La disponibilità Antonio Decaro l’ha manifestata chiaramente sabato sera a Lecce: sì alla candidatura a presidente della Regione Puglia, ma alle sue condizioni. Niente forzature, ha precisato l’ex sindaco di Bari, e soprattutto nessuna “tutela” da parte di Michele Emiliano e Nichi Vendola. Un messaggio netto e perentorio, che secondo fonti interne al Partito Democratico equivale a un vero e proprio ultimatum politico.
Un’ombra ingombrante sulla candidatura
Il punto, come scrive oggi La Gazzetta del Mezzogiorno, è che nei ragionamenti dell’entourage di Decaro c’è la ferma convinzione che la sua candidatura possa esistere solo se scevra da condizionamenti. E la presenza in lista dei due ex presidenti – uno attuale, l’altro storico – sarebbe, di fatto, un fattore di pressione costante. Con Emiliano in Consiglio regionale, ad esempio, si creerebbe un contropotere che limiterebbe la libertà di manovra del possibile futuro presidente. “Sarebbe costretto ad andare a trattare in via Gentile ogni singolo provvedimento”, si osserva.
Per questo da ambienti vicini a Decaro è trapelata un’espressione che tradisce amarezza: “Mi sta passando la voglia”. Il riferimento è alla prospettiva di una candidatura vissuta come atto di responsabilità verso la Puglia, più che come ambizione personale. E il rischio, se il quadro non cambia, è che Decaro possa decidere di restare a Bruxelles, dove oggi presiede una commissione all’Europarlamento.
I duelli Vendola-Emiliano e le incognite del Pd
A complicare il quadro c’è il braccio di ferro tra Vendola ed Emiliano, che da settimane si rinfacciano responsabilità politiche e mancanze. Il leader di Sinistra Italiana, convinto che la sua presenza in lista possa portare almeno due punti ad Avs, ha criticato la gestione del successore, puntando su moralità e coerenza. Emiliano, dal canto suo, ha rilanciato accusando Vendola di marginalità e scarsa influenza politica, con il chiaro intento di ridimensionarne il peso nelle alleanze territoriali.
In mezzo, Decaro resta in silenzio. Ma il tempo delle schermaglie sta per finire. Nel Pd molti sono convinti che alla fine accetterà, magari all’ultimo giorno utile, come già accaduto in passato. Ma non è scontato. Perché Emiliano non sembra intenzionato a farsi da parte, anzi, parla apertamente di candidarsi al Consiglio e si è detto persino disponibile a valutare lo strumento delle primarie.
Il piano B: Capone, Piemontese e Delli Noci
Se Decaro si tirasse indietro, resterebbe da sciogliere il nodo del nome alternativo. Fino a pochi giorni fa i “papabili” erano Loredana Capone, Raffaele Piemontese e Alessandro Delli Noci. Ma stando a quanto scrive La Gazzetta, Capone, pur iscritta tra le prime alla corrente di Elly Schlein, non è considerata figura unitaria; Delli Noci è coinvolto in un’inchiesta giudiziaria a Lecce; Piemontese preferirebbe una candidatura al Parlamento.
E c’è un dato storico che pesa: in Puglia, mai un presidente del Consiglio regionale uscente è riuscito a farsi eleggere governatore.
Una maggioranza ai minimi termini in Consiglio
Intanto il Consiglio regionale tornerà a riunirsi domani in un clima da fine legislatura. Il centrosinistra non ha più i numeri per governare, ma le dimissioni sono fuori discussione. Troppi consiglieri, si fa notare, sono “imbullonati” alla poltrona, sapendo di non avere chance di rielezione. Tuttavia ci sono atti improrogabili da approvare, soprattutto in ambito sanitario.
Tra questi le variazioni e gli assestamenti di bilancio, indispensabili per evitare manovre correttive e nuovi aggravi fiscali. Come la misura messa a punto dall’assessore Fabiano Amati, che punta a scongiurare il ricorso ai 47 milioni di extragettito Irpef. Ma per approvarla potrebbe servire un appoggio trasversale, magari proprio da una parte dell’opposizione.
Le elezioni regionali si avvicinano – ottobre o novembre – ma il mosaico del centrosinistra è ancora tutto da comporre. E ogni giorno che passa senza risposte rischia di allontanare Decaro dal campo.












