Si torna al proibizionismo degli anni ’20. A New York? No, Padova

Erano gli anni venti e negli Stati Uniti veniva vietata la fabbricazione, la vendita e l’importazione di alcol. Partiva l’epoca del cosiddetto ‘proibizionismo’, di pari passo con quella del contrabbando. Oggi ad un secolo di distanza è di nuovo vietato bere alcolici in mezzo alla strada.

Erano gli anni venti e negli Stati Uniti veniva vietata la fabbricazione, la vendita e l’importazione di alcol. Partiva l’epoca del cosiddetto ‘proibizionismo’, di pari passo con quella del contrabbando. Oggi ad un secolo di distanza è di nuovo vietato bere alcolici in mezzo alla strada. Non siamo a New York. Non siamo a Londra e non siamo a Berlino. Siamo a Padova e il nuovo sindaco della città del Santo Massimo Bitonci, da vero e proprio centravanti della Lega, ne sta tirando fuori una al giorno. Stavolta è toccato al popolo dello spritz che anima le famose piazze del centro storico beccarsi un’ordinanza che ha già fatto arricciare il naso a buona parte di loro. Niente più alcol fuori dai bar o dai plateatici (spazi con i tavolini fuori dai locali), anche se le vittime predestinate e messe nel mirino da Bitonci, alla fine, saranno i soliti extracomunitari pizzicati nei parchi con birra e Tavernello.

proibizionismo-wewantbeer_IM5482Anche a Padova quindi chiunque voglia sorseggiare una birra rischia di doverla coprire con i sacchetti del pane. Come nei film americani. In questi giorni il sindaco ha firmato un decreto che proibisce di poter bere alcol (di qualsiasi tipo) negli spazi pubblici e vieta la vendita, la somministrazione e il consumo ai minorenni. L’ordinanza è entrata in vigore mercoledì, proprio il giorno degli universitari e in cui le tre piazze principali della città sono piene di studenti. Padova ne ospita circa 60mila, e in buona parte fuori sede. La sera stessa Bitonci ha messo in strada una squadra speciale di vigili urbani che spiegasse loro ragioni e regolamenti. Poi partiranno le multe. 50 euro e passa la paura. In cambio i vigili hanno ricevuto una bordata di fischi e anche qualche brindisi in faccia. All’origine della decisione di Bitonci c’è la lotta contro il degrado, i bivacchi dei gruppetti dalla bottiglia facile e una mediocre campagna di tutela verso i minorenni.

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Massimo Bitonci

A farne le spese però potrebbe essere chiunque, compreso il buon padre di famiglia che beve una Peroni durante un pic-nic al parco. Un’ordinanza destinata a fallire. Nonostante Bitonci sia convinto di essere una sorta di pioniere, in realtà prima di lui hanno firmato ordinanze simili anche in altre città d’Italia. Perfino l’ex sindaco di Foggia Gianni Mongelli vietò la scorsa estate l’alcol negli spazi pubblici. Risultato? Nessuno se ne ricorda e nessuno l’ha mai rispettata né fatta rispettare. Stessa cosa accadrà a Padova. Dopo i titoloni dei giornali imboccati da Bitonci, l’ordinanza resterà lettera morta. Questo perché la questione dell’abuso di alcol non va affrontata come un problema di decoro urbano ma come piaga sociale. Per questo non siamo né a New York, né a Londra e né a Berlino. Siamo a Padova, in provincia di Foggia. Un secolo dopo il proibizionismo.





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