Prosegue a Bari il lungo processo sulle infiltrazioni della mafia foggiana nel mondo vitivinicolo dell’Emilia Romagna. In videoconferenza dal carcere di Opera (Milano) è stato sentito l’81enne Michele Carella detto “Recchia Long” per le dimensioni delle orecchie, “decano” della malavita locale. L’uomo ha respinto le accuse di usura ai danni di un imprenditore del vino e di associazione a delinquere finalizzata a frodare l’Unione Europea.
Nomi storici della malavita foggiana nella lista degli imputati, tra questi Lanza e Carella
A processo ci sono 8 foggiani – arrestati circa 11 anni fa nell’operazione “Baccus” – tra cui un altro nome storico della criminalità, il boss 70enne Vito Bruno Lanza detto “U’ lepr”, tra i capi della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Oltre a presunti episodi di strozzinaggio nei confronti di imprenditori vitivinicoli, gli imputati sono accusati a vario titolo di aver simulato la vendita di mosto da cantine del Foggiano ad un’azienda di Ravenna attraverso fatture false. Avrebbero così “ripulito” i proventi del narcotraffico e del racket. In buona sostanza alla società non sarebbe arrivata la merce, ma i soldi dell’importo delle fatture grazie ai corrieri che partivano in auto da Foggia. L’imprenditore di Ravenna – ricorda gazzetta del mezzogiorno in un focus sulla vicenda – procedeva a pagare con bonifico le fatture maggiorate dell’Iva, così la mafia foggiana riciclava il denaro sporco e ne ricavava l’importo dell’Iva stessa.
Nel 2021 la Cassazione ordinò un nuovo processo d’appello annullando una serie di assoluzioni
La cattiva notizia per gli imputati giunse nel 2021 quando la Cassazione ordinò di rifare il processo di secondo grado annullando le assoluzioni. Otto, come detto, gli imputati: oltre a Carella e Lanza ci sono Cesare Antoniello detto “Cesarone”, Pasquale Di Mattia, Luigia Lanza (figlia di Vito Bruno), Teodosio Pafundi, Alessandro Carniola e Walter Cocozza.
L’annullamento delle assoluzioni venne accolto con soddisfazione dalla Fondazione Antiusura Buon Samaritano costituitasi parte civile “al fine di sancire – commentarono – il primato di un diritto costituzionale, la dignità dell’essere umano nella sua dimensione sociale. Non è un caso che il nome popolare dell’usura sia ‘strozzinaggio’: l’usura svuota, depreda, soffoca, è un cappio che all’inizio sembra essere largo ed innocuo e che progressivamente si stringe”. Prossima udienza a metà dicembre.
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