Consiglio in presenza, ma poca sostanza al Comune di Foggia. Tutto rinviato, Iaccarino attacca i landelliani

Le questioni calde, ossia la transazione Raco per il contenzioso del Teatro Giordano e la modifica del regolamento per abbassare il quorum per sfiduciare il presidente del consiglio sono state rinviate ad una nuova assise

Nulla di fatto sulle tante questioni sul tavolo nel primo consiglio comunale in presenza del Comune di Foggia, chiuso al pubblico e alla stampa, ma in diretta streaming.

Consiglieri distanziati, mascherina, continua igienizzazione del microfono al centro della sala, gli eletti col sindaco Franco Landella assente per motivi istituzionali si sono concentrati sulle tante mozioni e interrogazioni sul tema del Covid-19 già ampiamente sviscerate e dibattute.

Le questioni calde, ossia la transazione Raco per il contenzioso del Teatro Giordano e la modifica del regolamento per abbassare il quorum per sfiduciare il presidente del consiglio sono state rinviate ad una nuova assise. Ma questo non ha impedito al presidente Leo Iaccarino di fare la sua documentata analisi sulla istituzione rappresentata dalla presidenza del Consiglio. C’è chi crede che il sindaco, con i buoni consigli di Fratelli d’Italia potrebbe anche decidere di ritirare la sua iniziativa.

Ecco uno stralcio dell’ arringa del vigile del fuoco e della situazione, per lui il centrodestra sta facendo solo il “gioco delle tre carte”.

In un momento di eccezionale crisi, sanitaria ed economica, senza precedenti, che sta colpendo gravemente la nostra Città e l’Italia intera, ho letto con incredulità e stupore l’esercizio del diritto d’iniziativa di alcuni consiglieri comunali,  finalizzata non a mettere in campo proposte per lenire le sofferenze della nostra comunità, ma per alterare, “in corsa“, i meccanismi democratici che assicurano l’equilibrio tra gli organi di governo dell’Ente e il sistema dei pesi e contrappesi alla base di ogni organizzazione istituzionale.

Se tale intervento da parte di alcuni colleghi consiglieri fosse “ispirato“ da un atteggiamento di ostilità nei confronti del Presidente del consiglio pro tempore, come pare sia evidente, mi permetto di dire che non può essere il rancore politico a orientare le decisioni in questa delicatissima materia.

Piegare le regole della democrazia per “colpire” il Presidente del Consiglio è non solo un comportamento illecito ma, soprattutto, miope, perché crea un vulnus al funzionamento di un importante organo, qual è il consiglio comunale e, nello stesso tempo, delegittima quanti, nella struttura burocratica, dovrebbero essere i garanti proprio di quelle regole e, purtroppo, dimostrano di abdicare a tale fondamentale ruolo.

Creare la distinzione, all’interno della disciplina dell’istituto della revoca del Presidente del Consiglio, tra un Presidente più garantito dalle “manovre di Palazzo“ e, quindi, più forte nell’esercizio della sua funzione neutra e di garanzia, e un Presidente meno garantito, e quindi, più debole, a seconda se sia stato eletto con una maggioranza qualificata o alla terza votazione di ballottaggio, è un vero e proprio monstrum giuridico, che resta tale anche se confacente ai “contingenti “ programmi di dubbia liceità di qualcuno.

Devo sottolineare, a questo proposito, che al Presidente, una volta eletto, deve essere garantita sempre la forza del proprio ruolo di rappresentatività dell’intero consesso, a prescindere dal quorum con cui sia stato eletto che, evidentemente, è alto nelle prime votazioni per “incoraggiare” un’intesa ampia, che vada oltre la maggioranza precostituita in Consiglio, per poi abbassarsi se la convergenza non fosse possibile, per permettere ai gruppi maggioritari di eleggere comunque un Presidente.

Questo “monstrum“ che si vorrebbe creare, invece, avrebbe l’effetto di “scoraggiare“ le intese ampie, soprattutto da parte della maggioranza, che potrebbe optare sin da subito per la figura del Presidente debole, perennemente sotto ricatto di revoca e, quindi, soggetto alla “quotidiana fiducia politica“ di chi lo ha eletto.

 





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