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Home - “Boom boom… È una passeggiata”: tutti i piani della banda di “Gold Rush”. Quel progetto fallito da “Ciletti” a Foggia

“Boom boom… È una passeggiata”: tutti i piani della banda di “Gold Rush”. Quel progetto fallito da “Ciletti” a Foggia

Di Francesco Pesante
21 Giugno 2019
in Inchieste
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Sono Nazario Carovilla e Alessandro Aprile, il primo di San Severo, l’altro di Foggia i capi della banda delle rapine sgominata nell’operazione “Gold Rush” (febbre dell’oro) da Procura di Foggia e Arma dei Carabinieri. Nelle 104 pagine dell’ordinanza cautelare, sono riportati i passaggi chiave dell’inchiesta e le conversazioni tra gli arrestati, soprattutto quelle tre i due leader, entrambi vicini a organizzazioni criminali della provincia, che pianificavano gli assalti ad attività commerciali del territorio con il sostegno di Giuseppe e Domenico Aprile (fratelli di Alessandro), Giuseppe Spiritoso, Arnaldo Sardella e Alessio Piemontese. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, ricettazione, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo.

“Tu devi uscire, devi mettere il fucile in mano”, le parole di Carovilla rivolto ad Aprile. “Noi ci dobbiamo ficcare dentro, dobbiamo attaccare da sotto, boom boom. Dobbiamo essere veloci, dobbiamo raccogliere e ce ne dobbiamo andare”, insisteva Carovilla mentre organizzava il colpo alle “Follie d’oro”, gioielleria nel centro commerciale di Lucera. E sempre ad Aprile aggiungeva: “Tu lo sai cosa devi fare? Tu ti metti con il fucile in mano e guardi ancora qualcuno viene sotto a noi”. E il foggiano: “A posto!”. Poi Carovilla: “È una passeggiata!”.

Alessandro Aprile, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Sinesi-Francavilla, secondo l’accusa si occupò della “copertura armata” durante la rapina del gennaio 2018 a Lucera. Un pregiudicato ben noto alle forze dell’ordine anche “per le caratteristiche fisiche e la postura”.

Carovilla, all’epoca con obbligo di firma, quel giorno si presentò in Caserma dei Carabinieri di San Severo alle 18:47, poche ore dopo il colpo, avvenuto alle 16:17 e fruttato 396.692 euro.

Già il giorno dopo la rapina, in un “Compro Oro” ubicato nel centro di Foggia, Alessandro Aprile si attivò per convertire in denaro liquido il bottino in suo possesso. “L’importante che non ci sono le pietre”, disse il commesso del “Compro Oro”. E Aprile: “Sta già tutto coso spezzato”. Parte del bottino fu poi riciclato con l’aiuto di altra persona indagata.

Il progetto del colpo a “Ciletti” di Foggia

La mattina del 30 novembre 2017 Aprile informò Arnaldo Sardella dell’intenzione di effettuare una rapina ai danni della gioielleria Ciletti di Foggia, in pieno centro. Nell’occasione si sarebbero potuti avvalere dell’ausilio di un giovane ricercato, già coinvolto in altri reati che, presentandosi a volto scoperto come un normale cliente avrebbe assicurato l’accesso ai complici. Inoltre, Aprile disse a Sardella che l’incarico per l’esecuzione del sopralluogo lo avrebbe affidato a Spiritoso. Difatti il giorno dopo Aprile avvicinò Spiritoso chiedendogli “un piacere grande… solo tu me lo puoi fare… tengo già tutto fatto, organizzato e tutte cose… Ciletti!!!“. Inizialmente Spiritoso esternò delle remore a proposito del piano criminoso, dicendo “M. è un amico, il figlio là, il genero”. Tuttavia, a fronte dell’insistenza di Aprile, Spiritoso si rese disponibile (“dimmi, che dobbiamo fare?”) intuendo la possibilità di poter avere un possibile tornaconto personale.

Ma grazie all’incessante lavoro d’indagine e alle captazioni telefoniche e ambientali, venne dislocato all’ingresso dell’isola pedonale, esattamente di fronte alla porta d’accesso della gioielleria Ciletti, un dispositivo interforze fisso, composto da personale delle forze dell’ordine in uniforme, con mezzi con i colori d’istituto, collocati alla vista di tutti e pronti per ogni tipo di intervento. Ebbene, proprio tale strategia impedì l’esecuzione della rapina. Sardella: “Vedi come stanno pattugliando l’ira di Dio, davanti l’oreficeria sta il bordello…”

Tra gli obiettivi emersi dalle carte, anche gli uffici postali di San Paolo Civitate e Lesina e “Buccarella Carburanti” a San Severo. “È veloce. Sei o settemila euro, ma questo un secondo e mezzo ci metti…”

I contatti di Aprile e la guardia giurata infedele

Alessandro Aprile, dall’alto della sua esperienza, teneva contatti anche con personaggi di clan rivali, come Massimo Perdonò dei Moretti di Foggia e con gruppi di altre province coi quali pianificava la rapina ad un portavalori, da commettere grazie ad una guardia giurata “infedele”. Un vigilantes che già in passato aveva facilitato una banda di malviventi nel ripulire un tir carico di sigarette: “Quando è successo il fatto che trovarono le sigarette lui era!”, disse Aprile ai suoi compari.

Per il gip Marialuisa Bencivenga che firma l’ordinanza, sarebbe chiara l’esistenza di un’associazione a delinquere: “Il quadro indiziario raccolto ha rivelato una struttura stabile, costituitasi tra Sardella, Carovilla, Aprile, Spiritoso e altri soggetti non ancora identificati”.

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Tags: Foggiagold rushRapineSan Severo
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