“Sono a conoscenza del tentato omicidio di Antonello Francavilla e del figlio perché me lo raccontò in carcere il fratello Emiliano“. A parlare è Matteo Pettinicchio, 40 anni, ex luogotenente del clan Li Bergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo, ora collaboratore di giustizia, ascoltato nel processo in corso a Velletri contro Antonio Fratianni, 59 anni, costruttore foggiano accusato del duplice tentato omicidio.
L’agguato avvenne la mattina del 2 marzo 2022 a Nettuno, dove Antonello Francavilla – capo del clan foggiano – era detenuto ai domiciliari. Pettinicchio, collegato in videoconferenza da una località protetta, ha risposto alle domande del pm della Dda di Roma Alessandra Fini, già magistrato a Foggia. Ha ricostruito la dinamica che gli sarebbe stata riferita nel dicembre 2022 da Emiliano Francavilla nel carcere di Benevento: “Mi disse che fu Fratianni a sparare al fratello. Lo sapeva con certezza. Lo voleva ammazzare e mi chiese aiuto”.
I dettagli dell’agguato
Secondo il racconto riportato da Pettinicchio, Fratianni si sarebbe presentato a casa di Francavilla con una pistola. Antonello, al telefono con un avvocato, gli aprì la porta. “Il primo colpo lo prese al braccio, poi fu colpito al petto. Riuscì a rifugiarsi in camera da letto, bloccando la porta con una lavatrice. Fratianni tentò di sfondarla”. Il figlio sedicenne, uscito dalla doccia, fu colpito anche lui, “se non sbaglio alla testa”, ha riferito il collaboratore. “Quando Antonello uscì, trovò il ragazzo a terra pieno di sangue, credeva fosse morto”.
Il movente secondo la Dda
L’accusa sostiene che il movente sia legato a un’ingente somma di denaro. “Fratianni – ha detto Pettinicchio – aveva ricevuto dai Francavilla e da Roberto Sinesi un prestito, forse 600mila euro. Non voleva restituirli. Per questo Antonello lo mandò a cercare”. Il pentito ha riferito che lo stesso Antonello avrebbe lasciato indicazioni in caso di morte, usando il nomignolo “tubista” o “elettricista” per riferirsi a Fratianni, onde evitare intercettazioni.
Il progetto di vendetta
Emiliano Francavilla, ha raccontato Pettinicchio, era deciso a vendicare il fratello e il nipote. “Mi disse: ‘Appena esco, ci vediamo e sistemiamo la questione’. Ma poi fui arrestato”. Emiliano fu scarcerato a fine marzo 2022 e, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe poi pianificato un agguato contro Fratianni, sventato da squadra mobile e Dda di Bari che riuscirono a proteggerlo.
Le due versioni a confronto
Durante il processo di Velletri, Emiliano Francavilla ha confermato di aver pensato di uccidere Fratianni, ma ha fornito una versione diversa rispetto a quella riferita da Pettinicchio. Ha spiegato di aver appreso del presunto coinvolgimento del costruttore da Domenico Solazzo, ex dipendente di Fratianni, divenuto testimone di giustizia. Quest’ultimo, secondo la Dda, sarebbe stato incaricato da Emiliano di piazzare un gps sotto l’auto del costruttore.
Tuttavia Emiliano, testimoniando in videocollegamento, ha dichiarato: “Dopo la scarcerazione parlai con mio fratello, gli chiesi cosa fosse successo, ma lui non mi disse nulla. Disse che erano affari suoi”. Alla domanda se avesse parlato dell’agguato con Pettinicchio, ha risposto: “Era detenuto con me a Benevento, sentiva che ne parlavamo durante la passeggiata”.
Una guerra tra versioni
Il processo a Velletri si muove così tra versioni contrapposte: quella di Pettinicchio, che chiama in causa direttamente Fratianni su confidenza del fratello della vittima; quella dello stesso Emiliano Francavilla, che pur ammettendo la volontà di vendetta, ridimensiona il peso del pentito. E quella di Solazzo, il testimone di giustizia che ha parlato di pressioni subite e indicazioni ricevute dallo stesso Emiliano.
L’imputato Antonio Fratianni, oggi ai domiciliari a Matera, si proclama innocente. La difesa sostiene che sia stato oggetto di un’estorsione e che dopo l’agguato fu lui a denunciare Antonello Francavilla alla Dia di Foggia. La parola, adesso, passa alla corte.









