La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha chiesto 18 condanne per complessivi 163 anni e 4 mesi di carcere e multe fino a 75mila euro nell’ambito del processo abbreviato “Sed”, che coinvolge 18 imputati per lo più foggiani accusati, a vario titolo, di traffico e spaccio di cocaina tra Foggia, la provincia, il nord barese e l’Abruzzo. L’inchiesta, condotta dalla Dia di Foggia, aveva portato a due blitz, il 23 settembre e il 2 ottobre 2024, con l’esecuzione di 27 ordinanze cautelari.
Le richieste della Dda: al vertice i Bruno
Il pm Ettore Cardinali, titolare del fascicolo, ha chiesto 20 anni di reclusione per Leonardo Bruno, 37enne carrozziere foggiano, ritenuto al vertice del clan insieme al padre Giuseppe Bruno, unico dei 27 imputati ad aver scelto il rito ordinario (processo in corso a Foggia). Chiesti 14 anni a testa per Marianna Bruno (48 anni) e Giacomo Mastropasqua (51enne di Bisceglie). Richieste di 12 anni per Daniele Delli Carri (39 anni) e Giovanni Sinesi (36 anni), nipote del noto boss Roberto Sinesi.
Gli altri imputati e le condanne sollecitate
Dieci anni di carcere sono stati chiesti per Vincenzo Cupo, Vincenzo Piccirilli e Oto Raffa; 9 anni e 4 mesi per Vincenzo Colucci e Ciro Albanese; 8 anni per Francesco Racano. Richieste di 6 anni per Quirino Barbetti, Lucio Luciani e Cosma Dell’Olio; 5 anni e 4 mesi per Andrea Delli Carri; 4 anni per Tommaso Pizzella e Giacomo Vecera; 3 anni e 4 mesi per Michele Vinciguerra.
Altri otto imputati, tra cui alcuni minori all’epoca dei fatti, hanno avviato le procedure per patteggiare: l’accordo con la Procura è già stato raggiunto. Il gup Antonella Cafagna ha rinviato il procedimento alle udienze di settembre e ottobre per le arringhe difensive e la sentenza.
La base operativa in una carrozzeria foggiana
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo operava da una carrozzeria in via Manfredonia a Foggia, denominata “Safety Car”, di proprietà dei Bruno, padre e figlio. Qui la Dia aveva piazzato una telecamera nascosta che per mesi ha ripreso gli incontri e la presunta pianificazione del traffico di cocaina. Proprio dalla parola in codice “Sed”, usata per indicare la droga nelle conversazioni intercettate, prende nome l’intera inchiesta.
Le accuse: 20 chili di cocaina e 83mila dosi in 8 mesi
Secondo le indagini, corroborate anche dalle dichiarazioni del pentito Carlo Verderosa, il gruppo avrebbe smerciato 20 chili di cocaina tra agosto 2020 e aprile 2021, pari a circa 83mila dosi, per un valore stimato in 6 milioni di euro. A riscontro delle intercettazioni, l’accusa ha elencato numerosi sequestri di droga: 4 chili a Piccirilli (ottobre 2020), 4 a Delli Carri (novembre), 500 grammi a Racano (febbraio 2021), 50 grammi a Giuseppe Bruno (febbraio) e altri 50 a Sinesi (aprile).
Una rete capillare: ruoli e territori
Oltre ai presunti organizzatori Giuseppe e Leonardo Bruno, nel sistema ricostruito dalla Dda Mastropasqua sarebbe stato uno dei fornitori principali. Daniele Delli Carri si sarebbe occupato dell’approvvigionamento e del trasporto da Bisceglie a Foggia, coadiuvato da Piccirilli, custode e distributore. Dopo l’arresto di Delli Carri, il ruolo di custode sarebbe passato a Sinesi, che avrebbe distribuito la droga a Cupo, Raffa, Marianna Bruno e altri referenti. Raccanoavrebbe avuto un ruolo di supporto alle attività di spaccio.
L’organizzazione, secondo la procura, operava in modo capillare nelle piazze di spaccio di Foggia, Lucera, Serracapriola, Volturino e Pescara, con un linguaggio in codice che includeva riferimenti a “banana”, “sedia”, “pelati”, “fumo”, “crack”, “bimbi”, “nera”.








