Un investimento da 71 milioni di euro destinato a cambiare il volto del Policlinico di Foggia. Il maxi appalto per la riqualificazione del “Monoblocco” del Riuniti è stato affidato a una delle aziende finite recentemente al centro di un’inchiesta della Procura di Bari.
Con la delibera firmata dal commissario straordinario Giuseppe Pasqualone, il Policlinico ha infatti aggiudicato in via definitiva i lavori al raggruppamento temporaneo formato da Matarrese S.p.A. e La Cascina Costruzioni. Un appalto strategico che riguarda la riqualificazione antisismica dei corpi A1, A2, D, E, F e G dell’ospedale foggiano. L’azienda sanitaria si è già mossa con richieste di chiarimenti, basate sulle notizie riportate dalla stampa in questi giorni. Nel frattempo, si sta già lavorando ad una istruttoria per chiarire lo scenario e valutare le azioni per la prosecuzione dei lavori più importanti in viale Pinto, con l’avvio del cantiere previsto tra giugno e luglio. Chiuso l’iter amministrativo, infatti, non resta che la sottoscrizione del contratto per iniziare la demolizione del monoblocco.
Il progetto da 71 milioni per il Riuniti
L’intervento rappresenta una delle opere pubbliche più importanti degli ultimi anni in Capitanata. Il piano prevede demolizioni, adeguamenti strutturali, rifacimento degli impianti tecnologici e nuovi spazi sanitari. La gara europea era stata bandita nel 2024 e si è conclusa con l’aggiudicazione al raggruppamento guidato da Matarrese, con un ribasso del 18,065% sull’importo dei lavori, pari a circa 38,4 milioni di euro oltre Iva. Pasqualone aveva parlato di “nuova era” per il Policlinico di Foggia, sottolineando il valore strategico dell’intervento per la sicurezza e il rilancio della sanità foggiana.
Il sequestro disposto dalla Procura di Bari
Nel frattempo, però, il nome del gruppo Matarrese è comparso nelle recenti carte giudiziarie della Procura di Bari. Il Tribunale barese ha disposto un sequestro preventivo da circa 7 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta su presunte operazioni societarie considerate distrattive e collegate al concordato preventivo della storica Salvatore Matarrese Spa. Secondo quanto emerge dal decreto, gli investigatori contestano il trasferimento del ramo costruzioni verso altre società del gruppo, operazioni che – secondo l’accusa – avrebbero sottratto beni e attività alla disponibilità dei creditori. Nelle carte si parla di “segregazione patrimoniale” e del trasferimento di asset strategici, appalti e commesse verso nuove società costituite successivamente alla crisi della storica impresa barese.
Le contestazioni sul “ramo costruzioni”
Al centro dell’inchiesta c’è soprattutto il passaggio del cosiddetto “ramo costruzioni” dalla Salvatore Matarrese Spa alla Matarrese Srl. Secondo la procura, attraverso una serie di operazioni societarie sarebbero stati trasferiti lavori pubblici, rapporti contrattuali e partecipazioni societarie, mantenendo però il controllo imprenditoriale all’interno dello stesso nucleo familiare. I magistrati ipotizzano che alcune operazioni abbiano avuto l’effetto di impoverire la società originaria poi finita nel concordato. Nel decreto vengono richiamate relazioni tecniche, verbali societari e movimentazioni economiche considerate rilevanti ai fini dell’indagine.
I nomi coinvolti
Tra i nomi citati nelle carte figurano Salvatore Matarrese (classe ’57), Antonio Matarrese (ex presidente della FIGC ed ex patron del Bari), Michele Matarrese, Salvatore Matarrese (classe ’62) e Amato Matarrese, insieme ad altri professionisti e soggetti coinvolti nelle operazioni societarie finite sotto la lente della magistratura. La lista è completata da Gaetano Filograno, Valerio De Luca, Nicola Locuratolo, Marco Mandurino, Marco Matarrese, Vitangelo Pellecchia, Vincenzo Robles, Luca Russo e Oronzo Trio.
L’inchiesta barese non riguarda il Policlinico di Foggia né l’appalto del Riuniti, ma inevitabilmente riaccende l’attenzione sul gruppo imprenditoriale che dovrà eseguire uno dei più importanti interventi infrastrutturali sanitari della provincia di Foggia.
L’intercettazione sul concordato: “Se non compravamo la Srl eravamo fottuti”
Tra gli atti dell’inchiesta della Procura di Bari compare anche un’intercettazione ritenuta particolarmente rilevante dagli investigatori, nella quale si discute apertamente della situazione economica della Salvatore Matarrese Spa e delle operazioni societarie collegate alla nascita della Matarrese Srl.
Nel dialogo riportato nel decreto di sequestro, a parlare sono Gaetano Filograno e Salvatore Matarrese. Filograno fa riferimento all’istanza di fallimento avanzata nell’ambito della procedura di concordato e sostiene che il presupposto dell’azione sarebbe stato proprio “il mancato acquisto della Srl”. A quel punto aggiunge una frase evidenziata anche negli atti: “Se noi non avessimo comprato la S.R.L., con questa istanza di fallimento eravamo fottuti”.
Nella conversazione, Salvatore Matarrese replica parlando della necessità di affrontare rapidamente la situazione societaria e ipotizza anche un cambio di denominazione della società. Successivamente Filograno affronta il tema dei bilanci da approvare e depositare nell’ambito della proposta di concordato, spiegando che sarebbe stato necessario aggiornare la documentazione contabile e cercare di chiudere le esposizioni debitorie ancora aperte.
Nello stesso colloquio si fa riferimento anche a possibili interlocuzioni con il pubblico ministero, alla richiesta di desistenza rispetto all’istanza di fallimento e ai rapporti con creditori, banche ed Erario. Per gli investigatori, quelle conversazioni dimostrerebbero la piena consapevolezza delle criticità finanziarie della società e delle operazioni societarie finite oggi sotto la lente della Procura di Bari.
Il legame con il cantiere foggiano
Il collegamento tra le due vicende è esclusivamente societario e imprenditoriale: da una parte il maxi cantiere del Policlinico foggiano, dall’altra le contestazioni contenute nel decreto di sequestro della Procura di Bari. L’appalto del “Monoblocco” non risulta coinvolto nell’indagine barese. Resta però il dato che una delle aziende protagoniste del progetto da 71 milioni per il Riuniti compare oggi anche in una delicata vicenda giudiziaria che riguarda il passato assetto societario del gruppo.













