poter attaccare il secondo, e defenestrarlo. Il secondo puntava sul successo di Carlo Conti per contrattaccare. Come i più attenti avranno notato, sin dall’uscita degli ascolti della prima serata, è stato Leone a vincere. E senza farne mistero. Non si era mai visto un direttore di rete uscire pubblicamente in quel modo per cantare vittoria. Tradendo dunque tutta la tensione che c’è stata negli ultimi mesi ai piani alti di viale Mazzini 14 a Roma. Gubitosi, ormai in scadenza, ha giocato comunque una guerra coraggiosa, e forse un po’ velleitaria: pensare di scalzare un personaggio praticamente “nato” in Rai, figlio peraltro del più famoso Giovanni – Presidente della Repubblica dal 1971 al ’78 – non era facile. Il Leone figlio, racconta una leggenda di “palazzo”, viaggiava per i corridoio di Montecitorio (dove il padre è stato Presidente prima di spostarsi al Quirinale) con i pattini a rotelle. Il che dovrebbe far capire quanto contiguo sia rimasto il personaggio con i luoghi della politica. Leone è anche uno che conosce il mestiere della tv, a differenza del super manager che viene dalla telefonia. Insomma, non poteva che andare com’è andata.

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“Perché Sanremo è Sanremo”. È utile rinverdire il refrain coniato per il Festival nel lontano 1995 di Pippo Baudo perché spiega molto meglio di tante parole. Il Festival della canzone italiana è amato da sempre, da prima ancora che arrivasse in tv. Gli ascolti dell’ultima edizione lo dimostrano chiaramente: 11,8 milioni e share al 54% sono medie straordinarie – le migliori negli ultimi dieci anni – ma non sorprendono dato che nel corso della storia è stato fatto anche meglio. L’ascolto di Sanremo è, per tipologia, lo stesso della nazionale di calcio. Ha in sé l’ascolto del bacino più ampio disponibile al momento per il pubblico Auditel. Ci sta dentro tutto il concetto di “nazional-popolare” che tanto piaceva ai Baudo della situazione ed a tutti i direttori generali Rai mediamente conservatori. Carlo Conti non doveva stupire, come si sforzava spesso (e inutilmente) uno come Fazio. Conti sapeva che per vincere sarebbe bastato “normalizzare”. E il pubblico lo ha premiato.

10961688_336248843244740_1164973435_nLa gara! Quale gara?! C’è poco da dire, al momento, su cantanti e canzoni. La vittoria de Il Volo era scontata. Probabilmente avrebbero vinto anche se avessero cantato “Girogirotonto”. Probabilmente la vera sorpresa è il ritorno di Nek, osannato da tutti, pubblico e addetti ai lavori. Tutto il resto era un copione che chiunque avrebbe potuto scrivere anche due settimane fa. La vera gara, come ben si sa, comincia proprio oggi, cioè con l’uscita dei dischi nei negozi. E tra una settimana sarà come al solito pubblicata la vera classifica, quella delle vendite.

La vittoria di Carlo Conti, impiegato modello. Come già detto, Carlo Conti doveva normalizzare. Il Festival di Sanremo non è un palcoscenico per sperimentazioni. E soprattutto non è solo una gara di canzoni. Così come non è un talk-show. E neppure un talent. Sanremo è tutto questo insieme. Sanremo, per quanto banale potrà sembrare questa affermazione, è un “programma televisivo”. Non viene scritto e realizzato per il pubblico presente in sala e non viene scritto e realizzato per gli studiosi della tv. È un programma destinato al campione Auditel. Il quale campione non ama le sorprese ed è spasmodicamente affezionato alla tv che rassicura, che intrattiene senza scossosi, che fa piangere e ridere, ma senza eccessi. E Carlo Conti, l’impiegato modello della tv di Stato, ha saputo raggiungere egregiamente tutti questi scopi. È stato bravo e i risultati gli hanno dato ragione. C’è poco da dire: questa volta ha vinto soprattutto lui.