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Home - Foggia, la lezione del grande Fefé De Giorgi: “Quando c’è passione non vi ferma nessuno, neanche chi vi giudica non all’altezza”

Foggia, la lezione del grande Fefé De Giorgi: “Quando c’è passione non vi ferma nessuno, neanche chi vi giudica non all’altezza”

Grande giornata di pallavolo al liceo Lanza con un ospite straordinario come l'impareggiabile palleggiatore e ct del volley italiano, eroe dei tre mondi

Di Antonella Soccio
2 Dicembre 2025
in Foggia, Immediato TV, Scuola e università
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Grande giornata di pallavolo a Foggia con un ospite straordinario come Ferdinando De Giorgi, il mitico e impareggiabile palleggiatore Fefé del volley italiano, eroe dei tre mondi e attuale commissario tecnico della nazionale.
Al liceo classico Lanza De Giorgi ha tenuto insieme all’assessore allo Sport Mimmo Di Molfetta e al giornalista sportivo Pino Autunno una lezione di vita e di sport ai ragazzi e alle ragazze delle classi ginnasiali.
“Foggia è stata una città importante per il mio percorso, qui ho studiato all’Isef, oggi Science Motorie”, ha detto in esordio il mister.

De Giorgi è pugliese, originario di Squinzano nel Salento. 64 anni, ex alzatore e regista della nazionale della “Generazione di Fenomeni” di Julio Velasco, con 330 presenze in nazionale, ha vinto 3 mondiali ed è stato definito appunto l’eroe dei tre mondi per aver vinto in tre continenti diversi.
4 world leagues, collare d’oro come atleta, dal 2021 è commissario tecnico della nazionale e subito vince il titolo europeo.
Dal 2019 è anche professore di Teoria e Tecnica didattica degli sport di squadra all’Unifg. Nel 2025 da allenatore arriva il titolo nazionale nelle Filippine contro la squadra bulgara.

È l’unico giocatore al mondo ad aver 5 titoli mondiali di pallavolo. “Ho giocato per 17 anni ad alto livello. La parte delle vittorie è sempre interessante, ma la cosa che spesso dico è che sicuramente sono una persona che ha ottenuto successi con continuità, ma quante sconfitte ci sono dietro non lo dice mai nessuno. Dietro ogni vittoria c’è sempre stato un periodo tosto che ti mette alla prova.
La mia è una carriera vincente, ma tutte le vittorie sono nate da due o tre anni complicatissimi in cui ti fai mille domande”, ha detto agli studenti e studentesse.

Quella nazionale in cui ha giocato ha sdoganato la pallavolo in Italia negli anni Novanta. De Giorgi ha raccontato con grande generosità la sua storia, le difficoltà, l’essere un giocatore non troppo alto in uno sport di giganti, che è riuscito a scalare vette inimmaginabili.
“Siamo stati definiti Generazione di Fenomeni, che è una bella definizione giornalistica ma non racconta tutto il percorso. Ci sono stati anni di grande lavoro. Andrea Giani era l’unico fenomeno, noi avevamo il nostro talento ma abbiamo lavorato tantissimo. C’era talento e carattere, ma c’è stato una quantità di lavoro micidiale. Siamo stati una Generazione di Minatori. Uno deve riconoscere la sua passione, ero un ragazzo salentino che giocava a calcio, che andava male come tanti a scuola e che ha voluto provare un altro sport del mio paese. La squadra di volley era in serie B, potevo allenarmi 3 volte a settimane, ho iniziato ad allenarmi e mi sono innamorato di questo sport. Ho iniziato a giocare e studiare. Mi rendevo conto di essere bravo, ma non ero alto. Mi dicevano sì è bravo ma se avesse qualche centimetro in più…se avesse 5 cm in più. È una frase che mi hanno detto fino in nazionale, dove ci sono arrivato un pochino tardi a 25 anni. Le persone guardano e giudicano sempre quello che vi manca. Io potevo smettere di giocare, perché quando ti dicono che ti mancano i centimetri hai il più grande alibi. Avevo una grande passione e avevo la fissa per la serie A, possono fermarmi 5 centimetri? Sotto rete facevo fatica, era il mio punto critico. Facevo coreografia.
Quanti punti può perdere la mia squadra a muro? 8 punti? io con tutto il resto devo fargliene guadagnare 9.  Uno in più . Non è una questione di perfezione, ma di equilibri vincenti. Non sarà mai niente a posto, non ci saranno mai situazioni perfette. Ho imparato tutto sulla mia pelle. Guardavo quello che c’era e non quello che manca. Qual è il potenziale? Bisogna fare il massimo sempre, con quello che hai”.

Tale determinazione si è ripresentata da mister. “Nel 2021 ho scelto di fare il passaggio generazionale, perché pensando alla mia esperienza, ho visto che bisogna dare occasioni, ho guardato il potenziale dei giovani. Vedo solo il potenziale”.
Tanti i sacrifici anche all’università. “A Foggia c’erano delle materie di sbarramento, io giocavo ad Ugento, in serie A e frequentavo a Foggia. Per 3 anni per i primi tre giorni prendevo il treno, facevo 400 km frequentavo e poi ritornavo e mi allenavo. Ero convinto che il percorso accademico era importante, ho fatto dei sacrifici. Fai sempre dei sacrifici quando hai un obiettivo forte”.
Infine il messaggio finale. “Qual è la mia passione? Cosa voglio fare? Quando c’è passione non vi ferma nessuno neanche chi vi giudica non all’altezza”.

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Tags: Fefè de giorgiFerdinando De GiorgiFoggiaGenerazione di FenomeniGiovaniLiceo Lanza FoggiaMimmo Di Molfettamotivazionenazionale italiana volleypallavoloPino AutunnoSportUnifg
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