“Ho riflettuto a lungo sull’opportunità di scrivere queste mie personali considerazioni. L’intervista ad Antonio Laronga, realizzata da Davide Grittani per Il Corriere del Mezzogiorno, è un esempio di giornalismo capace. Il tono, le domande, la capacità di orientare il racconto: tutto contribuisce a restituire al lettore una fotografia scattata accuratamente da una interessante angolazione. Proprio per questo, inizialmente, ho pensato che rispondere potesse sembrare irrispettoso. Irresponsabile, forse. Come se in qualche modo si volesse mettere in discussione l’enorme lavoro svolto da Antonio Laronga in questi anni, il suo coraggio, la sua coerenza, la sua dedizione. Ma poi è stato più forte il bisogno di dire qualcosa. Di dire che no, non è vero che tutto è perduto. Che, accanto alla comprensibile amarezza, c’è anche una comunità che in quel lavoro ci ha creduto e continua a crederci. Che la Procura, guidata con fermezza e rigore, è stata per noi presidio di legalità e, soprattutto, di speranza”. Inizia così l’intervento dell’assessore alla Legalità di Foggia, Giulio De Santis, dopo l’annuncio di Laronga che in una intervista ha rivelato che lascerà la Capitanata.
“L’intervista – nella quale annuncia di voler lasciare Foggia dopo anni di straordinario impegno e successi indiscussi nella Procura di Foggia – evidenzia una realtà complessa e difficile. Il lavoro svolto dalla Procura in questi anni è stato di enorme valore, lasciando un segno profondo nella storia recente non solo della città, ma di tutta la provincia. Tuttavia, non possiamo permettere che il suo messaggio di amarezza che emerge nitidamente spenga la speranza e la determinazione di chi, ogni giorno, crede in un futuro diverso e si impegna costantemente lottando per la legalità e per una società più giusta.
Come ha ricordato Don Luigi Ciotti durante la commemorazione del trentennale dell’uccisione di Francesco Marcone, anche nelle realtà dove la malavita sembra più forte esiste una ‘città nella città’, una comunità che non si arrende e che crede nei valori della giustizia e della legalità, e che abbiamo il compito e il dovere di incoraggiare, sostenere, valorizzare, proteggere”.
E ancora: “Giovanni Falcone ci ha insegnato che ‘La mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine’: queste parole ci ricordano che, per quanto difficile, la lotta per la legalità non è mai vana.
Inoltre, sebbene Laronga, su esplicita domanda dell’intervistatore, abbia espresso amarezza nei confronti della politica, non dobbiamo dimenticare che – come disse Sandro Pertini – ‘Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie’. La società la si può modificare solo se, grazie alla partecipazione attiva e al costante impegno civico, prevalgono anche nelle istituzioni elette persone che siano portatori di valori ed ideali sani che allontanino il malaffare e promuovano l’interesse comune.
Non dobbiamo quindi lasciare che l’amarezza prevalga sulla speranza. Ogni gesto di legalità, ogni denuncia, ogni atto di coraggio contribuisce a costruire una comunità migliore. Nonostante le difficoltà, c’è a Foggia una parte della società che resiste, che si impegna e che non smette di credere nella possibilità di un futuro diverso: sono persone, le persone che costituiscono il nostro presente e il nostro futuro, che meritano da parte nostra altrettanto impegno, fiducia e determinazione.
Adesso che la malavita è più debole, grazie anche alla magistratura, siamo chiamati ad unire le forze ed impegnarci tutti e far emergere quella ‘Città nella Città’ che descriveva Don Ciotti, che non ha mai mollato e che deve salire alla guida della nostra comunità. La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso (cit. Francesco De Gregori)”.









