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Home - Narcos e Kalashnikov tra Gargano e Albania: “3mila chili di droga in uno yacht”. Troiano racconta gli affari di Miucci

Narcos e Kalashnikov tra Gargano e Albania: “3mila chili di droga in uno yacht”. Troiano racconta gli affari di Miucci

L’ex affiliato viestano rivela i retroscena degli sbarchi organizzati con gli albanesi, il ruolo di Trotta come “garanzia”, i compensi in marijuana e le armi automatiche ricevute. Coinvolti Iannoli, Quitadamo, Prencipe e Tomaiuolo

Di Francesco Pesante
5 Giugno 2025
in Gargano, Inchieste
Miucci e Prencipe; a destra, Troiano

Miucci e Prencipe; a destra, Troiano

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“Inizialmente facevo parte del gruppo di Perna. Con Raduano avevo un telefono punto punto. Iniziò a chiedermi degli sbarchi e gli dissi tutto”. Così Gianluigi Troiano, 34 anni, detto “U’ Minorenne”, collaboratore di giustizia viestano, prima alleato al clan Iannoli-Perna, legato ai montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone, e poi passato nell’organizzazione rivale di Raduano, anche quest’ultimo pentitosi.

Troiano ha svelato i traffici di droga “Coast to Coast” tra malavita garganica e Albania. “Ho partecipato a tre sbarchi. In uno gli scafisti hanno abbandonato la barca a Pugnochiuso. Durante questo sbarco Trotta (Omar, ucciso nel 2017, ndr) stava in Albania come garanzia. Io avevo un albanese che viveva già in Italia. Abbiamo dormito in un albergo a Ruggiano. I contatti con gli albanesi ce li aveva Miucci per il tramite di suoi amici calabresi. Con gli albanesi Miucci aveva già organizzato degli sbarchi. Gli albanesi vollero Trotta come garanzia perché in precedenza due albanesi erano stati arrestati a Vieste con droga ed armi. Trotta è andato in Albania con l’aereo. Al ritorno andammo io e Quitadamo (Piergiorgio, ndr) a prenderlo all’aeroporto di Bari, il carico della barca era di 1200 chili. Gli albanesi hanno poi dormito con noi. Il giorno dopo li abbiamo accompagnati a San Giovanni Rotondo e hanno preso un autobus per andare via. Poi abbiamo preso la marijuana e l’abbiamo trasportata a Torino con il furgone di M.R. A Torino la davamo ad altri albanesi che avevano un’officina. Per questo sbarco abbiamo preso 100 chili di marijuana come compenso. L’abbiamo divisa io, Piergiorgio Quitadamo, Trotta, Claudio Iannoli, Roberto Prencipe, Libero Colangelo e Tommaso Tomaiuolo”.

“Poi abbiamo fatto un altro sbarco durante il quale sono arrivate due barche. Uno yacht di amici di Miucci ed un gommone di amici di Quitadamo. Nello yacht c’erano 3mila chili e mille sul gommone. Lo sbarco è avvenuto in una zona di Peschici. I mille chili li abbiamo scaricati io e Piergiorgio e li abbiamo trasportati per mezzo di un furgone in un casolare di Peschici”.

E ancora: “Dei 3mila chili come compenso abbiamo percepito 150 chili. Di quello sbarco eravamo consapevoli io, Miucci, Quitadamo e Trotta. Al titolare del casolare abbiamo lasciato 10 chili di droga. Anche in questo caso abbiamo portato la droga a Torino. Con il carico dello yacht sono arrivati anche due Kalashnikov, uno per Miucci ed uno lo ha tenuto Piergiorgio. Ce li hanno regalati gli albanesi. Erano quelli modificati che sparavano a raffica. Li abbiamo provati a Ruggiano”.

Troiano, in procinto di passare dal clan Iannoli-Perna al clan Raduano, raccontò tutto a Marco “Pallone” Raduano: “Gli ho riferito dove erano nascosti e glieli ha sottratti. Lo stesso giorno del furto Raduano è andato da R. Ha chiamato C.R. e ha fatto convocare i fratelli. A M. ha sottratto una Audi A6 e un Rolex dopo averlo picchiato e gli ha detto che se non avesse avuto i soldi non glieli avrebbe restituiti. Quando ha ricevuto 10 o 20mila euro, oltre ad un furgone, gli ha restituito le cose. I 150 chili sono stati stoccati per un periodo in un garage sul castello che Raduano aveva a disposizione, poi lui li ha portati a Molinella dove sono stati sequestrati”.

Infine alcune informazioni sui membri del clan: “Tommaso Tomaiuolo era uno dei killer del gruppo Miucci-Perna. Roberto Prencipe della montagna (indicato dal pentito Pettinicchio tra gli autori della strage di San Marco, ndr) era il referente di Miucci sulle armi, droga e omicidi. Con lui ho avuto una frequentazione diretta. Non usava telefoni né si muoveva con l’auto. Era molto accorto. Andavamo direttamente a casa sua. Tutta la marijuana degli sbarchi la lasciavamo da lui, poi provvedeva a portarla a Miucci. In occasione dello sbarco a Pugnochiuso ha fatto da staffetta. So che trattava cocaina per Manfredonia“.

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Tags: AlbaniagarganomafiaMiucciTroiano
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