“Fenomeno” Puglia: la Pasqua è in cassaforte, ora sotto con l’estate

Trascorsa la Pasqua, i territori di Puglia riprendono il cammino che dalla primavera condurrà all’estate, passando dalle escursioni in masseria alle rive del mare, offrendo ai visitatori infiniti motivi di incanto.

Trascorsa la Pasqua, i territori di Puglia riprendono il cammino che dalla primavera condurrà all’estate, passando dalle escursioni in masseria alle rive del mare, offrendo ai visitatori infiniti motivi di incanto.

La ricchezza dell’offerta sembra definitivamente incontrare la pluralità della domanda dei mercati, se sono corretti i primi risultati della sperimentazione del sistema SPOT di verifica informatica delle presenze introdotto dall’Agenzia Pugliapromozione, che registrano un significativo +4%. Una tendenza positiva che trova conforto anche nelle indagini nazionali condotte in previsione della stagione estiva: ad esempio il portale subito.it, che conferma la Puglia in vetta ai desideri di vacanza degli italiani, con Lecce straordinaria protagonista.

Sono risultati ai quali sembra quasi di potersi abituare, dopo i record conseguiti a partire dall’estate 2012, ma che non sono del tutto sufficienti a spiegare il “fenomeno” Puglia. Ed ecco allora che proprio i giorni appena trascorsi possono esserci d’aiuto: la Settimana Santa è stata testimone, come di consueto, della grande devozione che pervade i territori e le comunità locali, manifestandosi ancora straordinariamente vivida nelle tradizioni e nei riti popolari. Ma se i culti celebrano la massima solennità della fede cristiana, l’atmosfera di festa tutto attorno diventa anche proiezione dell’identità, profondamente meridionale, grandemente mediterranea, come già da anni insegnano destinazioni importanti come Siviglia o Malaga, Cuenca e Elche, in Spagna.

Cinque anni fa, quando nacque Bitrel (la “Borsa Internazionale del Turismo Religioso, dei Pellegrinaggi e dei Cammini”), l’intento era esattamente questo: valorizzare l’autenticità pugliese al pari della “Semana Santa” iberica, allargando il concetto alle Feste patronali, sontuose o minori, nelle città come nei piccoli borghi e nelle contrade rurali, accese e variopinte come le loro luci inconfondibili, presenti come il botto dei fuochi pirotecnici, corali come soltanto le processioni sanno essere. Ancor più, pensando ai “Cammini” si intendeva riprendere millenari percorsi di storia, di cultura e di fede che potessero diventare efficace narrazione per questo straordinario patrimonio immateriale, oggi al centro di una domanda turistica non più potenziale ma reale, concreta, numericamente rilevante.

A chi pensava al turismo religioso come messe di pellegrini stipati in pullman per addentare un panino avvolto nella carta d’argento sullo scalino del piazzale di qualche grande Santuario – un mercato che “pesa” l’1,5% del movimento complessivo di turisti – si è contrapposta una nuova stagione di viaggiatori. Nuove motivazioni sospingono nuove dimensioni di gestione del tempo libero, sempre meno consumistico e sempre più creativo ed esperienziale: in pochi anni siamo passati dalla dimensione turistica “del sé”, che portava a vacanze semplicemente ristoratrici che restituissero energia fisica e mentale, a quella del “dentro di sé”, che conduce a viaggi con l’obiettivo di riscoprire il senso della vita e l’interiorità, spesso verso luoghi lontani, poco frequentati, in cui persino affrontare anche qualche disagio diventa un elemento di profonda introspezione, di confronto con le diversità e dunque di crescita, in relazione con gli altri.

Chi ha trascorso la Pasqua 2014 visitando Taranto, Troia o Vico del Gargano, intuisce immediatamente di cosa stiamo parlando. Mentre chi ha scelto di visitare Corato o San Nicandro Garganico, ancora lontane dal proporsi come prodotti turistici, avrà vissuto un’esperienza ancora integralmente pervasa di autentico misticismo.

Ora, non appena la stagione si metterà stabilmente al sereno, diventeranno protagonisti gli itinerari escursionistici, tra masserie e piccole chiese rupestri, aree protette e tratturi, aree archeologiche e musei, fortemente alimentati dalla prospettiva delle Vie Francigene, grandi percorsi dell’umanità che in tutta Europa stanno registrando un fortissimo incremento e che – in Puglia – stanno diventando un circuito di esperienze di dimensione regionale.

La pluralità dei territori di Puglia, finalmente, sembra aver trovato nell’intreccio tra cultura e turismo un motivo unificante, lontano dall’ombra del campanile e proiettato nei mercati internazionali. E se la strada da fare rimane ancora molta… buon cammino!