Quella di Matteo Iacovelli è stata una presa di posizione personale. Azione con Paolo Frattulino in aula non va all’opposizione del campo largo qualora la sindaca dovesse ritirare le sue dimissioni per continuare la sua esperienza amministrativa. Resta però l’amarezza per le scelte della scorsa domenica.
“Non guardo al campo largo, guardo al centrosinistra”. Sergio Clemente, presidente regionale di Azione e tra i protagonisti della coalizione che ha sostenuto l’elezione di Maria Aida Episcopo, interviene dopo le dimissioni della sindaca e, soprattutto, dopo la revoca degli incarichi agli assessori di Azione Tempi Nuovi Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano.
Per Clemente, il dibattito sul cosiddetto campo largo rischia di essere fuorviante.
“La storia del campo largo che si allarga e si restringe a piacimento è diventata stucchevole. A livello nazionale noi di Azione siamo più vicini al Partito Democratico che al Movimento 5 Stelle su molti temi, dalla politica estera alle politiche del lavoro”.
L’esponente riformista non nasconde la delusione per quanto accaduto negli ultimi giorni. “Avevo una fiducia enorme nella sindaca. Ritengo che Frattarolo e soprattutto Daniela Patano siano stati tra i migliori assessori di questa amministrazione. Per questo non comprendo la loro rimozione. Si tratta di una scelta che mortifica la rappresentanza politica”.
Secondo Clemente, gli assessori erano stati individuati attraverso un percorso condiviso con la stessa Episcopo. “Le nomine erano state concordate con la sindaca. Patano e Frattarolo erano espressione di una lista che ha contribuito alla vittoria al primo turno. Se si riteneva necessario un cambiamento, si poteva comunque attingere all’interno della stessa rappresentanza. Invece si è scelto di azzerare quel contributo”.
Particolarmente duro il giudizio sul metodo utilizzato. “Al di là dell’aspetto politico, è mancato il garbo istituzionale. Ci saremmo aspettati una telefonata, un confronto. Invece sono arrivate due Pec. Dopo tutto quello che Azione e Tempi Nuovi hanno fatto per questa esperienza amministrativa, è un comportamento che lascia amareggiati”.
Clemente ricorda il ruolo svolto dal suo partito nella costruzione della coalizione. “Siamo stati determinanti per la vittoria. Abbiamo contribuito alla presentazione delle liste civiche e alla costruzione di un progetto politico che rappresentava un laboratorio importante. Anche Carlo Calenda inizialmente aveva delle riserve, poi quel progetto è stato sostenuto da tutto il partito. A Foggia sono arrivati tutti i principali dirigenti nazionali di Azione”.
L’ex consigliere comunale contesta inoltre il peso assunto da alcuni equilibri interni all’aula. “Una lista garantisce rappresentatività e consente l’elezione dei consiglieri. Ognuno è libero di cambiare idea, non esiste il vincolo di mandato. Ma la sindaca ha sbagliato a cedere a forme di pressione politica. Un’amministrazione non può essere condizionata dagli umori dei singoli consiglieri. Bisogna tenere ferma la fotografia uscita dalle elezioni”.
Per Clemente il rischio è quello di trasformare l’attività amministrativa in un continuo confronto sulle posizioni di potere. “Sono passati appena otto mesi e si è già aperto un balletto di poltrone. È una situazione che non aiuta la città”.
Tra le scelte più contestate c’è quella relativa all’assessorato all’Urbanistica. “Parliamo di un settore strategico, che riguarda la programmazione e la visione futura della città. Non si può pensare di cambiare continuamente guida. Chi arriva oggi dovrà ricominciare a studiare dossier e procedure. Si riparte da zero proprio in un ambito decisivo per lo sviluppo del territorio”.
Nonostante le critiche, Clemente ritiene che Episcopo abbia ancora la possibilità di rilanciare l’azione amministrativa. “Ha tutte le carte in regola per fare bene. Ha a disposizione risorse importanti e gli strumenti legati al Pnrr. Ma serve una scelta chiara. Se tra un mese dovessimo ritrovarci nella stessa situazione, il danno non riguarderebbe soltanto questa amministrazione ma anche le future competizioni elettorali. È un lusso che non possiamo permetterci”.
Infine l’appello a recuperare lo spirito originario della coalizione. “Sono deluso più sul piano politico che su quello personale. Avevamo costruito un’esperienza fondata sulla condivisione. Bisogna tornare a quel metodo e smettere di inseguire logiche individuali. È nell’interesse della città”.








