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Home - Ondine di cemento nella cava di Ordona, si teme l’amianto. Parla il comandante del Noe, Colacicco

Ondine di cemento nella cava di Ordona, si teme l’amianto. Parla il comandante del Noe, Colacicco

Di Francesco Pesante
28 Aprile 2014
in Cronaca
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Angelo Colacicco, comandante del Noe di Bari

Continuano le operazioni di carotaggio nella cava di Ordona. Sono al lavoro gli uomini del Nucleo Operativo Ecologico di Bari, i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, tre esperti della DDA di Bari e alcuni campionatori. Come già scritto nei giorni scorsi, in quell’area sta emergendo di tutto. A fare il punto sulla vicenda ci pensa il comandante del Noe di Bari, Angelo Colacicco, contattato stamattina da l’Immediato. “Viene fuori la qualsiasi. Purtroppo non c’è solo “finto compost”. È questa la vera novità emersa nei primi giorni di operazioni. Sono emerse anche ondine di cemento ma solo gli esami in laboratorio ci diranno se si tratta di amianto o meno”.

Confermate tutte le voci riguardo alla presenza di scarti ospedalieri e numerosi altri rifiuti molto dannosi per il territorio. Ma soltanto i prossimi esami degli esperti faranno luce sulla reale pericolosità di quanto ritrovato in quella cava. Tutto fa pensare che si stia dinanzi a uno dei casi più gravi degli ultimi 20 anni. “Alcuni miei colleghi, memorie storiche del Noe di Bari, mi hanno detto di non aver mai visto nulla del genere. Ciò che balza agli occhi è soprattutto l’estensione geografica importante. La particolarità, infatti, sta tutta nel coinvolgimento di ben quattro regioni (Campania, Molise, Puglia e Basilicata, ndr), un fatto che non si era mai verificato”.gomorra

Ad impressionare sono i numeri: estensione di 60mila metri quadrati, 500.000 tonnellate di rifiuti, 8 carichi al giorno sversati, 35 tonnellate per ogni camion e almeno un anno e mezzo di traffici illeciti. “Abbiamo fatto dei calcoli approssimativi dai quali risulta che si buttassero rifiuti in quell’area dalla fine del 2012”. Chiaramente però, è difficile pensare che i soggetti coinvolti siano rimasti con le mani in mano negli anni precedenti. “Alcuni degli arrestati furono citati già nel 1997 – ricorda Colacicco -, perciò viene da pensare che possano aver agito anche su altri siti altrimenti come avrebbero campato per tutto questo tempo?”

Nei giorni scorsi avevamo riportato le dichiarazioni di un carabiniere che a “la Repubblica” aveva paragonato il caso di Ordona a Gomorra (LEGGI). Colacicco resta più o meno sulla stessa linea: “Nella nostra regione ho trovato altre situazioni simili, altrettanto preoccupanti ma forse mai come stavolta. A Ordona, purtroppo, sono state fatte le cose in grande”.

Tags: Angelo ColaciccoBlack LandNoe BariOrdona
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