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Home - Mafia Manfredonia, Zingariello si chiede ancora il motivo dello scioglimento del Comune. “Continuo a farmi la stessa domanda”

Mafia Manfredonia, Zingariello si chiede ancora il motivo dello scioglimento del Comune. “Continuo a farmi la stessa domanda”

Di Redazione
11 Febbraio 2021
in Cronaca
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Torna a parlare Salvatore Zingariello. L’ex vicesindaco di Manfredonia sembra ancora non spiegarsi il motivo dello scioglimento del Comune sipontino per mafia, risalente ormai all’ottobre del 2019. Nessuna resipiscenza, nessun passo indietro ma solo meri interrogativi. La vicenda avrebbe insegnato ben poco ai protagonisti di quel disastro amministrativo. Infatti, cade dal pero anche il principale protagonista della relazione stilata all’epoca dalla Commissione d’accesso agli atti. Su Zingariello si è anche abbattuta la scure dell’incandidabilità decisa dal Tribunale di Foggia in primo grado. Nonostante un Comune sciolto per mafia soprattutto a causa dei rapporti tra il politico del Pd e il basista della strage di San Marco in Lamis, Giovanni Caterino, condannato all’ergastolo, in primo grado, lo scorso 30 novembre, Zingariello lancia nuovi interrogativi, alimentando il dibattito sul web anche alla luce della recente proroga di ulteriori 6 mesi assegnata ai commissari. Dal Governo hanno fatto sapere che non si sarebbe completata l’opera di bonifica dell’ente. In realtà, anche sull’operato dei commissari non mancano i malumori in riva al golfo. Ma questa è un’altra storia.
Zingariello, intanto, continua a spendersi politicamente e sempre attraverso il web aveva anche mostrato vivo sostegno ad un consigliere regionale del suo stesso partito, schierandosi apertamente per una sua candidatura.
Zingariello e Caterino insieme allo stadio
Nelle scorse ore è invece tornato sul tema mafia, senza ancora riuscire a darsi una spiegazione sul motivo dello scioglimento; anzi, rincarando la dose, dimenticando che proprio sul suo conto pesano come un macigno le immagini che lo ritraevano insieme a Caterino in momenti goliardici. I due condivisero anche una vacanza. Insomma, sempre vicini e sorridenti. C’è anche una conversazione, intercettata dagli inquirenti, tra Caterino ed altri soggetti noti alle forze di polizia, durante la quale si parla del politico piddino il quale si sarebbe “messo a disposizione” per risolvere una questione non meglio precisata (video in alto). Tutte opacità alla base dello scioglimento dell’ente, un’istituzione che invece dovrebbe essere scevra da ogni condizionamento o sospetto, lontana da qualsiasi tipo di acquiescenza rispetto ai mondi della criminalità organizzata. Nel caso del politico dem, i giudici che hanno deciso per l’incandidabilità parlarono apertamente di “collegamenti diretti con uomo del clan”.
Ma Zingariello non molla la presa e passa al contrattacco attraverso un lungo post.
“Una forza politica locale – scrive l’ex vicesindaco – analizza il documento del ministro in questo modo: ‘Parole pesanti, di circostanza ma durissime’. Il parlamentare di riferimento afferma che queste parole sono ‘disarmanti’. Io sono uno di quelli citato in relazione, ancora oggi non capisco come si possa essere arrivati allo scioglimento, ma questo è un mio problema. Probabilmente questi hanno più notizie di me – continua Zingariello -, il parlamentare pare essere fortemente interessato al nostro comune perché tanto ha fatto per la nostra città (mah?). Ma questo signore ha mai letto la relazione dello scioglimento informandosi adeguatamente? Ha mai studiato gli atti? Possiede tutti gli elementi per affermare ciò che dice? A parte i rapporti personali di conoscenza, di vicinato, di note di cordoglio, di auguri su facebook, di parentele e di professionisti che nell’ambito del loro lavoro hanno in passato avuto clienti ‘particolari’, niente è stato riscontrato nella relazione. Abbiamo solo sentito parlare di supposizioni, alta probabilità, forse acquiescenza… è più facile che non, etc etc…”. E continua: “Ci accusano di non essere stati in grado di controllare la macchina amministrativa, rispetto a 4 temi: abusi edilizi, polder di Siponto, concessioni demaniali, e residenze. Adesso mi chiedo, i commissari possono dirci quante demolizioni hanno fatto? A che punto sono i polder di Siponto. Le concessioni demaniali? Per le residenze cosa hanno fatto? Siccome noi non siamo stati in grado, probabilmente i commissari ci lasceranno un Comune senza questi problemi, è possibile sapere a che punto sono? Possono fare una conferenza stampa per sottoporsi a queste domande? A tutti questi che per recuperare un consenso elettorale da questa vicenda, voglio dire: parlate di ciò che volete fare, se ritenete di essere una nuova classe dirigente (su questo ho forti dubbi) invece di buttare ancora fango sulla città, perché sono convinto la gente non vi seguirà. Chiaramente so già che non riceveremo nessuna risposta, e non sapremo a che punto è la bonifica e cosa c’è da bonificare. Sentendo quello che sta succedendo in altri comuni. Io continuo a farmi la stessa domanda – conclude Zingariello -, perché hanno sciolto il nostro Comune”. In fondo al post ha poi pubblicato il disegno di un grosso punto interrogativo.
Tags: mafia ManfredoniaZingariello
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