Venezia, Padova e Treviso contro i mendicanti molesti. Roba da brividi

Qui al nord è nato l’asse contro l’accattonaggio molesto. “E’ un’organizzazione parafamiliare. Si dividono le zone, poi s’incontrano e raccolgono i soldi”. Brividi.

Qui al nord è nato l’asse contro l’accattonaggio molesto. “E’ un’organizzazione parafamiliare. Si dividono le zone, poi s’incontrano e raccolgono i soldi”. Brividi. Chiamate l’esercito. Lo ha detto il comandante dei vigili di Venezia, mica pizza e fichi. E’ il suo virgolettato riportato da tutti i giornali del Veneto. Pure io l’ho scritto. Ad occhi chiusi ma l’ho scritto. Me ne sono pentito. Lui è uno dei capoccia con le stellette dorate sulle spalle che, insomma, qualcosina deve averla fatta per guadagnarseli. Bravo lui. L’assetto è pronto: Venezia, Padova e Treviso contro i mendicanti. Quelli molesti. Sarebbero una sorta di associazione a delinquere. Bisogna dichiarare guerra. Trovarli, prenderli, sequestrare i pochi euro che hanno raccattato da chi non si sente importunato, tampinato. E poi? Cacciarli. Fuori. Tornatevene a casa. Quale casa? Quella dove l’organizzazione parafamiliare stringe i propri business. La mattina si svegliano dal loro letto a tre piazze con materasso ad acqua, si lavano il viso, fanno colazione con i pan di stelle, dieci minuti di vasca idromassaggio, nu jeans e na maglietta, mentadent, e poi riunione di famiglia. “C’è un capetto – dice sempre il tipo con le stellette incollate. Come sui biscotti si. – .E’ lui che assegna le zone e poi ritira i soldi”. Avrà origliato durante la riunione Corleone style e qualcosa non gli è tornata. Qui c’è puzza di organizzazione parafamiliare: escono la mattina, si mettono agli angoli delle strade, sui marciapiedi e chiedono soldi. Non solo. Lo fanno in maniera molesta. Poi si incontrano di nuovo e mettono tutto nel fondo cassa. Un tesoretto parafamiliare. Non familiare. Parafamiliare. E poi molesto? Che significa? “Il limite è sottile – ha risposto la collega trevigiana del tipo con le stelle. Tre stelle pure lei – .Per me molesto è anche chi mi mette davanti la sua menomazione per fare l’elemosina”. Sei senza gamba? Sei senza lavoro? Non sei neanche italiano? Ti sono accadute tutte le tragedie che una vita può (s)offrire? Sei solo al mondo? Che sfiga. Bene, ecco l’identikit perfetto dell’accattone molesto. Meriti 50 euro di multa più il sequestro di tutto. Non le paghi? Va bene, ma quando arrivi a collezionarne 30 la Prefettura ti firma il foglio di via. Per tre anni. Manco Totò, quello di Corleone. Già lo ha fatto due volte. Tornate in Romania. Il foglio di via nasce per evitare le infiltrazioni mafiose nelle città ho letto da qualche parte. Forse su un librone dove sulla copertina c’è scritto Codice Penale. Ma la responsabilità non è degli stellati. Né dei veneti che mi hanno offerto un’ottima ospitalità. I Vigili dipendono dai Comuni. I Comuni obbediscono ad un sindaco. I sindaci stanno facendo la campagna elettorale. Su tutti i 6×3 dei candidati regna il diktat ‘sicurezza’. Quasi un ultimatum. E non ai faccendieri, agli affaristi, ai rapinatori o agli assassini. Agli accattoni. Quelli molesti che porgono la mano mostrando la loro solitudine, l’abbandono, l’isolamento, la debolezza. La non vita. Un ultimatum che puzza di campagna elettorale. Mi verrebbe da definirla organizzazione parafamiliare. Ma è molto peggio. E’ strategia politica. Chi vince ottiene potere e soldi. Volete mettere? Ne ho conosciuto uno di accattone molesto. Si chiama Aldo. Vive alla stazione di Padova, mangia alla cucina popolare, si lava alle docce comuni e divide le panchine con colleghi che vengono da tanti sud del mondo. Faceva l’autista dei pullman. Poi ha perso il lavoro, la moglie lo ha mollato e i due figli non gli rivolgono la parola da 13 anni. Non ha potere. Non ha soldi e neanche più i denti. Quasi mi viene da chiedere un foglio di via alla Prefettura. Lo stimo troppo per farlo. Però ci penso. Promesso signor sindaco. Ora però c’è Cinderella Man in tv, la storia di un accattone molesto che poi si rialza. La storia di un povero.



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