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Home - Mafia foggiana, il figlio del boss mandante dell’agguato nel bar. Il pg: confermare i 70 anni di carcere per cugini Sinesi e killer

Mafia foggiana, il figlio del boss mandante dell’agguato nel bar. Il pg: confermare i 70 anni di carcere per cugini Sinesi e killer

Di Redazione
29 Maggio 2020
in Cronaca
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Confermare le condanne inflitte in primo grado per i cugini Sinesi e per il killer di San Marco in Lamis, Patrizio Villani: questa la richiesta del procuratore generale al termine della requisitoria in Corte d’Appello a Bari. Si avvia verso la conclusione il procedimento penale di secondo grado ai mafiosi foggiani, Francesco Sinesi, figlio del boss Roberto, e Cosimo Damiano Sinesi. I due furono condannati a 20 anni a testa per l’agguato del 29 ottobre 2016 nel bar H24 di via San Severo a Foggia. In quella circostanza, due killer (uno sarebbe Villani, l’altro ignoto) fecero irruzione nel locale uccidendo il 21enne Roberto Tizzano e ferendo il coetaneo Roberto Bruno. Una terza persona, Giuseppe Albanese alias “Prnion”, scampò alla morte rifugiandosi nel bagno.

I due Sinesi sono in carcere per questa vicenda dal 19 luglio 2017, Francesco a Terni in regime di 41bis e Cosimo Damiano ad Avellino. Villani fu arrestato il 31 dicembre precedente, per quest’ultimo il pg ha chiesto la conferma dei 30 anni di carcere inflitti in primo grado. I tre imputati continuano a proclamarsi innocenti. Francesco Sinesi è accusato di essere il mandante dell’omicidio, il cugino avrebbe indicato ai sicari le persone da eliminare mentre Villani è considerato l’esecutore materiale. Secondo i magistrati antimafia, il sammarchese, detto “Il primitivo”, sarebbe un fedelissimo del clan della Società Foggiana “Sinesi-Francavilla”, a disposizione dei boss per determinate azioni delittuose.

Oltre all’omicidio, i tre rispondono di porto e detenzione illegale delle armi usate per l’agguato, e di ricettazione e incendio della Lancia Delta usata per la fuga. L’auto fu ritrovata bruciata nelle campagne tra Apricena e San Nicandro Garganico.

L’agguato nel bar sarebbe stato organizzato per vendicare il tentato omicidio del boss, Roberto Sinesi rimasto ferito il 6 settembre 2016 nel rione Candelaro mentre era in compagnia della figlia e del nipotino, anche quest’ultimo colpito dai sicari e vivo per miracolo.

In alto, Villani, Francesco Sinesi e Cosimo Damiano Sinesi; sotto, Albanese e Verderosa; sullo sfondo, il bar teatro dell’agguato mafioso

Il ruolo dei pentiti

A processo ci sono anche le dichiarazioni rese dal neopentito della mafia foggiana, Carlo Verderosa, ex membro del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Verderosa ha sostenuto di aver appreso alcuni dettagli dell’agguato direttamente da Albanese. Confidenze ricevute in carcere nell’autunno 2017. Albanese gli avrebbe riferito ciò che sapeva dell’agguato non per averlo visto direttamente, in quanto si chiuse nel bagno, ma per averlo appreso da altri due presunti affiliati del clan Moretti con cui il pentito non parlò direttamente di questa vicenda. Per questo motivo, la difesa ritiene che le dichiarazioni di Verderosa non avrebbero peso processuale perché de relato; per l’accusa, invece, le rivelazioni si aggiungono al quadro probatorio che ha già portato alla condanna in primo grado dei tre imputati.

Riferendo a investigatori e pm nei mesi scorsi ciò che sapeva dell’agguato nel bar, Verderosa aggiunse d’averne parlato in carcere anche con Francesco Sinesi, al quale disse che Roberto Tizzano e Roberto Bruno, obiettivi della sparatoria, erano estranei ai clan, quindi non c’era motivo di prendersela con loro. Al che Francesco Sinesi gli avrebbe risposto: “A me non dispiace più di nessuno: mio nipote che c’entrava?”.

Nel processo d’appello, Verderosa avrebbe confermato questa circostanza ma alla domanda se Francesco Sinesi fosse coinvolto nell’omicidio Tizzano, il pentito avrebbe spiegato che l’imputato aveva “solo” detto di non essere dispiaciuto di quanto successo nel bar, senza aggiungere altro.

Oltre a Verderosa ci sono le dichiarazioni rese dal pentito di Trani Pasquale Pignataro e dal collaboratore di giustizia di Altamura Pietro Antonio Nuzzi. Pignataro affermò che quando era detenuto a Foggia seppe da un “morettiano” che Villani fu uno dei killer. Anche Nuzzi avrebbe fornito importanti dettagli sulla guerra di mafia foggiana, appresi durante la permanenza nel penitenziario dauno. L’altamurano avrebbe inoltre indicato Albanese come uno dei due killer che uccisero Rocco Dedda il 23 gennaio 2016, altro omicidio commesso nell’ambito della guerra tra i clan Sinesi e Moretti.

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Tags: FoggiamafiaMorettiSinesi
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