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Home - Ex boss pentito svela la struttura dei Sinesi-Francavilla: “Tre gruppi, una cassa comune e l’alleanza con i Li Bergolis”

Ex boss pentito svela la struttura dei Sinesi-Francavilla: “Tre gruppi, una cassa comune e l’alleanza con i Li Bergolis”

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe "Pino Capellone" Francavilla, contenute nell'ordinanza che ha portato all'arresto di sei indagati, ricostruiscono l'organizzazione del clan

Di Francesco Pesante
1 Luglio 2026
in Apertura, Foggia
Roberto Sinesi, Francesco Sinesi, Franco Vitagliani, Emiliano Francavilla, Antonello Francavilla e Giuseppe Francavilla

Roberto Sinesi, Francesco Sinesi, Franco Vitagliani, Emiliano Francavilla, Antonello Francavilla e Giuseppe Francavilla

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Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe “Pino capellone” Francavilla, contenute nella recente ordinanza cautelare che ha portato all’arresto dei cugini Antonello ed Emiliano Francavilla, insieme a Ivan Narciso, Alessandro Moffa, Daniele Barbaro e Antonio Fratianni, delineano una ricostruzione dettagliata dell’organizzazione della batteria Sinesi-Francavilla, dei suoi vertici e dei rapporti con il clan garganico dei Li Bergolis.

Nel provvedimento, il collaboratore racconta agli inquirenti di aver fatto parte del sodalizio mafioso, descrivendone struttura interna, attività criminali e alleanze.

“Il gruppo Sinesi-Francavilla è mafia”

Nel verbale del 7 febbraio 2024 il pubblico ministero chiede a Giuseppe Francavilla se appartenga a gruppi di criminalità organizzata.

La risposta è netta: “Sì”.

Alla domanda su quale fosse il gruppo, il collaboratore indica il Sinesi-Francavilla. E quando gli viene chiesto se si tratti di un gruppo mafioso, risponde ancora una volta: “Sì”.

Secondo quanto riferisce, il sodalizio si occupava di “omicidi, tentati omicidi, estorsioni, rapine” e anche di traffico di sostanze stupefacenti.

Alla domanda sul ruolo ricoperto dal cugino Emiliano Francavilla, il pentito afferma che era “un capo batteria”.

Le tre batterie e il ruolo di Emiliano Francavilla

Nel corso di più interrogatori, Giuseppe Francavilla ricostruisce l’organizzazione interna del gruppo.

Secondo la sua versione, il clan era suddiviso in tre batterie autonome ma coordinate sotto un unico gruppo.

Una era guidata da lui e dal fratello Ciro Francavilla, anche quest’ultimo pentitosi; una seconda faceva capo a Emiliano Francavilla; la terza era riconducibile a Roberto Sinesi alias “lo zio”, Francesco Sinesi e Antonello Francavilla, gli ultimi due rispettivamente figlio e genero del boss Sinesi.

Il collaboratore sostiene che ogni batteria avesse autonomia decisionale, pur mantenendo rapporti di coordinamento con le altre.

Gli uomini della batteria

Negli interrogatori vengono indicati anche diversi nomi ritenuti appartenenti alla batteria guidata da Emiliano Francavilla.

Tra questi vengono citati Mario Clemente, Ciro Stanchi “Big Jim”, Mario Lanza detto “Marittil Malavita”, Antonio Lanza, Michele Ragno, Antonio “Lascia Lascia” Salvatore, Mimmo Falco e altri soggetti che, secondo il collaboratore, gravitavano nell’orbita del gruppo.

In un altro passaggio Giuseppe Francavilla riferisce che la batteria disponeva di una cassa comune destinata anche al sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.

“L’alleanza con i Li Bergolis è ancora attiva”

Uno degli aspetti più significativi delle dichiarazioni riguarda i rapporti con la mafia garganica.

Il collaboratore racconta che, dopo il processo ai montanari “Iscaro-Saburo”, sarebbe stata rinsaldata un’alleanza tra il clan garganico e il gruppo Sinesi-Francavilla.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, il patto sarebbe nato nel carcere di Novara nel 2008, quando proprio Giuseppe Francavilla e Franco Li Bergolis erano detenuti.

Successivamente, una volta tornato in libertà, Franco Li Bergolis avrebbe riallacciato i rapporti con Emiliano Francavilla, consolidando quella che il collaboratore definisce una vera alleanza militare. Il boss montanaro si avvalse anche dell’appoggio logistico-militare di Emiliano Francavilla e dei suoi uomini durante un periodo di latitanza trascorso anche a Foggia.

Alla domanda del pubblico ministero se tale alleanza esista ancora oggi, Giuseppe Francavilla risponde: “Sì”.

“Se bisogna fare omicidi vengo io da te”

Tra i passaggi riportati nell’ordinanza compare anche la descrizione del significato operativo dell’accordo tra i due gruppi.

Secondo il collaboratore, l’intesa prevedeva un reciproco sostegno nelle azioni criminali, spiegato con parole che gli inquirenti riportano integralmente: “Se bisogna fare omicidi vengo io da te; se bisogna fare omicidi da noi vieni tu da noi”.

Sempre secondo il pentito, l’alleanza avrebbe trovato concreta applicazione in occasione di diversi episodi di violenza maturati negli anni successivi.

La cassa comune e gli “stipendi” ai detenuti

Tra gli aspetti affrontati negli interrogatori figura anche la gestione economica dell’organizzazione. Il collaboratore racconta dell’esistenza di una cassa comune alimentata con i proventi delle attività illecite e utilizzata, tra l’altro, per garantire il sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie. Secondo la ricostruzione, quando Emiliano Francavilla era in carcere continuava a percepire una sorta di “stipendio”, mentre gli uomini della sua batteria ricevevano il denaro dai vertici dell’organizzazione.

Le origini del clan tra gli omicidi Casorio e Laccetti

Nelle dichiarazioni rese il 22 febbraio 2024, Giuseppe Francavilla ricostruisce anche la nascita della struttura mafiosa poi divenuta la batteria Sinesi-Francavilla. Il collaboratore racconta che, dopo l’arresto di Emiliano e Antonello Francavilla nell’ambito dell’operazione “Blitz Double Edge” e il contemporaneo omicidio di Teodorico Casorio, venne scarcerato Michele Quinto. Secondo il pentito, proprio in quel periodo si svolse una riunione con Franco Vitagliani detto “A’ Sciuccarella”, Michele Quinto e Antonello Francavilla, durante la quale sarebbe stata decisa una riorganizzazione del gruppo criminale. Rispondendo alle domande dei magistrati, Giuseppe Francavilla attribuisce a Franco Vitagliani anche l’omicidio Laccetti, collocandolo tra gli episodi che segnarono quella fase della storia del sodalizio. Successivamente, riferisce ancora il collaboratore, sarebbe stata creata una nuova struttura organizzativa fondata su una “cassa” comune destinata al mantenimento degli affiliati liberi e detenuti e alla riorganizzazione delle tre batterie della Società foggiana.

Le accuse da verificare nel processo

Le dichiarazioni di Giuseppe Francavilla costituiscono uno degli elementi valorizzati dalla Direzione distrettuale antimafia nell’ordinanza cautelare.

Le accuse contenute nei verbali e recepite nel provvedimento dovranno ora essere sottoposte al vaglio del contraddittorio processuale. Gli indagati, infatti, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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