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Home - “Mi hanno sparato, sto morendo”. Gli ultimi tragici momenti di vita di Fabbiano e le conversazioni del killer con sua madre

“Mi hanno sparato, sto morendo”. Gli ultimi tragici momenti di vita di Fabbiano e le conversazioni del killer con sua madre

Di Francesco Pesante
11 Agosto 2021
in Inchieste
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“Aiuto aiuto portatemi al pronto soccorso… Sto morendo, non fermatevi fate presto… mi hanno sparato, mi hanno sparato…”. Sono gli ultimi tragici momenti di vita di Antonio Fabbiano, 25enne di Vieste ucciso a colpi di fucile il 25 aprile 2018, vittima della guerra di mafia nella città del Pizzomunno. È quanto emerge dalle 90 pagine dell’ordinanza cautelare del gip Cafagna che ha portato all’arresto di Giovanni Iannoli, 35enne del posto detto “Gianni” o “Smigol”, accusato di aver compiuto l’omicidio. Anche Fabbiano aveva un soprannome, “Pistillino”. Tutti giovanissimi i protagonisti della mattanza che negli ultimi anni ha visto cadere molti ventenni nella guerra tra il clan Raduano e il clan Iannoli-Perna per il controllo del mercato della droga tra le strade di Vieste. Una scia di sangue in stile “Gomorra”, scoppiata dopo l’epurazione dei vertici della famiglia Notarangelo.

Gli ultimi attimi di vita di Fabbiano sono stati raccontati agli inquirenti dalle ragazze che  gli prestarono soccorso. La vittima conosceva le giovani e, sanguinante, aveva chiesto loro di salire in auto per essere trasportato in ospedale. “Avevamo sentito tre quattro botti e pensavamo fossero petardi fatti esplodere da bambini, poi abbiamo riconosciuto Antonio, nostro conoscente”, la spiegazione delle ragazze, testimoni involontari del fatto di sangue. “Gli abbiamo chiesto chi l’avesse sparato ma non ci ha risposto, era molto provato”.

Quella sera scampò alla morte Michele Notarangelo, detto “Cristoforo”, contiguo come Fabbiano al gruppo Raduano. Notarangelo era in compagnia della vittima ma riuscì a fuggire verso casa sua, restando illeso. Gli inquirenti acquisirono varie testimonianze di passanti, alcuni dei quali indicarono il ciclomotore dei killer e parlarono di due persone a bordo con abiti scuri.

Il pentito Della Malva

Nell’ordinanza spunta anche il pentito di mafia, Danilo Pietro Della Malva alias “U’ Meticcio”, elemento di rilievo del clan Raduano e collaboratore di giustizia dal 6 maggio 2021. Nel 2019 Della Malva, sentito dagli inquirenti, confermò di conoscere e frequentare numerosi esponenti della malavita viestana. Ha anche fatto i nomi dei componenti del gruppo criminale ed ha riferito sull’omicidio Fabbiano affermando che aveva saputo da Notarangelo che gli autori dell’assalto armato furono Giovanni Iannoli e Gianmarco Pecorelli detto “Panino”, quest’ultimo ucciso in un agguato nel giugno 2018.

A complicare la posizione di Iannoli c’è anche una conversazione in carcere tra il detenuto Giuseppe Della Malva e suoi stretti parenti che riferirono: “Guai a chi si mette sotto a quelli”, riferendosi ai killer. “Quello è pazzo, è criminale – parlando di Iannoli -. Non sta proprio con la testa”.

Ma che Iannoli fosse il maggior sospettato dell’omicidio Fabbiano era chiaro a molti personaggi della malavita locale intercettati nell’ambito dell’inchiesta. Lo sapeva anche lo stesso Della Malva che alla fidanzata disse: “Io a Gianni fino alla morte di Pistillino lo volevo ancora bene”.

A sinistra, Fabbiano e Della Malva; in alto, a destra, Iannoli e Pecorelli

I colloqui di Iannoli con la madre

Iannoli aveva paura, sapeva che i rivali lo volevano morto. Lui aveva già osato uccidere il boss Raduano, il 21 marzo dello stesso anno, ma non ci riuscì. Per quel tentato omicidio sta già scontando 14 anni di galera nel carcere di Siracusa.

Per il timore di ritorsioni, Iannoli voleva persino installare telecamere in casa e con sua madre si confidava apertamente nel tentativo di trovare conforto. La donna non è comunque in alcun modo coinvolta o sotto inchiesta, sapeva che il figlio “si era sporcato le mani” e mostrava preoccupazione per le sue sorti. Ma sono comunque rilevanti le intercettazioni tra i due familiari, a tal punto che l’operazione è stata intitolata “Bohemian Rhapsody”, con gli inquirenti ispirati dal ritornello “Mamma mia” del pezzo cult dei Queen.

La donna offrì al figlio anche una soluzione: “Riteneva – riporta l’ordinanza – che dovesse essere proposta una pace fondata sul fatto che le differenti organizzazioni avevano subito perdite tra i propri sodali e che quindi potevano considerare soddisfatti i propri intenti vendicativi. Significativa è la frase pronunciata dalla donna: ‘Non è che puoi parlare con quello?! (Raduano, ndr) Eh… gli dici vedi che… possiamo mettere… tanto a morire non sei morto, tu hai ucciso quello mio, e noi abbiamo ucciso quello che conoscevi tu…’, seguita come risposta alla posizione restia assunta dal figlio, da un’altra illuminante affermazione: ‘Eh digli… senti… adesso… che dobbiamo… tanto tu l’avete ucciso a Gianmarco (Pecorelli, ndr), digli!'”.

Per i legali della donna, la signora parlava in questi termini solo perché molto preoccupata per il figlio, già alle prese con una dipendenza dalle droghe. “Timori di ogni mamma. Tanto che, fino ad oggi, non è mai andata a trovare il figlio in carcere proprio perché non ne condivide le scelte di vita ed è molto arrabbiata per il suo comportamento antigiuridico”.

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Tags: Iannolimafia Garganoomicidio FabbianoVieste
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