Sarà pronunciata il prossimo 22 maggio la sentenza della Corte d’Assise di Foggia nel processo a Redouane Moslli, il bracciante marocchino di 46 anni reo confesso dell’omicidio della tabaccaia Franca Marasco, 72 anni, uccisa con quattro coltellate il 28 agosto 2023 nella sua rivendita di via Marchese De Rosa.
La colpevolezza dell’imputato appare ormai accertata, ma resta da stabilire la pena: ergastolo, come richiesto dal pubblico ministero Alessio Marangelli e dall’avvocato Giulio Treggiari per la parte civile, oppure una condanna più lieve, come sostenuto dalla difesa.
La richiesta della difesa e la tensione in aula
Nel corso dell’ultima udienza, il difensore Benedetto Maria Scippa ha chiesto alla Corte di riconoscere le attenuanti generiche ed escludere le aggravanti. L’avvocato ha sottolineato come Moslli abbia confessato fin da subito, fornendo sempre una versione lineare dei fatti e collaborando con gli inquirenti.
L’imputato ha infatti dichiarato in più occasioni di aver agito con l’intento di rapinare e non di uccidere, sostenendo che la vittima sarebbe stata colpita durante una colluttazione. Versione che però l’accusa ritiene inverosimile.
Durante l’arringa non sono mancati momenti di tensione, con due familiari della vittima che hanno contestato a gran voce le argomentazioni della difesa, venendo poi allontanati dall’aula.
Il delitto e la fuga
La mattina del 28 agosto 2023, poco prima delle 13, la tabaccheria appena riaperta dopo le ferie si trasformò in teatro di un omicidio brutale. Un uomo con mascherina, guanti e coltello fece irruzione nel negozio, colpendo la titolare e portando via 72 euro e due telefoni cellulari.
Dopo il delitto, l’assassino si diede alla fuga, ripreso dalle telecamere mentre si dirigeva verso la stazione. Proprio grazie ai filmati, i carabinieri riuscirono a identificare Moslli, arrivato a Foggia pochi mesi prima in cerca di lavoro come bracciante.
Il 46enne fu rintracciato a Napoli il 2 settembre e fermato il giorno successivo. Da allora ha reso quattro confessioni, ribadendo sempre la stessa versione.
Le accuse e la svolta dell’imputazione
Inizialmente la procura contestava l’omicidio a scopo di rapina. Successivamente, nel novembre 2024, il capo d’imputazione è stato modificato: non più concorso anomalo, ma omicidio aggravato da crudeltà e dalla minorata difesa della vittima, oltre alla rapina.
Una ricostruzione che rafforza la richiesta di ergastolo avanzata dall’accusa.
La tesi della parte civile
Secondo la parte civile, rappresentata dall’avvocato Treggiari, quello di Franca Marasco non sarebbe stato un semplice omicidio durante una rapina, ma un delitto “mascherato”.
L’ipotesi è che dietro l’uccisione possano esserci interessi legati all’attività commerciale della vittima, che da tempo avrebbe subito pressioni e minacce per cedere la tabaccheria. Una pista che, tuttavia, non ha ancora trovato riscontri definitivi.
Attesa per la sentenza
Ora la parola passa alla Corte d’Assise, chiamata a decidere quale pena infliggere all’imputato. Il verdetto del 22 maggio chiuderà uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi anni a Foggia.













