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Home - “Luoghi, Madonne e Angeli”, al Museo Civico di Foggia il cammino spirituale e umano delle opere di Liberatore

“Luoghi, Madonne e Angeli”, al Museo Civico di Foggia il cammino spirituale e umano delle opere di Liberatore

Di Antonella Soccio
5 Aprile 2023
in Cultura&Società
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“Luoghi, Madonne e Angeli”. Una nuova mostra dell’artista foggiano originario di San Marco in Lamis Nicola Liberatore sarà visitabile per tutto il periodo pasquale della Settimana Santa fino al 23 aprile al Museo Civico di Foggia.

Si tratta di un percorso che inizia con gli angeli corredati di fasce per neonati e termina, tra acquerelli, icone mariane e cuori devoti, con una installazione già esposta al Libro d’artista di Castel dell’Ovo a Napoli e che ha come centro un vecchio manoscritto di orfanotrofio con una piccola camicina della fortuna.

“Icone mariane, santi aureolati, angeli delicati, pietre preziose, merletti e colori evocano mondi medievali, lontani nel tempo. A questa bellezza ci ha abituati Nicola Liberatore, garganico per nascita e per cuore, che dalla Montagna Sacra trae il senso pittorico dell’ineffabile e del divino”, osservano nel catalogo Saverio Russo e Gloria Fazia, rispettivamente Presidente Fai Puglia e Capodelegazione Fai Foggia.

Il 90% delle opere esposte, come spiega lo stesso Liberatore a l’Immediato, è stato realizzato durante la pandemia e nei vari mesi di lockdown che si sono succeduti dal marzo 2020 fino ai primi mesi invernali del 2021.

Tanti gli acquerelli non solo di angeli e di figure angelicate, ma anche di facciate del centro storico foggiano e di chiese del territorio.

«È stato terapeutico dipingere per me in pandemia, sono tutti inediti, il mondo degli acquerelli mi affascina molto per la possibilità di dipingere en plein air. In un tempo depresso e decadente come quello del lockdown mi interessava riflettere sul fatiscente che è intorno a noi, nei centri cittadini. Ecco allora le superfici stratificate. La basilica di San Leonardo e il tempo sedimentato. In un metro quadrato di muro ci possono essere mille paesaggi con muffe e altre storie: il tempo rilascia tracce. Il mio assillo è il rapporto fra il tempo e materia», rileva mostrando le sue opere.

La cura e la ricerca dei materiali in Liberatore è da sempre quasi maniacale. Da anni recupera gemme, tessuti, pizzi, merletti, veli. Trame e pagine di vita quotidiana delle donne e dell’infanzia garganica eppure così archetipica e sacra. Simboli del femminile, della maternità, dell’amore nuziale, del virgineo e del purpureo, che hanno reso la sua arte così riconoscibile ma allo stesso tempo sempre nuova a diversa. Sospesa tra il rito, i culti e la personale esperienza di relazione col divino. Come le attuali Madonne, incastonate in carta sedimentata e disegnate sul nero.

Il tradizionale bianco tanto amato da Liberatore cede il passo da qualche anno alla fuliggine, al blu, al cobalto. Come evidenzia il curatore Gaetano Cristino, l’artista ha sempre cercato di portare all’evidenza “l’evoluzione della materia, le sue lacerazioni e incrostazioni e le modifiche intervenute agli elementi formali e rappresentativi in essa contenuti”.

«Sono stato fasciato. Ci fasciavano ci facevano diventare delle piccole mummie. Tra le fasce dei miei due angeli ci sono anche le mie. Attingo molto dal substrato sacro e popolare garganico. Amo gli angeli, le madonne, i luoghi della memoria, tesa a recuperare i valori estetici e quelli identitari. Tanti segni arcaici li recupero da chiese rupestri o luoghi della mia infanzia come il Santuario della Madonna di Stignano dove ci sono croci, spirali, trapezi».

La bellezza delle opere di Liberatore sta nel non essere mai nostalgica, pur dentro una cornice così impregnata da materia sacra e trascendente. Tradizionale come i muri e gli altari precristiani. L’arte è il mezzo per poter mettersi in contatto con l’imago divina ed essa è eterna, reincarna ogni volta un sentimento autentico, primordiale.

I suoi nuovi piccoli cuori ex voto, così popolari nell’America Latina e nel moderno merchadising di Frida Khalo ad esempio, non hanno nulla del cliché magico e misterico. Sono insieme pop e profondissimi. L’uso delle perline e delle gemme, dei tanti objets trouvés, in Liberatore non è mai scontato.

I suoi angeli, vulnerabili e immersi nella luce, sono la radice culturale dell’umanità che è in ciascuno di noi, in una continua ricerca del bello e del passaggio della bellezza nel tempo e nella storia. 

Tags: Nicola Liberatore
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