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Home - Ombre sul carcere di Foggia, la Penitenziaria non ci sta: “Forse i detenuti volevano anche un caffè prima di essere trasferiti”

Ombre sul carcere di Foggia, la Penitenziaria non ci sta: “Forse i detenuti volevano anche un caffè prima di essere trasferiti”

Di Redazione
6 Luglio 2021
in Cronaca
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“Come un copione già scritto, gli avvoltoi e le iene che si sono contesi il cadavere del carcere di Santa Maria Capua Vetere con migliaia di passaggi televisivi e sui social, dei video ed interviste a detenuti di tutti i tipi, criminalizzando tutto e tutti, e dimenticando che siamo in uno stato diritto per cui la responsabilità è personale, e che sarà un processo in un’aula di giustizia a condannare i responsabili, si spostano in altri lidi cercando altre prede da abbattere che sono le carceri simbolo di uno stato autoritario e dimora di aguzzini e picchiatori. E per far ciò dimenticano le regole minime che in casi delicati come questi si dovrebbero avere e cioè, il rispetto delle dignità delle persone ed il contradditorio. Per cui le dichiarazioni di un Totò Riina, di un assassino, di uno stupratore, diventano il vangelo su cui costruire storie di abusi, soprusi, violenze”. Esordisce così la dura nota del segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria Puglia), Federico Pilagatti. Dopo le notizie sulle presunte violenze perpetrate ai danni dei detenuti anche nel penitenziario foggiano, il Sappe ha replicato in maniera vigorosa: “Quello che è accaduto a Foggia è stato visto da tutto il mondo – scrive Pilagatti -, un qualcosa che avviene solo nei film con 72 detenuti che evadono quasi facessero una scampagnata, ed una parte consistente della popolazione detenuta (molti detenuti sono stati costretti e minacciati a partecipare) padrona del carcere dove ha distrutto e bruciato di tutto e di più. 36 ore di pura follia che sembra sia stata dimenticata da tutti quelli che ora cercano di  scagliarsi su Foggia in cerca della preda da azzannare. Abbiamo letto di ‘poveri’ detenuti impauriti per l’ingresso dei poliziotti con scudi e manganelli. Ma come dovevano entrare nei reparti distrutti per contrastare una rivolta con i detenuti armati di bastoni, coltelli e quant’altro, con un fiore in mano? Come pure abbiamo letto di proteste per le partenze improvvise e nel cuore della notte di detenuti rivoltosi”.

Poi aggiunge: “Ci dispiace che a questi poveri rivoltosi non sia stato servito anche il caffè prima della partenza che secondo loro, sarebbe dovuta avvenire diciamo verso le otto. Siamo ormai al ridicolo, al paradosso per cui quei detenuti che hanno distrutto il carcere, divelto cancelli, bruciato computer e carte importanti, sequestrato poliziotti, dovevano rimanere a Foggia ossequiati e riveriti come nuovi padroni del carcere. Ma in che mondo siamo in cui giornali e tv vanno alla ricerca disperata di detenuti o loro familiari pronti a vomitare di tutto e di più, e poi trattare una violenta rivolta in carcere come un talk show, da cui si biasimano le maniere un po’ rudi per ristabilire la legalità. Lo si vuole che capire che c’è stata guerriglia non certo scatenata dai poliziotti? – chiede con forza Pilagatti –. Per questo il Sappe non consentirà su Foggia nessun processo mediatico da offrire (in questa calura estiva) in pasto ai cittadini, lasciando alla magistratura il compito di verificare le denunce dei detenuti e di chi li difende come in un paese civile, anche se deve essere chiaro che le rivolte le hanno fatte i detenuti e non i poliziotti penitenziari”.

Poi ancora: “Ci saremmo aspettati infine che molti bravi giornalisti si chiedessero perché sono nate le rivolte (solo qualcuno l’ha fatto), invece no, forse perché rende di più dare addosso a chi non si può difendere, che a chi finanzia le loro testate con contributi pubblici. Noi del Sappe in quei giorni lo scrivemmo a chiare lettere che le circolari di Basentini (pensiamo in accordo con il ministro) inerenti la sospensione dei colloqui senza alcun preavviso, avrebbero scatenato il putiferio tra i detenuti, per cui sarebbero bastate misure più responsabili e graduali, visto il Covid, come ridurre il numero dei familiari da tre ad uno, per poi passare alle video chiamate… Mentre dall’altra parte si lasciavano le carceri senza presidi sanitari. Invece nulla, come pure l’assordante silenzio del capo DAP e del ministro della Giustizia di quei giorni risuona ancora nelle carceri abbandonate, da allora, a se stesse”.

“Tutti vogliamo la verità, ma quella vera non quella precostituita da politici, giornalisti, associazioni che non si preoccupano di abbattere in maniera irresponsabile e facendo di tutta l’erba un fascio, l’unico baluardo di democrazia all’interno delle carceri, poiché gestire quasi 60.000 detenuti di tutti i tipi con molti psichiatrici gravi, con carenze  organiche spaventose è massacrante ed umiliante, e per far ciò i poliziotti penitenziari sono in prima linea, con serietà, professionalità, onestà, prendendo sputi, schiaffi, pugni, e con una media di due poliziotti in ospedale al giorno (ma questo non interessa a nessuno). A meno che non ci sia in atto un tentativo per destabilizzare le carceri – conclude il sindacalista -, per costringere poi ad emettere misure premiali come condoni, amnistie, abolizione del 41 bis, eccetera eccetera”.

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Tags: Carcere di FoggiaDetenutipenitenziaria
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