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Home - Mafia San Severo, pentito svela business del clan Nardino. Il boss “Kojak” in affari col foggiano “Papanonno” e il “barbiere” di Cerignola

Mafia San Severo, pentito svela business del clan Nardino. Il boss “Kojak” in affari col foggiano “Papanonno” e il “barbiere” di Cerignola

Di Redazione
17 Giugno 2019
in Inchieste
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Affari di droga tra Olanda, Campania, Foggia e Cerignola. Nelle carte di “Ares”, il blitz contro la mafia di San Severo, spuntano numerose rivelazioni scottanti da parte del pentito Carmine Palumbo che agli inquirenti ha descritto lo schema dell’organizzazione criminale del clan Nardino, da tempo in conflitto con il gruppo capeggiato da Giuseppe La Piccirella detto “il ragioniere” o “il professore” e Severino Testa detto “Rino”, “il puffo” o “il mastro”.

Ecco cosa si legge nell’ordinanza di custodia cautelare di 318 pagine firmata dal gip Agnino: “Nel corso dell’interrogatorio del 29 novembre 2018, Palumbo ha indicato come componenti del gruppo Nardino: Enzo Nardino (che prende i pacchi di cocaina e fa smerciare), Roberto Nardino, il figliastro di Roberto Nardino… Gino Nardino, Franco Nardino detto “Kojak”, Luigi Mastromatteo denominato “U’ Milanes”… Matteo Nardino, precisando che i capi indiscussi erano i fratelli Nardino (Franco e Roberto, ndr) e, aggiungendo che ‘perchè lui (Franco Nardino) comanda pure il territorio, hai capito? Stanno in contrasto con… già si sentivano queste cose qua, tra La Piccirella e Rino Testa, quando lui stava a Termoli o a Campomarino, non mi ricordo, Franchino “Kojak” quando è uscito, contrasti legati agli illeciti di droga’”.

E ancora: “Palumbo ha indicato come componenti dell’associazione dedita al narcotraffico, con il ruolo di custodi e corrieri delle sostanze stupefacenti, Lucio Roncade e Leonardo Augenti. Altro soggetto che condivide l’affectio societatis, ponendo in essere condotte dirette al rafforzamento del sodalizio è anche Vincenzo Bruno che occulta la droga che commercializza: fumo, erba, cocaina, precisando senza mezzi termini che faceva parte del gruppo Nardino. Anche Michele Luciano De Stasio è stato indicato da Carmine Palumbo come soggetto intraneo all’associazione dedita al narcotraffico, dal quale aveva acquistato in molteplici occasioni la droga: minimo venti, trenta volte, con il compito anche di confezionare (tagliare) le singole dosi”. 

Nell’interrogatorio, è tirato in ballo anche Stefano Romano mentre parlando di Loredana Russi (moglie del boss Franco Nardino) il pentito ha precisato “che in molte occasioni si era rivolto a lei per acquistare la cocaina: sempre nel corso dello stesso interrogatorio Carmine Palumbo ha indicato Arnaldo Sardella come persona operativa all’interno del gruppo Nardino. Anche Gennaro Tumolo è stato indicato come soggetto intraneo all’associazione”. 

Il 17 maggio 2018, Ciro Guerrieri (altro soggetto che ha fornito elementi utili agli inquirenti, ndr), dopo aver dichiarato di aver spacciato per conto di Vincenzo Nardino che acquistava la cocaina pagandola a 42/43 euro al grammo rivendendola poi a 60 euro, ha indicato espressamente Franco Nardino come capo dell’associazione.

Per i giudici, quella del gruppo Nardino è una “struttura criminale stabile, radicata e organizzata”. Già in affari con i gruppi campani della Camorra “per tramite di Francesco Carolla” che avrebbe aperto un canale tra sanseveresi e camorristi. Secondo gli inquirenti “uno dei più fidati fornitori del gruppo Nardino”. Corrieri di San Severo si sarebbero spesso recati a Napoli da Carolla.

Infine, nelle carte emergono rifornimenti di droga dal foggiano Giuseppe Spiritoso detto Papanonno e la cocaina acquistata dal “barbiere”, personaggio di Cerignola. Inoltre, come già pubblicato in altro articolo, uno dei canali principali dei clan sanseveresi è quello con l’Olanda, da sempre tra i fornitori privilegiati di droga per la provincia di Foggia.

Tags: Clan NardinomafiaSan Severo
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