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Home - “Io sono malavitoso”: le sfide alla DDA di Francavilla. “Mi apro pure TikTok, devono avere il panico di me”

“Io sono malavitoso”: le sfide alla DDA di Francavilla. “Mi apro pure TikTok, devono avere il panico di me”

Nel decreto di fermo emergono nuove intercettazioni attribuite a Emiliano Francavilla. Dagli sfoghi contro magistrati e investigatori alle minacce di rendersi irreperibile, passando per i propositi di scontro con i gruppi rivali. Per gli inquirenti il rischio di una nuova escalation criminale era ormai concreto

Di Francesco Pesante
9 Giugno 2026
in Foggia, Inchieste
Emiliano Francavilla nelle immagini delle videochiamate pubblicate sugli atti dell'inchiesta

Emiliano Francavilla nelle immagini delle videochiamate pubblicate sugli atti dell'inchiesta

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Le tensioni all’interno degli equilibri criminali foggiani non emergono soltanto dalle videochiamate tra gli esponenti della batteria Sinesi-Francavilla e i gruppi contrapposti. Nelle pagine del decreto di fermo eseguito nei confronti di Emiliano Francavilla, 47 anni, il fratello maggiore Antonello, 49 anni e Ivan Narciso, 36 anni, fedelissimo dei boss, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ricostruisce anche una serie di conversazioni che descrivono uno stato di crescente esasperazione da parte dello stesso Francavilla.

Secondo gli investigatori, il quadro delineato dalle intercettazioni dimostrerebbe come il capoclan fosse ormai disposto a compiere scelte estreme pur di riaffermare il proprio ruolo e reagire a quelli che riteneva affronto personali, giudiziari e criminali.

“Mi strappo il braccialetto e ci scanniamo”

Una delle conversazioni ritenute più significative risale al 17 marzo 2026. Francavilla è in videochiamata con Gioacchino Frascolla e Raffaele Palumbo, entrambi detenuti e considerati storici affiliati della batteria Sinesi-Francavilla.

Nel corso del dialogo, riportato integralmente nel decreto, l’indagato lascia intendere di essere pronto a regolare i conti con chi ritiene stia mettendo in discussione il suo ruolo.

Le parole riportate dagli investigatori sono durissime.

“Se loro si sentono malandrini che sono usciti da galera dopo venti anni e non hanno fatto un bocchino a nessuno, io non li penso proprio. Io mo mi strappo il braccialetto dal piede, mi butto in mezzo alla strada e ci scanniamo”.

Subito dopo aggiunge: “Io sto già pronto, io sto già pronto, io sto già pronto”.

Per gli investigatori non si tratta di uno sfogo isolato ma dell’ennesimo segnale di una tensione che stava raggiungendo livelli preoccupanti.

La rabbia per il rigetto della richiesta

Un altro capitolo delle carte riguarda una conversazione del 25 maggio 2026 tra Francavilla e la compagna. Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto, il boss sarebbe furioso dopo aver appreso che la Procura Generale di Bari aveva respinto una richiesta che gli avrebbe consentito di incontrare la figlia e la nipotina.

Gli investigatori descrivono un uomo che vive il diniego come un’umiliazione personale. La reazione è violentissima. “Mo la prossima volta che mi fanno il rigetto, ti faccio vedere, gli lascio il braccialetto qua e me ne vado”.

Poi rincara: “Lo sai quando mi farò trovare? Fra sei-sette anni”. Per la DDA quelle parole rappresentano un chiaro riferimento all’intenzione di sottrarsi ai controlli e rendersi irreperibile.

“Io sono un malavitoso”

Nella stessa conversazione Francavilla si scaglia contro magistrati e forze dell’ordine. Il decreto riporta frasi che gli investigatori considerano particolarmente rilevanti per comprendere la personalità dell’indagato.

“Procuratore sei infame e cornuto”, urla durante il colloquio facendo anche il nome del magistrato. Poi aggiunge: “Io non mi faccio sottomettere dalla DDA”.

E ancora: “Io sono malavitoso, non sono un figlio di papà. Io sono un malavitoso“.

Secondo la procura, non si tratta di semplici espressioni dettate dalla rabbia del momento, ma di affermazioni che confermerebbero la piena adesione dell’uomo a una cultura criminale di stampo mafioso.

La sfida alle istituzioni

Nelle intercettazioni emerge anche la volontà di trasformare lo scontro giudiziario in una sorta di sfida pubblica. Francavilla arriva infatti a parlare della possibilità di aprire un profilo TikTok utilizzando il proprio nome e cognome.

L’obiettivo, secondo quanto riportato nelle carte, sarebbe stato quello di attaccare apertamente magistrati e investigatori.

“Mo devo iniziare a mettere le cose su TikTok… infami e cornuti, nomi e cognomi gli devo mettere“. Una frase che gli inquirenti interpretano come l’ennesimo segnale di insofferenza verso le istituzioni.

“Loro devono avere paura di me”

Nel corso dello stesso dialogo emerge un altro concetto che colpisce gli investigatori. Francavilla insiste più volte sul fatto di non temere le conseguenze giudiziarie. “Ma tu ti pensi che io mi metto paura di loro?”

Poi aggiunge: “Loro devono tenere il panico con me, non io con loro”. Parole che nel decreto vengono evidenziate come sintomatiche di una pericolosità ancora elevata e di una persistente capacità intimidatoria.

Il timore della fuga

Proprio queste conversazioni costituiscono uno degli elementi utilizzati dagli inquirenti per sostenere la necessità di intervenire rapidamente.

Nelle conclusioni del decreto, infatti, la procura evidenzia come Francavilla e Narciso fossero pienamente consapevoli della possibilità di essere raggiunti da nuovi provvedimenti restrittivi.

A rendere ancora più concreto il rischio di fuga, secondo gli investigatori, vi era anche l’attesa decisione della Corte di Cassazione sul procedimento relativo al tentato omicidio dell’imprenditore Antonio Fratianni, vicenda che avrebbe potuto riportare Francavilla in carcere.

Il quadro della procura

Mettendo insieme le videochiamate tra affiliati, le minacce rivolte ai gruppi rivali, gli sfoghi contro magistrati e investigatori e i propositi di rendersi irreperibile, la Direzione Distrettuale Antimafia delinea il profilo di un’organizzazione attraversata da tensioni crescenti e di un gruppo dirigente pronto a reagire con la forza alle difficoltà del momento. E soprattutto la capacità di Emiliano Francavilla, del fratello Antonello e del fedelissimo Narciso di gestire affari e relazioni anche in regime di detenzione carceraria o domiciliare.

Un contesto che, secondo gli inquirenti, avrebbe reso necessario l’intervento cautelare – un fermo disposto dalla DDA che attende ora la convalida del gip – per evitare che le fratture interne alla criminalità foggiana sfociassero in una nuova stagione di violenza.

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Tags: Antonio Fratianniclan Sinesi-Francavillacriminalità organizzataDda BariEmiliano FrancavillaFoggiaGabriella CapuanoGioacchino FrascollaintercettazioniIvan NarcisoMafia foggianaProcura Generale BariRaffaele Palumbosocieta foggianaTikTok
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