L‘omicidio di Ivan Rosa non sarebbe maturato soltanto nell’ambito della contrapposizione tra i clan mafiosi del Gargano, ma avrebbe avuto come sfondo anche il controllo degli appalti pubblici e i presunti rapporti tra criminalità organizzata, politica e tecnostruttura del Comune di Monte Sant’Angelo. È quanto emerge dall’ordinanza dell’operazione che ha portato a nove arresti, nella parte dedicata alla ricostruzione del delitto avvenuto il 19 marzo 2014.
Secondo i magistrati, il contesto nel quale maturò l’omicidio sarebbe stato caratterizzato da un forte interesse delle organizzazioni criminali verso le gare pubbliche, in particolare quella relativa ai servizi cimiteriali, considerata economicamente molto remunerativa.
L’appalto del cimitero al centro delle tensioni
L’ordinanza richiama le dichiarazioni rese nel 2014 dall’architetto Giampiero Bisceglia, all’epoca dirigente comunale coinvolto nella predisposizione del bando per l’affidamento dei servizi cimiteriali.
Dopo aver subito un attentato intimidatorio contro il proprio garage, Bisceglia riferì agli investigatori di ritenere che quell’episodio fosse direttamente collegato alla gara d’appalto. Raccontò infatti che in paese si era diffusa la voce di possibili nuove assunzioni legate ai servizi cimiteriali e spiegò come quell’appalto fosse particolarmente appetibile, stimandone un valore di circa 135mila euro l’anno, oltre agli ulteriori interventi di manutenzione straordinaria.
Lo stesso dirigente dichiarò di conoscere Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, boss ucciso nel 2019 e altri esponenti del territorio soltanto superficialmente e, dopo l’uccisione di Rosa, chiese di essere esonerato dalla commissione incaricata della gara, ammettendo di avere paura.
La relazione sullo scioglimento del Comune
L’ordinanza ricorda che pochi mesi dopo l’omicidio si insediò presso il Comune di Monte Sant’Angelo la commissione prefettizia d’accesso, il cui lavoro avrebbe successivamente portato allo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose.
I giudici richiamano la relazione prefettizia, nella quale si faceva riferimento a diverse imprese locali, tra cui quelle riconducibili alle famiglie D’Ercole e Ricucci Salvatore, detto Salvino, che avrebbero ottenuto affidamenti pubblici con procedure ritenute illegittime o comunque poco trasparenti. Nello stesso documento venivano evidenziati rapporti di contiguità e cointeressenza con il clan Lombardi-Ricucci-La Torre.
Per gli inquirenti, proprio il ruolo istituzionale ricoperto da Bisceglia e la gestione di appalti particolarmente rilevanti lo avrebbero trasformato, in quel periodo, in una figura centrale e inevitabilmente esposta agli interessi dei gruppi criminali.
Gli esposti anonimi e i presunti collegamenti
L’ordinanza dedica ampio spazio anche a due esposti anonimi acquisiti agli atti dell’indagine, uno firmato dal sedicente “Comitato Legalità per Monte Sant’Angelo” e l’altro attribuito ad Antonio Di Iasio.
Si tratta di documenti che vengono riportati dagli investigatori come elementi presenti nel fascicolo e non come fatti definitivamente accertati.
Negli esposti venivano ipotizzati presunti rapporti tra Ivan Rosa, il comandante della Polizia Locale Antonio Prezioso, amministratori, tecnici comunali e imprenditori locali. In particolare veniva indicato Pasquale Fidanza, soprannominato “Rskakkj”, come presunto tramite tra Pasquale Ricucci e l’amministrazione comunale.
Gli anonimi richiamavano inoltre “i nomi – si legge nell’ordinanza – dell’architetto Giampiero Bisceglia, dell’allora assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Totaro, nonché direttore f.f. dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, di Michele Ferosi, già vicesindaco di Monte Sant’Angelo, oltre ad altri amministratori e tecnici, ipotizzando una rete di rapporti finalizzata a favorire l’assegnazione di lavori pubblici”.
Il presunto movente dell’omicidio
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, il contrasto sarebbe nato proprio intorno alle pressioni che Ivan Rosa avrebbe esercitato per ottenere l’appalto dei servizi cimiteriali.
I magistrati richiamano gli esposti, nei quali si sostiene che Rosa sarebbe stato responsabile dell’atto intimidatorio contro l’architetto Bisceglia perché ritenuto vicino a Pasquale Ricucci e incaricato di favorire il gruppo dei D’Ercole nell’assegnazione delle commesse pubbliche.
La tesi investigativa è che il dirigente comunale rappresentasse un ostacolo agli interessi criminali e che l’eliminazione di Rosa avrebbe consentito di rimuovere una figura divenuta ormai scomoda anche per gli stessi vertici del clan.
Gli esposti riportati nell’ordinanza
Esposto Comitato legalità per Monte Sant’Angelo
“Rosa Ivan, commettendo atti illeciti per conto del comandante della Polizia Municipale di Monte Sant’Angelo, Antonio Prezioso, sarebbe stato da questi contraccambiato venendo agevolato nel taglio abusivo di legna. Da qui, avrebbe poi allargato i suoi interessi illeciti spaziando dal contrabbando di gasolio, ai furti di attrezzature boschive e agricole. Le malefatte avrebbero quindi scatenato la reazione della Mafia Garganica (citazione testuale) che ne decretava la morte. Nell’esposto si parla anche di alcune commistioni a carattere illecito tra Prezioso Antonio, l’architetto Bisceglia Gianpiero, Totaro Vincenzo, all’epoca assessore ai LL.PP. nonché direttore f.f. dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, Ferosi Michele, già vice sindaco di Monte Sant’Angelo, ed altri politici”.
Esposto Antonio Di Iasio
“Rosa Ivan sarebbe stato in combutta con il suddetto Antonio Prezioso, con il quale si incontrava periodicamente, per la commissione di attività illecite. Veniva messa in risalto proprio la figura di Fidanza Pasquale, soprannominato Rskakkij, che avrebbe svolto il ruolo di congiunzione tra Ricucci Pasquale e l’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo (FG)”.
“Non solo – è scritto ancora -. È trattato ampiamente il tema dell’omicidio di Rosa Ivan. Il movente andava ricercato nell’atteggiamento prevaricatorio del Rosa il quale, nel perpetrare attività illecite di varia natura, o comunque nell’esercitare pressioni nei confronti dell’amministrazione comunale per ottenere l’appalto dei servizi cimiteriali, sarebbe stato il responsabile del grave atto intimidatorio nei confronti dell’architetto Bisceglia Gianpiero, ritenuto contiguo a Ricucci Pasquale con il compito di agevolare il suo gruppo (i D’Ercole in particolare) nell’ottenimento di commesse per l’esecuzione di lavori pubblici nel centro garganico. Ricucci Pasquale e il suo entourage avrebbero quindi eliminato il problema alla fonte, uccidendo Rosa Ivan. Della questione servizi cimiteriali è ampiamente dato risalto nel corpo dell’esposto. Al di là del narrato, per altro sovrapponibile alle ipotesi investigative circa il movente dell’azione delittuosa, Fidanza Pasquale è messo in correlazione con Ricucci Pasquale”.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
L’ordinanza evidenzia infine come le dichiarazioni dei collaboratori Antonio Quitadamo e Andrea Quitadamo, ritenute convergenti e attendibili anche rispetto al possibile movente legato agli appalti, abbiano trovato riscontro in numerosi elementi investigativi.
In particolare Andrea Quitadamo, reo confesso dell’omicidio, avrebbe indicato Pasquale Ricucci, Pietro La Torre e gli altri partecipanti al delitto, descrivendo le varie fasi dell’agguato. Un racconto che, secondo i giudici, risulterebbe compatibile con gli accertamenti balistici, i sopralluoghi eseguiti e le successive indagini che hanno consentito di ricostruire anche la distruzione dell’autovettura utilizzata per il delitto.
L’intero quadro delineato dall’ordinanza colloca così l’omicidio di Ivan Rosa all’interno di una più ampia dinamica di controllo del territorio, nella quale gli interessi mafiosi si sarebbero intrecciati con la gestione degli appalti pubblici e con il tentativo di condizionare le attività amministrative del Comune di Monte Sant’Angelo.












