“In Via Marchese De Rosa, a Foggia, c’è una tabaccheria, gestita dalla Signora Franca Marasco e prima di lei da sua madre. Io abito nella via parallela e da quando ho memoria, mi sono recata in questo esercizio commerciale per gli acquisti legati al luogo. Fino a quando è stata viva mia madre, le poche sigarette che le erano permesse venivano acquistate proprio lì. Nel pomeriggio, prima di salire da mamma, una volta a settimana entravo nella tabaccheria di via Marchese De Rosa e ne uscivo con le sigarette, oltre che, immancabili, i saluti per mia madre da parte della signora Franca”. Inizia così il post di Daniela Marcone, storica rappresentante dell’associazione “Libera” di Foggia e figlia della vittima di mafia, Francesco, ammazzato nel 1995. Marcone è tra i tanti foggiani sconvolti per la tragica morte della 72enne tabaccaia, uccisa da un rapinatore al momento ignoto.
“Oggi Francesca Marasco è uscita di casa – continua Marcone -, è arrivata al suo negozio e ne ha sollevato la saracinesca. Ha iniziato così questa giornata, ignara che la sua esistenza sarebbe terminata nella tarda mattinata, stroncata dai fendenti di un’arma da taglio, nel corso, da quanto leggiamo, di una probabile rapina. La signora Franca è così diventata l’ennesima vittima innocente di una criminalità che non risparmia nessuna, nessuno, che sparge dolore e orrore. Mentre suonano le sirene dei mezzi che si sono avvicendati sul luogo, mi viene in mente che oggi compie sessant’anni il bellissimo discorso di Martin Luther King, ‘I have a dream’, tenuto davanti al Lincoln Memorial di Washington il 28 agosto del 1963.
Anche io espressi il mio ‘i have a dream’ qualche tempo dopo l’uccisione di papà. Il sogno di vedere la mia città venire fuori dalla barbarie criminale. Un sogno importante, il più importante della mia vita, di quei sogni che si fanno ad occhi ben aperti, con lucidità, ma anche avvertendo forte l’amore per una terra straordinaria.
Oggi, proprio mentre ascolto le sirene che mi inchiodano alla violenza senza ritorno compiuta a pochi metri da me, in pieno centro città, in pieno giorno, causando la gravissima perdita di una vita umana, mi dico, con grande amarezza, che il mio sogno non si è realizzato, troppo dolore tra le strade di Foggia e della sua provincia, troppo sangue. Nessuna casualità, in ogni dove, in questo luogo che amo, non ci si sente più a casa, trasformandolo, ogni giorno che passa un po’ di più, in un luogo in cui è sempre più faticoso resistere. Chiudo, esprimendo ogni mio pensiero per la signora Franca, che possa riposare nella pace e nella luce, unendomi al dolore della sua famiglia”.










