La maggioranza di Michele Emiliano in Consiglio regionale non esiste più. Con 25 voti su 50, secondo quanto ricostruito da Repubblica Bari, l’amministrazione pugliese si trova di fatto a governare in regime di minoranza, senza quel “+1” necessario a garantirle la tenuta politica e istituzionale. L’ingresso in aula di Antonio Raone (Forza Italia) al posto del dimissionario Alessandro Delli Noci, unito al disimpegno del Movimento 5 Stelle, segna un punto di svolta nell’ultimo tratto della lunga esperienza emilianista alla guida della Puglia.
Il centrosinistra prova a salvare il salvabile, lavorando a un’exit strategy che consenta di evitare la paralisi e contenere l’erosione del consenso in vista delle prossime elezioni regionali. In Commissione, Pd e alleati tentano di blindare almeno tre leggi su cui è stata raggiunta l’unanimità: rientro dei cervelli in fuga, politiche giovanili e riforma del terzo settore. Misure utili anche a riallacciare il dialogo con il M5S, in vista di un’alleanza elettorale tutta da costruire.
Una maggioranza logorata
Nel frattempo, i numeri parlano chiaro. Della maggioranza originaria restano sempre meno elementi fedeli. Fuori Anita Maurodinoia, approdata tra i banchi dell’opposizione, e Giuseppe Tupputi, ora tra gli azzurri. Massimiliano Stellato ha lasciato Italia Viva e alle recenti comunali di Taranto ha sostenuto un candidato della Lega. Lo stesso vale per Napoleone Cera, passato al Carroccio dopo aver flirtato con Emiliano. Tra i “volenterosi” restano solo poche pedine come Sergio Clemente, Filippo Caracciolo e Sergio Mazzarano, sui quali però grava l’incognita dell’affidabilità politica.
Il capogruppo del M5S, Cristian Casili, ha ribadito che il suo gruppo si considera all’opposizione: “Devono essere le storie, i problemi e la carne viva della gente a tenerci uniti, non le solite logiche di potere”.
La prospettiva del voto
Tra i possibili scenari, c’è anche quello di un rinvio delle elezioni al 2026 nel caso in cui si dovesse approvare il terzo mandato per i governatori. Una possibilità gradita a Emiliano, che però si scontra con le riserve del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo Repubblica. Il via libera al ter sarebbe subordinato all’unanimità della conferenza Stato-Regioni, e il governatore della Toscana, Eugenio Giani, ha già detto no.
Nel frattempo, il centrodestra osserva e attende: senza ancora un candidato forte, spera che Emiliano resti in campo, magari contro Antonio Decaro, troppo popolare per essere sconfitto facilmente. Intanto, tra assenze strategiche, fibrillazioni interne e tentativi di ricucitura, la maggioranza cerca di arrivare indenne all’autunno.
Un equilibrio precario che rischia di compromettere anche l’ordinaria amministrazione. E per Emiliano, l’estate si preannuncia politicamente incandescente.











