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Home - “Lo spirito dei luoghi”, un’antologica di Torquato Lo Mele in Fondazione Monti Uniti. Viaggio tra pensieri, sogni e architetture

“Lo spirito dei luoghi”, un’antologica di Torquato Lo Mele in Fondazione Monti Uniti. Viaggio tra pensieri, sogni e architetture

Il filo conduttore delle opere è lo spazio vivo, inteso come luogo in cui scorre la vita, mentale e materiale

Di Redazione
29 Maggio 2024
in Cultura&Società, Foggia
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La dimora di un gigante mitologico, una città in versi, un barcone che spicca il volo. Il filo conduttore delle opere che Antonio Torquato Lo Mele porterà in mostra dal 31 maggio al 29 giugno a Foggia è lo spazio vivo, inteso come luogo in cui scorre la vita, mentale e materiale. L’antologica, promossa dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e ospitata nei locali di via Arpi 152, è un viaggio tra le opere di uno dei più apprezzati artisti della Capitanata. Il caratteristico tratto fantasioso si fonde con un’impostazione architettonica, per dare vita a creazioni a metà strada tra sogno e realtà, tra filosofia e scampoli di quotidianità.

Indipendentemente dai materiali utilizzati, ogni opera di Lo Mele è sempre un rapportarsi (nelle forme del racconto o della poesia) allo spirito dei luoghi, gioioso o terribile, presente, passato o futuro. “Il luogo – spiega l’artista – è tale solo nel momento in cui viene abitato dall’uomo, nei modi in cui egli sogna, desidera, pensa e agisce. La nascita e la formazione dei luoghi, dunque, è fortemente connessa alla cultura antropica e ai linguaggi della specie umana. Non è possibile raccontare sogni, pensieri e azioni umane senza un ambito spaziale nei quali hanno luogo”.

Così, nel repertorio di Antonio Torquato Lo Mele si possono scoprire sia monili d’oro che ricalcano la vita nelle capannine daune, sia teche in legno che danno voce alla paura della guerra. E poi, maioliche intimistiche, acquerelli che riproducono versi e spartiti, raffinati oggetti di design. Tutto, a dispetto dalle diverse modalità espressive, nasce dallo stesso linguaggio, dallo stesso pensiero e mira allo stesso scopo, costruendo una produzione vasta ma intimamente omogenea. Un’opera filosofica e poetica che si interroga su temi cruciali come il divenire e la tecnica, che scandaglia tutte le possibilità del linguaggio non verbale, fonde registri e replica ritmi, con un semplice tratto di matita. Per tutto questo e molto altro ancora Antonio Torquato Lo Mele si può definire un Viandante, che aderisce di volta in volta ai paesaggi che incontra, senza meta, ma con una bussola ben precisa: “L’assoluta convinzione che oggi, più che mai, l’arte debba necessariamente nutrirsi di pensiero”.

“Raccontare Lo Mele – spiega il presidente della Fondazione dei Monti Uniti, Aldo Ligustro – non è infatti impresa facile. Architetto, grafico, incisore, illustratore, ebanista, orafo, ceramista, docente di arti applicate ed esperto di comunicazione visiva, filosofo e designer: di fatto non esistono ambiti creativi – e potremmo aggiungere didattici ed editoriali – in cui l’artista non si sia cimentato con successo. Un’intensa e inesauribile attività che ha prodotto un’arte originale e raffinata, costantemente tesa a un dialogo tra passato e presente, tra antico e contemporaneo”.

“Quello di Lo Mele è ‘un viaggio tra pensieri, sogni e architetture, dove lo spirito dei luoghi diventa realtà’. È, infatti, proprio questa la via che l’artista persegue e pratica con costanza certosina in tutti i suoi lavori. Il tratto delicato e allo stesso tempo dirompente, come vortice, attrae lo spettatore dentro l’opera e lo rapisce – afferma Gianfranco Piemontese, curatore della mostra -. L’esposizione non sarà un percorso lineare che insegue le tappe della sua carriera, scegliamo un itinerario libero da schemi, com’è libero il suo modo di pensare e agire”. “Frequentare le opere di Antonio Torquato Lo Mele è come entrare nella sua mente e girovagare con curiosità ludica tra immaginazione e speculazione, pensieri fissi, ricordi, desideri e demoni, proprio come si farebbe in una costruzione complessa fatta di corridoi labirintici, sequenze di stanze ariose e angusti ripostigli – afferma l’architetta e scrittrice Annalisa Marinelli – Gli spazi sono sempre fruibili con gli occhi, ma c’è una parte importante della sua produzione in cui l’interazione con lo spazio diventa anche reale”, in cui “l’opera è oggetto d’uso quotidiano, abitacolo, esperienza da vivere. Come nei manufatti lignei del Servoré e Miareggina, o nel muro del pianto casalingo (intitolato “Il Fondo”). Per questo, non ci si stanca di tornare alle opere di Lo Mele, perché sono luoghi da frequentare che ci trovano ogni volta diversi e nei quali ogni volta viviamo qualcosa di nuovo”. “Come quando uno fa una poesia su una poesia”, come ha scritto di lui Gianni Rodari.

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Tags: lo mele
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