Un dialogo autentico tra esperienze di vita differenti, unite dalla ricerca di senso, dalla forza delle parole e dalla possibilità di guardare oltre i propri confini.
Si è svolto nei giorni scorsi, presso il teatro della Casa Circondariale di Foggia, il primo appuntamento “off” della seconda stagione del progetto “Ci credo ancora”, il podcast ideato e condotto dalla giornalista e volontaria Annalisa Graziano, insieme con un gruppo di persone detenute.
Protagonisti dell’incontro sono stati i partecipanti al progetto e i giovani in discernimento del Propedeutico del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI”, accompagnati dal loro responsabile, don Michele Caputo.
L’iniziativa ha rappresentato un intenso momento di confronto culturale, umano e spirituale, inaugurando ufficialmente uno spazio parallelo al podcast, dedicato ad approfondimenti, dibattiti e incontri con la comunità esterna.
Nel corso del dialogo sono stati affrontati numerosi temi: dalla scelta del sacerdozio al discernimento vocazionale, dalla fragilità umana al peso delle responsabilità. E ancora, la quotidianità dentro e fuori dagli istituti penitenziari, la libertà interiore, la paura del giudizio, il bisogno di essere ascoltati e la capacità delle relazioni autentiche di generare cambiamento. Un confronto sincero e partecipato che ha lasciato spazio anche a riflessioni intime sul valore della speranza e della possibilità di ricominciare.
Uno dei momenti più toccanti è stato la lettura, da parte di Diego, giovane in discernimento del Propedeutico, di una lettera indirizzata a uno dei partecipanti al progetto. Il testo nasceva da un precedente lavoro di riflessione assegnato dalla docente Annalisa Graziano, che presso il Propedeutico insegna scrittura.
Nella lettera, il giovane si rivolge alla persona detenuta partendo dalle sue riflessioni interiori e dal percorso spirituale raccontato anche attraverso il podcast. Parole intense, capaci di attraversare il dolore senza retorica, restituendo dignità, speranza e umanità.
“Credo sia proprio così che il Signore lavori spesso dentro di noi: non con clamore, ma come una luce che entra piano in una stanza rimasta chiusa troppo tempo”, ha scritto il ragazzo. E ancora: “La dignità di un uomo non coincide mai totalmente con il suo passato. Noi siamo certamente anche le nostre cadute, ma non siamo soltanto quelle”. Particolarmente significativa la riflessione sul valore della fede e del cambiamento umano: “Cristo non ha mai identificato nessuno col proprio errore. Ha sempre guardato ciò che uno poteva ancora diventare”. Parole accolte con grande emozione dalle persone detenute e dalle operatrici presenti, in un momento che ha rappresentato il senso più profondo dell’iniziativa: creare spazi di incontro reale, dove le storie personali possano trasformarsi in occasioni di consapevolezza e crescita reciproca.
Prima dell’incontro, i giovani del Propedeutico hanno avuto l’occasione di incontrare il direttore della Casa Circondariale, Michele De Nichilo e il comandante Claudio Ronci. All’iniziativa hanno inoltre partecipato la capo area trattamentale Paola Errico e l’educatrice di riferimento del progetto, Justine Mazzara.
“Desidero ringraziare – ha sottolineato Annalisa Graziano – tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di confronto autentico e profondo: la Direzione, l’Area Educativa, la Polizia Penitenziaria e don Michele Caputo. Momenti come questi dimostrano quanto il dialogo, l’ascolto e la condivisione possano abbattere distanze e pregiudizi, creando spazi reali di umanità. Per chi vive una condizione di detenzione è fondamentale sentirsi riconosciuto non soltanto per gli errori commessi, ma anche per la possibilità di cambiamento e per la persona che può diventare”.
La seconda stagione di “Ci credo ancora” sarà dedicata al peso e al valore delle parole e delle emozioni, attraverso testimonianze, riflessioni e confronti capaci di costruire ponti tra mondi apparentemente distanti ma profondamente vicini nei bisogni, nelle domande e nell’umanità.









