Michele Carella, conosciuto con il soprannome di “Recchia Long”, è il mafioso più anziano della “Società foggiana”. Nato nel 1942, ha recentemente lasciato il carcere di Opera (Milano) per scontare in detenzione domiciliare, nella sua abitazione a Foggia, i circa due anni residui di una condanna a 10 anni e 9 mesi per associazione mafiosa, estorsione e possesso di armi, inflitta nel maxi-processo “Corona” del 2013. La decisione è stata presa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano che, accogliendo la terza istanza presentata dal suo legale, ha riconosciuto il precario stato di salute dell’anziano detenuto.
Un passato segnato da crimini e arresti
Carella è noto per il suo coinvolgimento in numerosi episodi criminosi che lo hanno portato a essere arrestato più volte tra il 2012 e il 2019. Tra questi, spicca l’arresto avvenuto a New York negli anni Settanta per possesso di un chilo di eroina, che gli costò una condanna scontata in un carcere statunitense. Tornato in Italia, il suo nome è stato associato a diverse operazioni antimafia, tra cui il blitz “Baccus” dell’11 giugno 2012, che portò all’esecuzione di 24 ordinanze cautelari.
Nel corso della sua carriera criminale, Carella è stato coinvolto in inchieste su usura, estorsioni e frodi ai danni dell’Unione Europea e dell’Erario, spesso con l’aggravante di aver agito per agevolare la “Società foggiana”. Tra i processi più rilevanti che lo riguardano, figura il procedimento “Corona”, in cui è stato condannato per aver ricoperto un ruolo di primo piano nell’organizzazione mafiosa, gestendo settori chiave come il traffico di armi, le estorsioni e la ricettazione.
Il caso “Baccus” e i processi ancora in corso
Attualmente, Carella è imputato nel processo d’appello-bis “Baccus”, in cui risponde di usura e associazione per delinquere finalizzata a frodare l’Unione Europea e l’Erario. In primo grado era stato condannato a sette anni di reclusione, ma successivamente assolto in appello. Nel nuovo giudizio, anche il pubblico ministero generale ha chiesto l’assoluzione, con una sentenza prevista nei prossimi mesi.
Tra le accuse che hanno segnato il suo passato, spicca un episodio del 2013, quando Carella fu arrestato per usura con l’accusa di aver prestato 5mila euro a un imprenditore di Lucera applicando un tasso d’interesse mensile del 20%. In questo caso, però, fu assolto nel 2014. Sempre nel 2013, fu coinvolto nel blitz “Settimo papiro”, ma venne prosciolto per un caso di omonimia. Tuttavia, nel luglio dello stesso anno, l’operazione “Corona” segnò un punto di svolta: Carella fu riconosciuto colpevole di estorsioni, minacce e possesso di armi, ricevendo una condanna definitiva.
La scarcerazione e il futuro
Dopo anni di detenzione in carcere, nel 2019 Carella era stato posto ai domiciliari per motivi di salute. Tuttavia, nel 2021, il peggioramento delle sue condizioni di salute non è stato giudicato compatibile con il regime carcerario, portando al trasferimento in cella. Ora, il ritorno ai domiciliari segna una nuova fase nella vita del più anziano dei malavitosi foggiani, che sconta il residuo della sua pena nella sua abitazione.
Nonostante l’età avanzata, Carella resta una figura simbolica della “Società foggiana”, il cui ruolo e la cui influenza continuano a essere oggetto di attenzione da parte delle autorità giudiziarie.










