È durata pochissimi giorni la scarcerazione di Roberto Sinesi detto “Lo zio”, 62enne boss di Foggia, capo indiscusso della batteria Sinesi-Francavilla. Il boss era uscito, dopo anni a Rebibbia, anche al 41bis, per l’unificazione per continuazione dei reati, come stabilito dalla Corte d’Appello di Bari in un provvedimento dello scorso 1 febbraio. L’ex pugile Sinesi aveva presentato istanza a giugno 2023.
Nelle scorse ore, però, la Procura generale di Bari ha presentato ricorso contro questa decisione ottenendo l’ok dei giudici. Per questo motivo, “Lo zio” è tornato in cella in attesa della decisione finale della Cassazione che nei prossimi mesi dovrà esprimersi sul ricorso presentato dalla procura.
La questione è puramente tecnica e riguarda la miriade di procedimenti penali che ha visto Sinesi protagonista fin dagli anni ’90. Secondo la Procura generale di Bari “non c’è continuazione dei reati”, visto il lungo periodo trascorso dalle condanne definitive di “Panunzio” e “Day before” (i due processi ai clan foggiani che stabilirono per la prima volta l’esistenza della mafia in città) e i 26 anni inflitti dalla giustizia al boss nelle ultime tre inchieste che l’hanno riguardato dal 2015 al 2020: 12 in “Saturno” per il pizzo ai camionisti che scaricavano merce alla Princes, 9 in “Decima Azione” per le estorsioni alle attività commerciali di Foggia e 5 per la detenzione di un’arma con la quale rispose al fuoco il 6 settembre 2016 quando un commando provò ad ucciderlo al rione Candelaro. Per Sinesi si sono riaperte, almeno per il momento, le porte del carcere.
Ad essere libero è invece Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, 64 anni, che ha ormai scontato la pena inflittagli per l’operazione “Corona” del 2013. Il boss, uno dei capi della batteria Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, nome storico della criminalità organizzata foggiana, è notoriamente alleato a Sinesi. I due vennero anche pizzicati insieme in un video della polizia e accusati di aver violato la sorveglianza speciale per incontrarsi in un locale di viale Ofanto la mattina del 6 luglio 2012. Per gli inquirenti si trattò di un summit mafioso. Nel 2006 finirono invece al centro dell’operazione “Osiride” riguardante il racket dei funerali. All’epoca “Lo zio” e “Rafanill” decisero di tenere fuori dagli affari la batteria Moretti scatenando una delle guerre di mafia più cruente di Foggia.
Attualmente, gli altri principali boss della città sono tutti in cella: tra questi Rocco Moretti, il figlio Pasquale, il nipote Rocco junior, Francesco Sinesi, figlio di Roberto e Antonello Francavilla, genero dello “Zio”. Hanno invece deciso di collaborare con la giustizia, pochi giorni fa, i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, cugini di Antonello.









