C’è anche un dettaglio apparentemente insignificante, lo smalto rosa sulle unghie, tra gli elementi d’accusa nei confronti di Valentina Consalvo, la 31enne foggiana arrestata insieme ad altri quattro presunti complici per la rapina ai danni di una donna di 84 anni, sua ex “nonna adottiva”. L’aggressione risale al 21 ottobre 2024, quando la vittima fu sorpresa nella sua abitazione, legata, imbavagliata e costretta a rivelare il luogo in cui custodiva i gioielli e duemila euro in contanti.
Un piano cambiato in corsa e la complicità di chi conosceva la casa
Secondo la ricostruzione di procura e carabinieri, la Consalvo sarebbe la figura-chiave del gruppo, poiché i rapinatori conoscevano perfettamente la casa, la cassaforte e i beni custoditi. Gli inquirenti ipotizzano che il piano iniziale fosse quello di rubare nell’appartamento in assenza della donna, progetto poi saltato il 2 ottobre, quando due degli indagati sarebbero stati riconosciuti dalla vittima. A quel punto, il gruppo avrebbe deciso di passare alla rapina vera e propria: prima fingendo di essere postini per farsi aprire, poi pedinando l’anziana dal supermercato fino a casa, aggredendola sul pianerottolo.
Cinque arresti e il silenzio davanti al gip
La mattina del 7 novembre sono scattate le ordinanze cautelari firmate dal gip Odette Eronia su richiesta dei pm Roberto Galli e Matteo Stella. Oltre alla Consalvo, sono finiti in carcere Michele Fini (26 anni), suo fratello Francescopio (23), il cugino Michele Placentino (37, di San Giovanni Rotondo) e Raffaele Garruto (26, di Orta Nova), già dipendente dell’azienda agricola della famiglia Fini. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio.
Lo smalto rosa e i tabulati telefonici tra gli indizi
La 31enne, che per dieci anni aveva vissuto con la famiglia della vittima prima di allontanarsi nel 2023 per dissidi personali, è stata riconosciuta grazie a un’immagine ripresa all’uscita del palazzo subito dopo la rapina: “C’è corrispondenza tra la manicure dell’indagata e la fotografia in cui tiene la scatola”, annota il gip. Nella foto scattata dai carabinieri poco dopo l’interrogatorio, lo smalto rosa sulle unghie coincide con quello visibile nelle riprese.
La descrizione fornita dall’anziana — una donna bassa e dalla corporatura esile tra gli aggressori — ha rafforzato i sospetti, poi confermati dai tabulati telefonici: “Sebbene abbiano espresso la loro estraneità ai fatti – scrive il giudice – al momento della rapina i tabulati confermano la presenza degli indagati sul luogo, avendo agganciato la cella che copre l’abitazione della parte offesa”.
Debiti, auto “ceduta” e conversazioni intercettate
Dalle indagini emerge anche un possibile movente economico. La Consalvo avrebbe avuto debiti con i fratelli Fini e Placentino, tanto da cedere la propria Mini Cooper a quest’ultimo pagando solo il passaggio di proprietà. Per il gip, “è improbabile che la donna abbia regalato l’auto: si tratta verosimilmente di un modo per estinguere parte del debito”.
In un’intercettazione, Michele Fini parlerebbe di soldi dovuti dalla Consalvo e di una proposta da parte della donna di “creare una società” che le consentisse di saldare quanto dovuto. In un’altra conversazione tra i fratelli Fini, del 28 novembre 2024, si farebbe riferimento a una richiesta di denaro da parte di Raffaele Garruto, ritenuto uno dei tre esecutori materiali della rapina. “Ha chiamato Raffaele, vuole i soldi”, dice Michele. “Che soldi? Per quel fatto?”, risponde Francescopio. “Eh, mo’ dobbiamo vedere come fare, glieli dobbiamo dare. Ha detto: voi mi avete mandato, e avete la responsabilità”.
Per il gip, il dialogo “mostra che Garruto pretende una somma per la partecipazione alla rapina e che Michele Fini, temendo reazioni, si mostra disposto a pagare”. “Quello è entrato, oh, non come a te”, aggiunge Fini, lasciando intendere un diverso grado di coinvolgimento tra i membri del gruppo. Le indagini proseguono per definire con chiarezza i ruoli di ciascun indagato e verificare eventuali ulteriori complicità.











