Ristoratori pugliesi e del Gargano nel mirino della critica. Accusati di aver aumentato notevolmente i prezzi. “Non è affatto vero – risponde Gegè Mangano, titolare del ristorante Li Jalantumene di Monte Sant’Angelo -, ci siamo semplicemente attenuti al nuovo contesto economico. E se ci sono stati aumenti è semplicemente perchè sono aumentate le materie prime. Abbiamo sempre cercato di dare maggiore qualità al nostro cliente, e se c’è stato un aumento di carburanti, energia elettrica, gas, autostrada, è normale che influisce anche sulle nostre attività. Quindi aumenti giustificati, la qualità si paga e in Puglia siamo ormai su ottimi standard”.
Da Monte Sant’Angelo a Vieste, presso il ristorante Il Capriccio dove incontriamo lo chef Leonardo Vescera. “È come il famoso gatto che si morde la coda. Abbiamo avuto una serie di aumenti che ci hanno costretti ad aumentare i prezzi, ma nel contempo abbiamo aumentato la qualità e il servizio. Quest’anno meno gente con un calo del potere d’acquisto. I nostri clienti li seguiamo, li coccoliamo, cercando di far capire loro che l’aumento dei prezzi è dovuto a tanti fattori. Abbiamo anche aumentato gli stipendi ai nostri dipendenti. E poi cerchiamo di andare incontro all’ospite, abbassando i prezzi su determinati piatti. Ormai non possiamo più pretendere che tutti possono sedersi per pranzare con menu lunghissimi, la gente va accontentata anche con light lunch. Vedete, in Puglia se uno è bravo riesce a mangiare bene con pochi soldi. Per quanto mi riguarda è stata una buona stagione proprio per quel cambio di strategia. Meno gente ma di qualità. Da noi non è vero che si spende tanto, dipende da cosa si ordina. Volendo si può mangiare un piatto di fave e cicorie a sole 6 euro”.
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