Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ha colpito Marco Lombardi (49 anni), Massimiliano Russo (50), Fabio Delli Carri (48) e Danilo Mustaccioli (48), tutti ritenuti gravemente indiziati di un’aggressiva campagna estorsiva nei confronti del presidente del Calcio Foggia 1920, Nicola Canonico. I quattro, secondo l’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, avrebbero agito con modalità tipicamente mafiose, utilizzando armi, incendi dolosi, minacce e atti violenti con lo scopo di forzare la cessione del club rossonero.
Lombardi fu coinvolto anni fa nell’operazione “Gotha” contro il clan Sinesi-Francavilla da sempre “interessato” alle dinamiche calcistiche locali e già protagonista di pressioni ai danni della vecchia proprietà guidata dai Sannella, Russo è stato invece condannato di recente in primo grado a 11 anni in “Decimabis” mentre Delli Carri finì sulle cronache per il suo rapporto sentimentale con l’ex consigliera comunale Liliana Iadarola. Di lui si parlò anche in relazione al caso della videosorveglianza. Il suo nome, inoltre, emerse nelle carte dell’arresto di Erjon Rameta, il giovane albanese poi condannato per le bombe al “Poseidon” e a “Il Sorriso di Stefano”. Delli Carri gli diede un passaggio la notte dell’attentato al pub.
La vicenda è collegata alla decisione, mai successo prima nella storia di un club di calcio, di far scattare la misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria adottata dal Tribunale di Bari, Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti della società sportiva.
La regia criminale dietro intimidazioni e attentati
La lunga scia di intimidazioni documentata dalla procura inizia il 18 giugno 2023, quando vennero esplosi colpi d’arma da fuoco contro l’autovettura di Di Pasquale, calciatore del Foggia, e proseguì con l’attacco esplosivo del 13 marzo 2024 contro la macchina del vicepresidente Emanuele Canonico, figlio del patron Nicola, parcheggiata presso la sede della sua azienda edile. Gli episodi, ricostruiti con meticolosità attraverso intercettazioni, pedinamenti e sequestri, mostrano una strategia violenta e organizzata volta a “dare un segnale” all’intera governance della società, fino a costringerla ad abbandonare il controllo del club.
In alcune conversazioni intercettate, gli indagati discussero apertamente dell’uso della forza intimidatrice e dell’effetto “psicologico” delle loro azioni. “Se non ti pieghi – dicevano – salti per aria”. In un’occasione, il gruppo avrebbe anche coinvolto un minore per compiere un atto incendiario, segno del cinismo e del radicamento criminale dell’operazione.
Un foglio scritto a mano e l’escalation della violenza
Durante una perquisizione in casa di Fabio Delli Carri, gli inquirenti hanno trovato un foglio manoscritto contenente una lista criptica di obiettivi e azioni da compiere. Tra queste: il rogo dell’auto del dirigente Vincenzo Milillo e l’esplosione di ordigni vicino a veicoli riconducibili a Canonico. Il documento viene considerato dagli investigatori la prova concreta di una pianificazione a tavolino, frutto di una “batteria” mafiosa legata alla “Società Foggiana”. Nel mirino, inoltre, l’autovettura Lancia Delta di Antonello D’Ascanio, capo ultras della curva sud e un altro dirigente, Giuseppe Severo al quale avrebbero tentato, senza esito, di bruciare l’auto.
Un’estorsione per “svendere” il Foggia Calcio
Secondo la giudice per le indagini preliminari Antonella Cafagna, l’intento era chiaramente quello di costringere Canonico a cedere la società a un prezzo irrisorio, dopo averne minato la solidità gestionale e la serenità dell’ambiente sportivo. L’obiettivo del gruppo era accaparrarsi il potere decisionale sul club e reintrodurre soggetti vicini alla criminalità nel circuito economico del calcio professionistico foggiano.
Dalle curve agli uffici, la saldatura tra ultras e mala
L’ordinanza sottolinea l’esistenza di un legame stretto tra esponenti della tifoseria organizzata foggiana e la criminalità mafiosa. In particolare, Lombardi avrebbe beneficiato di appoggi economici e logistici per avanzare pretese su sponsorizzazioni, assunzioni e accrediti, avvalendosi anche del clima di tensione creato nei confronti dei vertici societari.
Indagini ancora in corso
La procura continua le indagini per delineare con esattezza i ruoli e le responsabilità all’interno dell’associazione per delinquere. L’accusa contesta ai quattro arrestati i reati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento, detenzione e uso di esplosivi e armi da fuoco, tutti riconducibili a un’unica strategia criminale volta a piegare il Calcio Foggia 1920 al volere della “Società”. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano, fino a sentenza definitiva, presunti non colpevoli.









