Quasi quattro anni di Direzione Investigativa Antimafia a Foggia. Tanto il lavoro fatto, molto altro da fare, sempre agli ordini del romano Paolo Iannucci. Lo abbiamo intervistato nei nuovi uffici dell’ex scuola di polizia in piazza Italia, da poco ristrutturati e che presto ospiteranno anche i magistrati della Dda di Bari: “Siamo qui dal febbraio 2020. La Dia di Foggia è composta da 20 unità distribuite in egual misura dalle tre forze di polizia (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, ndr). La nostra forza è poter contare sulle singole professionalità fuse in un unico organismo”.
Occhi puntati sugli affari dei clan: “Facciamo un attento lavoro di analisi del fenomeno oltre ad un’analisi più investigativa che riguarda anche la produzione di report utili all’applicazione del 41 bis, il carcere duro. Forniamo costantemente dossier all’organo centrale per consentire di inquadrare ogni singolo evento che riguarda la mafia e che può essere in grado di cambiare la visione rilevata fino a quel momento”.
Inoltre, gli investigatori si occupano di fornire alla Prefettura report relativi a società che necessitano dei certificati antimafia. “La Prefettura foggiana è tra le più attive sul controllo della lealtà delle aziende“.
Iannucci evidenzia che ci sono “aziende che offrono motivi di sospetto, condizionamento e sottomissione alla criminalità organizzata mafiosa. Alcune purtroppo vanno esse stesse a cercare il potere mafioso“. Molte vengono colpite da provvedimenti duri come l’interdittiva: “Abbiamo partecipato, dal 2020, a 69 interdittive antimafia, ma siamo anche impegnati nel monitoraggio di opere pubbliche che godono dei fondi Pnrr. La tratta ferroviaria Benevento-Bari per il tratto fra Bovino e Candela e il raddoppio della tratta ferroviaria Lesina-Termoli”.
Il direttore ritiene che la maggior parte degli imprenditori locali sia pulita, “ma non si può tacere su alcuni che vivono in una zona grigia nella quale convergono gli interessi della criminalità organizzata mafiosa. Prova ne sono le interdittive del prefetto e le misure di prevenzione da noi eseguite per un totale di circa 20 milioni di euro in quattro anni“.

Le misure di prevenzione sono proprio uno dei cavalli di battaglia della Dia che punta ad aggredire patrimoni e denaro sporco: “Pochi giorni fa abbiamo effettuato un sequestro di 10 milioni di euro a Cerignola nei confronti di una persona che riteniamo possa aver accumulato beni dopo una lunga carriera criminale spesa nel campo della sofisticazione dell’olio di oliva”.
La provincia di Foggia continua ad essere martoriata dalla criminalità, ben sei Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dal 2015 al 2023 (Monte Sant’Angelo, Mattinata, Manfredonia, Cerignola, Foggia e Orta Nova). Lo strumento dello scioglimento sta servendo a bonificare le amministrazioni dalla malavita? “L’azione dello Stato ha fermato una contaminazione della cosa pubblica da parte di esponenti della criminalità organizzata – spiega Iannucci -. Sono emerse zone grigie dove certi interessi avevano trovato punti di convergenza”.
Nel frattempo, a Foggia città si continua a sparare. Una scia di sangue sta funestando il capoluogo dalla fine del 2021: “Questi fatti dimostrano la debolezza attuale dei clan, ma anche la natura della Società Foggiana che va vista come un’unica organizzazione con tre batterie che condividono una cassa comune. La detenzione di capi e luogotenenti fa comprendere che le batterie hanno perso forza decisionale e militare che viene contemperata anche da microcriminalità giovanile. Oggi il grande problema dei clan è fare cassa”.
Infine, un messaggio di speranza: “È il momento del cambiamento. Anzi, penso che sia più corretto dire che è già cambiato qualcosa. Sta ora alla società civile prendere fiducia di questo cambiamento e riprendersi definitivamente anche attraverso politiche educative e culturali”.
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