Cresce l’attesa per la sorte di Dina Alberizia, la 67enne originaria di Foggia e residente da anni in Piemonte, detenuta in Libia dal 24 maggio scorso insieme ad altri componenti del Global Sumud Convoy, la missione umanitaria internazionale diretta verso Gaza.
Nelle ultime ore è arrivato un primo segnale rassicurante per i familiari. La donna è infatti riuscita a contattare telefonicamente il fratello Giuseppe Alberizia, residente a Foggia.
“Ho sentito mia sorella per pochi minuti. Le hanno permesso di telefonare in cambio della sospensione dello sciopero della fame. Ha detto di stare relativamente bene”, ha raccontato il fratello all’ANSA.
La detenzione a Bengasi
Dina Alberizia si trova trattenuta a Bengasi insieme a Domenico Centrone, 36 anni, attivista di Molfetta e docente, e ad altri partecipanti della carovana umanitaria.
La vicenda è seguita con attenzione dai familiari e dagli attivisti che da giorni chiedono chiarimenti sulla posizione dei volontari fermati dalle autorità libiche.
Secondo quanto riferito dal fratello della donna, la telefonata risale allo scorso 4 giugno e rappresenta il primo contatto diretto dopo giorni di apprensione.
Attesa per la nuova udienza
Sul piano giudiziario potrebbe esserci una svolta nei prossimi giorni. “È probabile che martedì ci sia una nuova udienza davanti al giudice libico”, ha spiegato Giuseppe Alberizia.
Già il 2 giugno si era tenuta una prima udienza che si era conclusa con la decisione di prolungare il trattenimento degli attivisti.
La famiglia continua a sperare in una rapida soluzione della vicenda. “Siamo tutti in attesa e ci auguriamo un epilogo positivo”, ha concluso il fratello della 67enne.
La situazione resta dunque in evoluzione, mentre cresce l’attenzione attorno ai due pugliesi detenuti in Libia e agli altri componenti della missione internazionale.










