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Home - La piovra mafiosa non stacca i suoi tentacoli da Manfredonia, il Comune resta commissariato per altri 6 mesi. “Incompleta l’azione di recupero dell’ente”

La piovra mafiosa non stacca i suoi tentacoli da Manfredonia, il Comune resta commissariato per altri 6 mesi. “Incompleta l’azione di recupero dell’ente”

Di Francesco Pesante
9 Febbraio 2021
in Amministrativa
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“Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, non essendo ancora completata l’azione di recupero e risanamento dell’ente dai condizionamenti della criminalità organizzata, ha deliberato la proroga per un periodo di sei mesi dell’affidamento della gestione del Comune di Manfredonia a una commissione straordinaria, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)”. Con questa breve nota, il Governo ha annunciato la proroga di altri sei mesi del commissariamento del Comune di Manfredonia, sciolto per mafia nell’ottobre 2019. Ciò vuol dire che con ogni probabilità si tornerà a votare non prima della primavera del 2022.

Lo scioglimento per mafia fu una vera mannaia per Manfredonia, uno dei comuni più grandi e importanti della provincia di Foggia, sia sotto l’aspetto economico che turistico. Il decreto del prefetto Raffaele Grassi, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella si soffermò ampiamente sui rapporti tra alcuni amministratori e la criminalità organizzata, emersi anche attraverso esposti anonimi. Si rivelò centrale la figura del vicesindaco Salvatore Zingariello, poi ritenuto incandidabile dal Tribunale di Foggia insieme all’allora primo cittadino Angelo Riccardi: “Inconfutabile – riportava il decreto – la contiguità tra il vicesindaco e Giovanni Caterino del clan dei montanari (Li Bergolis-Miucci, ndr), tratto in arresto il 16 ottobre 2018 (basista della strage di San Marco condannato all’ergastolo lo scorso 30 novembre, ndr). Un rapporto di conoscenza e frequentazione che il vicesindaco ha recisamente smentito per il tramite del suo legale” (attraverso nota inviata a l’Immediato, unica testata che in esclusiva svelò la connivenza tra il politico e Caterino, ndr) ma che è “ampiamente documentato da una serie di fotografie che ritraggono i due uomini in atteggiamenti di familiarità”.

Tanti altri gli amministratori citati dei quali la nostra testata si è già occupata, ampiamente, all’indomani della diffusione della relazione della Commissione d’accesso agli atti (424 pagine). Emerse una diffusa “mala gestio” a tutti i livelli. Proroghe concesse in spregio alla legalità e ai soliti noti, assenza di certificati antimafia e costante presenza di pregiudicati orbitanti nei settori economici e commerciali della città.

Uno dei temi analizzati fu quello degli immobili abusivi, “tollerati dal Comune”. Spuntò anche il boss 50enne Matteo Lombardi, arrestato il 18 aprile 2019 con l’accusa di aver organizzato ed eseguito l’omicidio di Giuseppe Silvestri a Monte Sant’Angelo. Per questa vicenda, Lombardi detto “A’ Carpnese” è stato condannato in primo grado all’ergastolo lo scorso 5 ottobre. L’abitazione del boss “non è stata mai neanche oggetto di denuncia da parte della polizia locale – scrisse il prefetto Grassi -. Situazione non certo sconosciuta agli uffici comunali considerando che è stata peraltro concessa la residenza ai familiari dello stesso Lombardi”. Eppure la sua villetta “sorge sul viale dei Pini (a Siponto, ndr), in posizione piuttosto evidente. L’immobile si trova su una delle strade principali del ‘Polder’ e si contraddistingue, tra l’altro, per la presenza di un vistoso sistema di videosorveglianza”.

“Non può vedersi imparzialità nella gestione del Comune, laddove le ‘solite’ famiglie continuino a gestire l’economia in maniera indisturbata. In questo quadro si ritiene che le situazioni descritte rendano plausibile, nella concreta realtà di quel territorio e in base ai dati informativi acquisiti, l’ipotesi quanto meno di una soggezione di amministratori o di dipendenti comunali rispetto a quelle logiche e, come noto, dette situazioni non si traducono, necessariamente, in comportamenti penalmente sanzionabili imputabili ai singoli amministratori”.

Si parlò di “livello preoccupante di compromissione della regolare funzionalità dell’Ente. In effetti la maggior parte dei settori comunali è apparsa inadeguata e afflitta da prassi operative spesso avulse dall’attuale quadro normativo. Il complesso di questa situazione denota pertanto un generale stato di precaria funzionalità dell’Ente e soprattutto una legalità ‘debole’, in un contesto caratterizzato dalla pervasiva presenza della malavita organizzata. II Comune, proprio in ragione delle anzidette problematiche, non appare in grado di costituire un filtro efficace alle inevitabili pressioni che da un siffatto, difficile contesto derivano. Questa situazione finisce per essere funzionale agli interessi ampiamente descritti, direttamente o indirettamente riconducibili a esponenti della criminalità organizzata, che si sostanziano nell’esigenza, per loro fondamentale, di mantenere il vantaggioso status quo ampiamente descritto”.

“A fronte di tali interessi – in conclusione -, vi è stata se non una connivenza, una sostanziale acquiescenza o comunque un’incapacità di intervento da parte dell’amministrazione comunale. In effetti, le criticità riscontrate in sede di accesso hanno riguardato proprio i settori in cui si appuntano i sostanziali interessi degli esponenti della cosca (in particolare i montanari Li Bergolis-Miucci e il gruppo rivale Lombardi-Ricucci-La Torre, ndr). Se è vero che diverse di queste deviazioni sono addebitabili all’apparato burocratico, è però altrettanto vero che nei confronti di questo non vi è stato da parte del vertice politico-amministrativo l’esercizio di alcun efficace controllo o vigilanza”. (In alto, il Comune di Manfredonia; nei riquadri, Lamorgese, Grassi, Zingariello e Caterino)

Tags: mafiaManfredonia
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