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Home - Carni infette a tavola, mistero all’Asl di Foggia. Medici denunciati ma nessuno sa niente. Due anni fa il caso Apricena

Carni infette a tavola, mistero all’Asl di Foggia. Medici denunciati ma nessuno sa niente. Due anni fa il caso Apricena

Di redazione
10 Giugno 2014
in Cronaca, Home
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“Dovrebbe trattarsi di una operazione vecchia, del 2012, fatta ad Apricena…”. Il capo del dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Foggia, Franco Carella, dice di essersi informato sullo scandalo carni infette, che ha portato alla denuncia di decine di allevatori e medici veterinari in tutta Italia. Forse, a confondere le acque, l’abbattimento straordinario di bovini affetti da brucellosi due anni fa nell’Alto Tavoliere. Anche Francesco D’Emilio, veterinario Asl candidato con il nuovo sindaco di Foggia Franco Landella, commenta stupito: “Certamente non riguarda Foggia, lavoriamo tutti i giorni a stretto contatto con i Nas, avremmo dovuto saperlo”. Una cosa è certa, dalle informazioni che emergono dal reparto speciale dei carabinieri, coordinato in Capitanata da Biagio Manzella, c’è anche la provincia di Foggia.

Dalle prime ore di oggi non si parla d’altro. Del resto, non può essere altrimenti se viene spacciata sulle tavole carne col marchio di qualità ma che, in realtà, è infetta. “Non ne so nulla – commenta il direttore generale dell’Asl, Attilio Manfrini, contattato da l’Immediato -, in ogni caso mi sembra strano sia stata coinvolta Foggia, visto che da tempo portiamo avanti un programma, con la Prefettura, per arginare il fenomeno della brucellosi nei bovini”. Da fonti non ufficiali, sarebbero almeno due i camici denunciati a Piazza della Libertà.

L’esito dell’indagine condotta dai carabinieri del comando per la tutela della salute, in ogni caso, è il frutto di un lavoro molto più ampio. Oggi sono stati eseguiti  78 decreti di perquisizione e sequestro in tutta Italia nell’ambito di un’indagine, denominata ‘Lio’ e condotta dal Nas di Perugia, relativa all’illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata. Sono in corso sequestri di allevamenti di bovini vivi per un valore stimato di circa 4 milioni di euro. L’operazione riguarda non solo il capoluogo umbro, ma anche altre 21 province in 12 regioni d’Italia: Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L’Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo. Il comandante dei Nas Marco Vetrulli ha rassicurato sul pericolo contagio, scongiurato dalla cottura o dal congelamento della carne. Dagli accertamenti è emerso che venivano vendute come pregiate, talvolta anche chianine, carni in realtà di animali di razze meticce. I militari hanno ricostruito la filiera dei trasferimenti dei bovini da una regione all’altra. Dopo i primi 500 capi abbattuti sono ora in corso accertamenti sanitari su altri 100 animali rintracciati con la documentazione risultata irregolare. Ai carabinieri il plauso del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e delle associazioni di categoria.

La prima fase dell’indagine ha portato alla scoperta di un traffico illecito di bovini colpiti da malattie infettive alcune trasmissibili all’uomo. Gli animali, nati in aziende dell’Italia meridionale e insulare, venivano avviati alla macellazione grazie all’intermediazione di due aziende, una perugina e una aretina, nonchè di allevatori e medici veterinari che riuscivano a far eludere i controlli sanitari facendo apparire sani i bovini. Al termine di questa prima fase (inizio 2013) sono state sequestrate 4 aziende agricole e 500 bovini vivi che sono stati abbattuti e distrutti, per un valore commerciale di due milioni e mezzo di euro. Nella seconda fase delle indagini i militari hanno ricostruito minuziosamente la vasta organizzazione criminale in cui erano a vario titolo coinvolti 56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari delle Asl del centro-sud (Perugia, Arezzo, L’aquila, Foggia, Potenza e Matera) dediti alla falsificazione di passaporti e marche auricolari che permetteva di introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti.

Tags: ApricenaaslAttilio ManfriniCarni infetteFoggiaFrancesco D'EmilioFranco CarellaMaurizio MartinaNas
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