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Home - Mafia foggiana, Ciro “il capellone” racconta il consorzio della cocaina: “Tutti obbligati a rifornirsi da noi”

Mafia foggiana, Ciro “il capellone” racconta il consorzio della cocaina: “Tutti obbligati a rifornirsi da noi”

Le rivelazioni del pentito al processo “Game Over” a Foggia: "Dopo il tentato omicidio di Sinesi, ognuno tornò a gestirsi i propri spacciatori". E la difesa punta sulla fine del monopolio

Di Redazione
26 Giugno 2025
in Cronaca, Foggia
Ciro Francavilla

Ciro Francavilla

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Una riunione nei vicoli di via Arpi, all’inizio del 2013, sancì la nascita del “sistema”. Un consorzio interno alla “Società foggiana”, formato da vertici delle tre storiche batterie cittadine, deciso a monopolizzare il traffico di cocaina a Foggia. A raccontarlo, ieri in videocollegamento da una località protetta, è stato Ciro Francavilla, 50 anni detto “il capellone”, ex uomo di spicco del clan Sinesi-Francavilla e oggi collaboratore di giustizia. Interrogato nel processo “Game Over” in corso a Foggia a carico di 19 imputati accusati di traffico di droga, Francavilla ha svelato le modalità di gestione e la dissoluzione dell’alleanza criminale.

Il consorzio e le quote da 10mila euro

“Alla riunione c’erano io, mio fratello Giuseppe (anche lui oggi pentito, ndr), Alessandro ‘Schiattamurt’ Aprile, Antonio ‘Lascia Lascia’ Salvatore, Francesco ‘U’ Sgarr’ Pesante, Pasquale ‘il porchetto’ Moretti, Rodolfo Bruno, Leonardo e Savino Lanza. Ognuno mise 10mila euro per acquistare cocaina. Poi obbligammo tutti gli spacciatori della città a rifornirsi da noi”, ha spiegato Francavilla, aggiungendo che Aprile e Leonardo Lanza furono individuati come i referenti operativi: gestivano acquisti, stoccaggio, distribuzione e incassi. “Nel primo mese rientrammo del capitale investito. Dal mese dopo iniziammo a guadagnare”.

Il sistema, ha precisato l’ex mafioso, durò fino al settembre 2016: “Dopo il tentato omicidio di Roberto Sinesi, ognuno tornò a gestire i propri spacciatori. Io ricevevo 6mila euro al mese, ma non imponevamo più da chi rifornirsi, bastava che ci versassero la quota”.

Le accuse e la linea della difesa

Francavilla si è pentito il 23 dicembre 2023, lo stesso giorno del primo interrogatorio ufficiale, dopo la condanna definitiva a 9 anni e 9 mesi per mafia ed estorsione nel processo “Decima Azione”. La sua audizione è durata pochi minuti, in quanto le sue dichiarazioni più importanti erano già state acquisite dal tribunale: quelle del dicembre 2023 e quelle rese il 23 febbraio 2024 nel processo abbreviato collegato.

Sia lui sia il fratello Pino sono tra gli 85 imputati dell’inchiesta “Game Over”, in cui la Dda li accusa di essere “capi e organizzatori con funzioni di direzione e coordinamento delle fasi di approvvigionamento e successiva commercializzazione della droga”. Tuttavia, in virtù della collaborazione, i due sono stati condannati nel luglio 2024 a 5 anni e 4 mesi, evitando condanne a 20 anni, come quelle inflitte ad Aprile, Pesante e Lanza.

La difesa ha sottolineato che le dichiarazioni di Francavilla fissano la fine del sistema monopolistico al 2016, mentre i reati contestati agli attuali imputati riguardano un periodo successivo, dal 2017 al 2019. Questo potrebbe giocare un ruolo chiave nel contrastare l’ipotesi accusatoria di un cartello unico ancora operativo negli anni successivi.

Ora spazio ai pentiti del Gargano?

La prossima udienza potrebbe vedere la convocazione di tre collaboratori di giustizia garganici: Matteo Pettinicchio, Marco Raduano e Gianluigi Troiano. Il pubblico ministero Bruna Manganelli, titolare dell’inchiesta per conto della Direzione distrettuale antimafia, vuole interrogarli sui rapporti tra la criminalità del Gargano e la “Società foggiana”.

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Tags: francavillaMafia foggiana
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