Perché non una Consulta degli uomini al fianco di quelle delle donne richiamando il principio delle “pari opportunità? Ma ancor più semplicemente e efficacemente, perché non creare un consesso unico paritario, una Consulta mista per le pari opportunità o Consulta per l’uguaglianza?
Sono alcuni degli spunti sui quali la gente ragiona, al di là della distinzione di genere. Al punto in cui l’evoluzione sociale è approdata, pare – si sostiene – in qualche modo anacronistico e soprattutto squilibrata, la presenza statuita di una sola parte del genere umano, chiamata a trattare problemi esistenziali riguardanti la persona in quanto tale, a prescindere dal sesso.
Nell’annunciare la istituzione della Consulta delle donne approvata dal Consiglio comunale ai sensi dell’articolo 35 dello Statuto comunale, è stato evidenziato che l’iniziativa “segna l’avvio di uno spazio stabile di confronto, partecipazione e proposta, nato per valorizzare il contributo delle donne nella vita sociale, culturale e amministrativa della città”. Giusta considerazione e ancor più giusta decisione alla cui affermazione hanno partecipato e in maniera risolutiva, gli uomini che siedono in Consiglio. Un abbrivio molto significativo sulla operatività delle donne. Ma gli uomini?
L’assessora al welfare e cultura, Maria Teresa Valente ha dichiarato che “L’istituzione della Consulta delle Donne rappresenta un passo importante per creare uno spazio stabile di confronto e partecipazione”. Giusto. Ma perché – è l’obiezione – così come stanno le cose, nella evoluzione paritaria maturata, non c’è uno spazio stabile di confronto e partecipazione anche per i maschi? Il sindaco La Marca ha posto l’accento sulla «partecipazione come strumento fondamentale per rafforzare il dialogo con la città e costruire proposte condivise». Condivise solo con una parte? E l’altra? La “città” e composta da donne e uomini. Dialogo solo con una parte? Peraltro è da considerare anche il terzo “genere” che avanza.
Si fa notare, a titolo esemplificativo, che nella giunta comunale il numero delle donne assessore, è pari a quello degli uomini compreso il sindaco: quattro a quattro. Ma, senza scendere nei particolari che evidenzierebbero situazioni di prevalenza delle donne (la stessa popolazione è composta per il 51% da donne, e il 48,9% da uomini), il genere femminile è stabilmente e brillantemente presente in tutte le attività del genere umano, anche con posizioni apicali. E non per compensazione di quella maschile, bensì per capacità e meriti acquisiti. E allora perché squinternare un equilibrio che si autogoverna?
Anche perché, date le mutazioni sociali che hanno drasticamente stravolto gli assetti dei rapporti umani, gli uomini si trovano in situazioni molto simili a quelle delle donne. Una Consulta degli uomini, anche se non avrebbe le stesse motivazioni storiche, presenta serie ragioni per “avere voce in capitolo”. Ma una Consulta degli uomini in contrapposizione con quella delle donne, oltre che un controsenso, sarebbe un buco nell’acqua, entrambe non andrebbero da nessuna parte.
Il problema è stato affrontato in molti Comuni ed è stato risolto costituendo Organismi nei quali sono presenti entrambi i generi, nei quali siedono, in maniera paritetica, rappresentanti di associazioni, professionisti(e), cittadini(e), consiglieri(e) comunali. L’obiettivo non è rappresentare e parteggiare per un solo sesso, ma promuovere la parità di genere, il contrasto alle discriminazioni, l’inclusione sociale, la conciliazione tra lavoro e famiglia, le politiche dei giovani e della famiglia. Un consesso nel quale si stabilisce il confronto e non la contrapposizione.
Tra le formule più diffuse quella della “Consulta per le pari opportunità”, o “Consulta per l’uguaglianza”, o ancora “Consulta della cittadinanza attiva”. Soluzioni più coerenti con l’evoluzione delle politiche partecipative, perché mettono al centro la collaborazione tra i generi, l’analisi congiunta delle questioni analizzate dai diversi punti di vista.
L’amministrazione comunale di Manfredonia ha l’opportunità per andare oltre la siepe del progresso, precorrere i tempi puntando su un Consesso nel quale uomini e donne lavorano insieme, affrontando le tante problematiche sul tappeto e da troppo tempo irrisolte, stabilendo in misura fattiva e trasparente la collaborazione tra istituzioni e cittadinanza, nell’interesse della città e dei suoi cittadini.












