La strage di braccianti avvenuta ad Amendolara, in Calabria, ha riportato sotto i riflettori una delle emergenze sociali più radicate del Paese: il lavoro nero e il caporalato. Un fenomeno che continua a incidere profondamente sull’economia italiana e che, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati Istat e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, vale complessivamente 77 miliardi di euro all’anno.
Come evidenziato da un’analisi pubblicata da La Gazzetta del Mezzogiorno, oltre il 37,5% della ricchezza prodotta attraverso attività lavorative irregolari si concentra nelle regioni del Sud, dove si registra anche la maggiore incidenza di lavoratori coinvolti nel sommerso.
La posizione della Puglia
Nella classifica nazionale della propensione al lavoro irregolare, la Puglia occupa il quarto posto. Il tasso di irregolarità si attesta al 13,1%, mentre il valore aggiunto generato dal lavoro sommerso raggiunge il 6,4%, ben al di sopra della media nazionale, ferma rispettivamente al 10% e al 4%.
Davanti alla Puglia figurano Calabria, Campania e Sicilia, confermando come il fenomeno mantenga una forte concentrazione nelle regioni meridionali. Anche la Basilicata presenta valori elevati, con un tasso di irregolarità del 12,3%.
Capitanata tra le aree simbolo dello sfruttamento
Secondo l’analisi richiamata da La Gazzetta del Mezzogiorno, una delle mappe più rappresentative del caporalato attraversa alcune delle principali aree agricole italiane. Un percorso che parte dall’Agro Pontino, passa per l’Agro nocerino-sarnese e Villa Literno, fino ad arrivare alla Capitanata e alla piana di Gioia Tauro.
La provincia di Foggia continua dunque a essere indicata come uno dei territori maggiormente esposti ai fenomeni di intermediazione illecita della manodopera, soprattutto nel comparto agricolo, dove si concentrano raccolte stagionali che richiedono un elevato numero di lavoratori in tempi molto ristretti.
Non solo agricoltura: il sommerso corre nei servizi alla persona
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il settore con il più alto tasso di irregolarità non è l’agricoltura. Il primato spetta infatti ai servizi alla persona, dove quasi un lavoratore su due opera in condizioni irregolari.
Il tasso raggiunge il 48,8% tra colf, badanti e altre figure dell’assistenza domestica. L’agricoltura segue con il 20,8%, mentre al terzo posto si collocano le attività artistiche e di intrattenimento con il 20,3%.
Tra i comparti maggiormente interessati figurano inoltre turismo, strutture ricettive, edilizia e commercio.
La nuova frontiera del caporalato digitale
Accanto alle forme tradizionali di sfruttamento emerge anche il cosiddetto “caporalato digitale”. La Cgia evidenzia come piattaforme informatiche, software e algoritmi possano arrivare a svolgere funzioni simili a quelle esercitate dai caporali tradizionali, organizzando, controllando e valutando il lavoro degli addetti.
Una realtà che riguarda soprattutto il settore delle consegne a domicilio e i rider, spesso sottoposti a sistemi di valutazione automatizzati che incidono direttamente sulle opportunità di lavoro.
Le richieste dopo la tragedia di Amendolara
Nel frattempo, la tragedia calabrese ha riacceso il confronto politico e sindacale. Ad Amendolara si è svolta una manifestazione promossa dalla Cgil alla presenza del segretario generale Maurizio Landini, che ha parlato della necessità di una “rivolta morale e sociale” contro lo sfruttamento del lavoro.
Presente anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha rilanciato la proposta di introdurre un Durc di congruità in agricoltura per verificare la corrispondenza tra produzione e manodopera dichiarata, oltre al rafforzamento della normativa sul caporalato con il sequestro preventivo delle aziende coinvolte nello sfruttamento dei lavoratori.










