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Home - Mafia e politica a Foggia, l’ex consigliere comunale sui Francavilla: “Io non posso dire no ai miei fratelli”

Mafia e politica a Foggia, l’ex consigliere comunale sui Francavilla: “Io non posso dire no ai miei fratelli”

Nel decreto di fermo contro i Francavilla e Narciso emerge una lunga intercettazione tra l'imprenditore Antonio Fratianni e gli esponenti della vecchia maggioranza Capotosto e Iaccarino

Di Francesco Pesante
10 Giugno 2026
in Apertura, Foggia
Antonello e Emiliano Francavilla

Antonello e Emiliano Francavilla

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Le carte del decreto di fermo eseguito nei confronti dei fratelli Antonello e Emiliano Francavilla e a Ivan Narciso dedicano ampio spazio a quello che gli investigatori definiscono un intreccio tra esponenti della politica cittadina, imprenditoria e ambienti mafiosi della batteria Sinisi-Francavilla.

Al centro della ricostruzione compare il nome di Antonio Fratianni, imprenditore foggiano successivamente condannato a 18 anni di reclusione per il duplice tentato omicidio di Antonello Francavilla e del figlio, maturato – secondo la ricostruzione giudiziaria di quel procedimento – nell’ambito di contrasti economici legati a un investimento da circa 600mila euro effettuato dal clan.

Le intercettazioni e l’incontro del 7 ottobre 2020

Secondo quanto riportato nel provvedimento, l’inchiesta “Terzo Livello” avrebbe documentato rapporti di frequentazione tra Fratianni, l’allora consigliere comunale, non indagato, Antonio Capotosto e i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla.

Gli elementi emergono da un’intercettazione ambientale del 7 ottobre 2020, captata sul telefono dell’allora presidente del Consiglio comunale di Foggia Leonardo Iaccarino.

A quell’incontro partecipano proprio Iaccarino, Fratianni e Capotosto. Gli investigatori sostengono che la conversazione fosse finalizzata a chiarire una pratica amministrativa relativa alla società Di Santo Costruzioni, impresa che secondo la ricostruzione investigativa sarebbe poi passata sotto il controllo di Fratianni.

“I miei fratelli”: il dialogo finito nelle carte

Nelle trascrizioni riportate nel decreto, Capotosto ricorda incontri avvenuti nella villa del defunto boss Mario Francavilla, vittima di agguato nel 1998 e figura storica della mafia foggiana oltre che padre di Antonello e Emiliano.

Gli investigatori evidenziano alcuni passaggi nei quali l’ex consigliere farebbe riferimento ai fratelli Francavilla definendoli più volte “fratelli”, termine che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, nel contesto delle organizzazioni criminali indicherebbe l’appartenenza allo stesso sodalizio.

In un passaggio della conversazione riportato nelle carte, Capotosto afferma: “Tu mi stai parlando dei miei fratelli… io non posso dire no ai miei fratelli“.

Secondo l’impostazione accusatoria, tali dichiarazioni costituirebbero una conferma della vicinanza dell’ex consigliere agli ambienti criminali riconducibili alla batteria Sinesi-Francavilla.

L’appalto da oltre un milione di euro

Uno degli aspetti ritenuti più rilevanti dagli investigatori riguarda una pratica urbanistica relativa alla Di Santo Costruzioni.

Nel decreto si sostiene che Fratianni fosse particolarmente interessato all’approvazione di un atto amministrativo riguardante un intervento urbanistico e un finanziamento pubblico superiore al milione di euro.

La Dda evidenzia come, dopo il colloquio del 7 ottobre 2020, il Consiglio comunale di Foggia approvò il 26 ottobre successivo la delibera relativa alla novazione di un accordo di programma riguardante un progetto di riqualificazione urbana lungo la direttrice via Lucera-viale Giotto.

Secondo gli investigatori, quel voto avrebbe consentito all’imprenditore di ottenere un finanziamento pubblico destinato alla società Di Santo Costruzioni, di cui era nel frattempo divenuto socio unico.

“Sei più forte adesso”

Nelle conversazioni riportate nel provvedimento emergono ulteriori passaggi ritenuti significativi dagli inquirenti.

Capotosto, rivolgendosi a Fratianni, afferma: “Sei più forte adesso”.

In un altro passaggio sostiene che avrebbe parlato personalmente con altri consiglieri comunali affinché non ostacolassero il percorso della pratica amministrativa.

Gli investigatori interpretano questi dialoghi come la dimostrazione dell’esistenza di un sistema di relazioni capace di favorire interessi imprenditoriali collegati, secondo l’accusa, a soggetti vicini alla criminalità organizzata.

Il richiamo a Giosuè Rizzi e alla stagione dei vecchi boss

Nelle carte viene ricostruito un passaggio in cui Antonio Capotosto, parlando con Antonio Fratianni e Leonardo Iaccarino, torna a episodi del passato e cita il “papa” della mafia foggiana, il defunto Giosuè Rizzi, insieme al nipote Fausto Rizzi. Il riferimento emerge mentre Capotosto racconta le frequentazioni con il boss Mario Francavilla e descrive un contesto in cui, a suo dire, alcuni soggetti “si mettevano a disposizione” del gruppo.

Nel dialogo, Capotosto richiama anche il ruolo di Mario Francavilla nel mettere a tacere determinate situazioni. “Mario per quanto lo ha voluto bene a questo qua, Mario li prendeva e li metteva a tacere le persone”, si legge nella trascrizione. Per gli investigatori si tratta di un passaggio utile a ricostruire la profondità dei rapporti e delle frequentazioni maturate nel tempo attorno alla batteria Sinesi-Francavilla.

Il legame familiare con il genero di Lanza

Un altro elemento messo nero su bianco riguarda i rapporti di parentela citati dallo stesso Capotosto. L’ex consigliere comunale confida ai presenti di essere cugino della moglie di Giovanni Salvatore. Il figlio di quest’ultimo, Antonio Salvatore, detto “Lascia Lascia”, viene indicato nelle carte come genero di Mario Lanza, entrambi ritenuti dagli inquirenti esponenti di rilievo dei Sinesi-Francavilla.

Il riferimento emerge nella parte finale della conversazione, quando Capotosto parla di “mia cugina” e del “genero di Mario”. Nella ricostruzione investigativa, il passaggio serve a evidenziare non solo le frequentazioni ma anche le connessioni familiari che avrebbero collegato l’ex consigliere ad ambienti criminali della città.

Il presunto intreccio tra mafia, affari e politica

Le conclusioni contenute nel decreto sono particolarmente severe.

Per la Direzione distrettuale antimafia, le intercettazioni documenterebbero un “intreccio politica-imprenditoria-mafia” nel quale alcuni amministratori pubblici avrebbero garantito interlocuzioni e sostegno agli interessi economici riconducibili agli ambienti criminali della batteria Sinesi-Francavilla.

Si tratta, tuttavia, di contestazioni contenute nell’impianto accusatorio e riportate nel decreto di fermo. Le posizioni delle persone coinvolte dovranno essere valutate nelle successive fasi processuali e nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.

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Tags: Antonello FrancavillaAntonio CapotostoAntonio Fratianniappalti pubbliciclan Sinisi FrancavillaDda BariDi Santo CostruzioniEmiliano FrancavillaFoggiaLeonardo IaccarinoMafia foggianaMario FrancavillaPasquale NarcisoPoliticaTerzo Livello
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