In un primo momento l’episodio era stato presentato come un sinistro stradale con successivo incendio dell’auto sulla quale viaggiavano i coniugi. La donna era rimasta intrappolata nell’abitacolo, perdendo la vita tra le fiamme, mentre il marito era sopravvissuto.
La versione dell’uomo e i primi dubbi
Secondo quanto riferito dall’indagato, alla guida del veicolo, l’incidente sarebbe stato causato dall’urto con un’auto proveniente dal senso opposto di marcia. L’impatto avrebbe provocato l’uscita di strada della vettura e la successiva collisione con un albero, con perdita di coscienza dei coniugi e incendio dell’abitacolo.
Fin dai primi rilievi, però, il personale della polizia stradale intervenuto sul posto avrebbe riscontrato incongruenze tra lo stato dei luoghi e il racconto fornito dall’uomo. Proprio per questo la procura ha disposto ulteriori approfondimenti, affidando le indagini alla squadra mobile di Foggia.
Dall’omicidio stradale all’omicidio volontario
A pochi giorni dal fatto, il titolo di reato è stato modificato da omicidio stradale a omicidio volontario. Gli investigatori hanno avviato un lavoro articolato durato oltre nove mesi, basato sull’analisi di sistemi di videosorveglianza, attività informativa e accertamenti tecnici condotti con il supporto di consulenti esperti in diversi settori.
Secondo l’impianto accusatorio, sarebbero emerse “palesi incongruenze” rispetto alla ricostruzione fornita dall’indagato. Gli elementi raccolti avrebbero consentito di ricostruire non solo le fasi successive al fatto, ma anche quelle antecedenti e preparatorie, delineando un quadro ritenuto compatibile con una pianificazione del delitto.
Contestata la premeditazione
Nell’ordinanza del gip, su richiesta della procura, viene contestato il reato di omicidio volontario premeditato ai danni della coniuge. Le possibili motivazioni sarebbero da ricondurre, secondo gli inquirenti, a un intreccio tra movente passionale ed economico.
Il giudice ha ritenuto che quanto accaduto non sia stato frutto di un evento occasionale, ma di una determinazione maturata nel tempo, “senza ripensamenti e senza soluzione di continuità”, come riportato nell’ordinanza cautelare.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Vale pertanto il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza: l’indagato non può essere considerato colpevole fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.













