“Foggia originariamente non era terra di mafia, lo è diventata”. È una riflessione netta e senza giri di parole quella pronunciata dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo nel corso del convegno dedicato alla prevenzione antimafia ospitato a Palazzo Dogana dall’Università di Foggia.
L’incontro, che ha riunito magistrati, rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, si è svolto proprio nel giorno della maxi operazione antimafia che ha portato a 21 arresti tra Foggia e il Gargano per omicidi, tentati omicidi ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso.
Il ruolo dell’Università e il tema della prevenzione
Ad aprire il confronto è stato il rettore dell’Università di Foggia, che ha sottolineato il ruolo dell’ateneo nel dibattito sui temi sociali e della legalità.
“La nostra Università è sempre attenta ai problemi sociali e siamo ben felici di ospitare a Foggia questo convegno”, è stato evidenziato nel corso dell’incontro.
Al centro del dibattito il tema della prevenzione antimafia e della capacità dello Stato di intervenire prima che le organizzazioni criminali riescano a infiltrarsi nel tessuto economico e amministrativo.
“La prevenzione antimafia dovrebbe intervenire prima delle infiltrazioni mafiose a carico di società o enti pubblici”, è stato ribadito durante il confronto.
Melillo: “La Capitanata invasa dalla criminalità organizzata”
Nel suo intervento, Giovanni Melillo ha tracciato un quadro estremamente duro della situazione in provincia di Foggia.
“Purtroppo è così, e lo dico da foggiano. Foggia originariamente non era terra di mafia, lo è diventata, ed oggi il territorio della Capitanata è invaso da fenomeni legati alla criminalità organizzata, dall’economia illegale allo sfruttamento del lavoro”.
Il Procuratore nazionale antimafia ha spiegato come il convegno rappresenti non soltanto un momento di riflessione teorica, ma anche un’occasione concreta per analizzare la capacità del sistema di prevenzione di fronte all’evoluzione delle mafie.
“Il convegno di oggi non è solo un momento di confronto, ma l’occasione per verificare la capacità del sistema di prevenzione”.
Il riferimento ai 21 arresti
Inevitabile il riferimento alla maxi operazione eseguita nelle stesse ore tra Foggia e il Gargano, con arresti legati alle estorsioni della Società foggiana, al duplice omicidio di Apricena del 2017 e all’omicidio di Stefano Bruno.
Per Melillo, l’attività investigativa rappresenta un segnale importante della presenza dello Stato sul territorio, ma non sufficiente senza una risposta collettiva.
“È una risposta forte dello Stato ma c’è ancora molto da lavorare. Serve una reazione della società civile e della politica”.
Il confronto tra magistratura e istituzioni
Il convegno ha visto la partecipazione di magistrati, docenti universitari, rappresentanti istituzionali e operatori del diritto, con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra prevenzione amministrativa, contrasto patrimoniale alle mafie e tutela dell’economia legale.
Nel corso degli interventi è stato più volte ribadito come il contrasto alla criminalità organizzata non possa essere affidato soltanto all’azione repressiva delle procure e delle forze dell’ordine, ma debba passare anche attraverso cultura della legalità, formazione e partecipazione civile.









