Non si ferma il lavoro degli inquirenti sull’omicidio di Dino Carta, ma a distanza di giorni dal delitto restano ancora senza risposta alcuni dei quesiti chiave dell’inchiesta. Dai carabinieri del RIS di Roma, infatti, non sono ancora arrivati riscontri su eventuali impronte presenti sul caricatore dell’arma né sull’esito delle analisi balistiche sugli altri reperti, compresi i bossoli recuperati sulla scena.
Arma e rilievi tecnici
Secondo quanto emerso, il killer avrebbe utilizzato una pistola di piccolo calibro, verosimilmente una calibro 22. Un’arma compatta, facilmente occultabile, che rafforza l’ipotesi di un’azione studiata nei dettagli.
Gli accertamenti tecnici proseguono proprio su questi elementi: impronte, residui e compatibilità balistiche potrebbero rappresentare una svolta decisiva, ma al momento non sono stati ancora forniti esiti ufficiali.
L’audio e la perizia fonica
Tra gli elementi più delicati dell’indagine c’è anche un audio finito all’attenzione degli investigatori. Oltre alle frasi già note, sarebbe emersa un’ulteriore espressione attribuita al presunto killer: “due colpi in petto”, pronunciata prima in dialetto foggiano e poi in italiano.
Un dettaglio che potrebbe rivelarsi significativo, ma che dovrà essere confermato attraverso una perizia fonica. Solo un’analisi tecnica approfondita potrà stabilire con certezza autenticità e provenienza della voce.
La fuga ripresa dalle telecamere
Importante anche il lavoro svolto sui filmati di videosorveglianza, che avrebbero consentito di ricostruire almeno in parte il percorso di fuga dell’assassino.
L’uomo, descritto come incappucciato, si sarebbe allontanato a bordo di una bici elettrica, imboccando via D’Azeglio per poi proseguire su viale Ofanto fino a raggiungere la zona di via Martiri di via Fani. Un tragitto di circa due chilometri, percorso in un tempo stimato tra i sette e gli otto minuti.
Gli investigatori ritengono che il killer possa essersi diretto verso una delle vie limitrofe di quell’area, dove potrebbe aver fatto perdere definitivamente le proprie tracce.
Su via Caracciolo si pensa possano esserci stati almeno due testimoni oculari. La famiglia della vittima ha rivolto un appello affinché chi ha visto riferisca qualcosa agli inquirenti.
La pista del 2023: il precedente della caduta e i possibili rancori
Resta al momento la pista ritenuta più credibile dagli investigatori, anche alla luce della vita riservata e senza ombre di Annibale “Dino” Carta, descritto da tutti come dedito esclusivamente a casa, chiesa e lavoro. L’attenzione si concentra su un episodio avvenuto nel 2023, quando un 39enne pregiudicato perse la vita cadendo dallo stesso edificio in cui abitava la vittima.
Secondo quanto ricostruito all’epoca, l’uomo si trovava in quell’appartamento, preso in affitto durante un periodo di allontanamento dal tetto coniugale, e sarebbe stato sorpreso all’interno della casa dei genitori di Carta. Si ipotizza che, nel tentativo di fuggire, possa essere scivolato anche a causa della presenza di un’impalcatura installata per lavori in corso. Non si esclude che fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Da quel momento, secondo una delle ipotesi investigative, i familiari del 39enne potrebbero aver maturato un risentimento nei confronti della famiglia Carta. Un elemento che, pur non trovando ancora riscontri definitivi, viene considerato con attenzione dagli inquirenti.
Il profilo dell’uomo rafforza il peso di questa pista: nel 2021 era stato coinvolto in una maxi operazione sul narcotraffico tra Foggia e il Marocco, con una condanna in primo grado a quattro anni e sei mesi, poi superata in appello con il non luogo a procedere proprio a causa della sua morte. Una vicenda che ora torna al centro delle verifiche investigative, pur senza escludere altre possibili ipotesi.
Indagini aperte
Le indagini restano aperte su più fronti, tra accertamenti scientifici e analisi dei movimenti del presunto responsabile. Al momento, però, nessun elemento appare ancora decisivo per chiudere il cerchio attorno all’autore dell’omicidio.









