Si chiude con un’assoluzione piena la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Francesco Pesante, direttore de l’Immediato, finita negli anni anche sotto i riflettori di Ossigeno per l’Informazione, l’osservatorio nazionale che monitora minacce e intimidazioni ai giornalisti.
La giudice Stefania Erione del Tribunale di Foggia ha stabilito che “il fatto non sussiste”, mettendo la parola fine a un procedimento nato da una querela per diffamazione legata alla pubblicazione di una fotografia.
La vicenda e la querela
Al centro del caso, la diffusione di un’immagine – ripresa da una storia social pubblicata dalla stessa querelante – che ritraeva la consigliera comunale Mary Fabrizio, all’epoca esponente della maggioranza di Manfredonia guidata dall’ex sindaco Gianni Rotice, insieme ad altri amministratori, attorno a un tavolo con un uomo noto agli inquirenti, arrestato nel 2020 per narcotraffico. Fotografia che inizialmente scatenò anche altre querele (poi ritirate o archiviate), compresa quella – bocciata dal tribunale per improcedibilità – dello stesso Rotice nonostante non fosse presente all’incontro. Dal canto suo, Fabrizio scrisse in denuncia persino di “foto rubata”.
Un contesto particolarmente delicato, considerando che il Comune di Manfredonia era stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2019 e si trovava in una fase di ritorno alla normalità istituzionale.
L’articolo de l’Immediato evidenziava l’inopportunità politica ed etica di quella presenza, senza attribuire responsabilità penali ai partecipanti, ma sollevando un tema di interesse pubblico.
Dal decreto penale al processo
Nonostante ciò, il procedimento era sfociato in un decreto penale di condanna da 4.500 euro, emesso senza dibattimento. Pesante, assistito dall’avvocato Pierpaolo Fischetti, aveva scelto di opporsi, portando il caso a processo.
Dall’altra parte, la querelante era difesa dall’avvocato Vincenzo Di Staso, oggi consigliere comunale di opposizione, anch’egli vicino all’area politica dell’ex sindaco Rotice.
Il caso finito sotto osservazione nazionale
La vicenda aveva attirato l’attenzione di Ossigeno per l’Informazione, che già in passato si era occupata del giornalista e dell’impegno de l’Immediato su un territorio difficile come la provincia di Foggia, sottolineando come il ricorso al decreto penale in casi di diffamazione possa comprimere il diritto alla difesa.
L’osservatorio – attivo dal 2008 nel monitoraggio delle intimidazioni ai cronisti, soprattutto nel Mezzogiorno – aveva espresso solidarietà a Pesante, evidenziando il rischio che strumenti processuali semplificati possano incidere sulla libertà di informazione.
Il tema delle querele temerarie
Il caso si inserisce in un contesto più ampio, segnato dal frequente ricorso alle cosiddette querele temerarie, spesso utilizzate come strumento di pressione nei confronti dei giornalisti.
Un fenomeno che, oltre a gravare sul sistema giudiziario, rischia di limitare l’attività di cronaca, soprattutto in territori complessi come quello foggiano, segnato dalla presenza della criminalità organizzata.
Il ruolo dell’informazione
La sentenza riafferma un principio fondamentale: il diritto-dovere dei giornalisti di raccontare fatti di interesse pubblico, anche quando scomodi.
In un territorio reduce da uno scioglimento per mafia, evidenziare relazioni e contesti ritenuti discutibili rientra pienamente nella funzione di controllo e trasparenza dell’informazione.
“I giornalisti questo devono fare”: raccontare, verificare, mettere in luce ciò che accade, senza timori e senza condizionamenti.
L’assoluzione di Francesco Pesante rappresenta dunque non solo la conclusione di una vicenda personale, ma anche un segnale importante per la tutela della libertà di stampa.











