Ottocento anni dopo la morte di Francesco d’Assisi, il suo messaggio continua a vivere e a parlare al presente. La comunità francescana della chiesa di Gesù e Maria per una settimana è scesa tra la gente con una iniziativa aperta a tutta la città.
Dal 12 al 17 aprile, infatti, piazza Giordano a Foggia ha ospitato la “Tenda Francescana”, uno spazio pensato come luogo di incontro, ascolto e condivisione, nel segno dei valori di pace, fraternità e amore che caratterizzano il carisma francescano.
L’iniziativa, promossa dall’Ordine Francescano Secolare insieme alla famiglia francescana, nasce proprio per celebrare l’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi, coinvolgendo direttamente la comunità cittadina.
La “Tenda Francescana” rappresenta solo l’inizio di un cammino più ampio. Il programma del centenario proseguirà nei mesi successivi con incontri mensili, previsti ogni 4 del mese a partire da maggio, presso la sala teatro San Francesco della chiesa di Gesù.
“Abbiamo iniziato il nostro stare in piazza dicendo che Francesco è vivo e grida in situazioni che parlano ancora del suo spirito. Stare sulla strada è stata una occasione estremamente bella di fraternità – ha detto Roberto Ginese della comunità francescana -. Desideriamo la fraternità e abbiamo voluto arrivare lì dove le persone non vengono. Dei gruppi hanno girato le scuole, i ragazzi hanno aperto lo scrigno del loro cuore e dei loro problemi. Francesco è cantore straordinario del Creato. L’idea era incontrare le persone lì dove stanno, non solo aspettare che arrivino in chiesa. È stato un tentativo per noi per metterci un po’ la faccia, per metterci in gioco e per sperimentare noi stessi: Francesco continua a parlare, ha smosso centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per le sue spoglie. Piccoli segni che ci indicano la grande luce che è Francesco”.
La settimana della Tenda Francescana si è chiusa con la presentazione del libro “So che ci sei” del professore Michele Illiceto, che ha dialogato con la giornalista Modesta Raimondi.
“La vita non è solo godimento immediato, non è solo qui e adesso, ma è altro, è oltre”, ha detto ad un uditorio attento assiepato in piazza.
“Francesco ci insegna che quando uno incontra Dio incontra la parte più intima di sé e la parte più nascosta, scopre la cosa più rivoluzionaria ossia che Dio è amore – ha osservato a l’Immediato -. E se Dio è amore noi siamo fatti per amare, questo amore di realizza nell’amore del fratello e di se stessi. Dio ti aiuta ad amarti e a guardarti con occhi diversi, ad essere libero dai giudizi altrui, dalle mode. Ma soprattutto ti aiuta a superare la diffidenza nei confronti dell’altro. Francesco abbraccia il lebbroso perché nel lebbroso vede se stesso prima di incontrare Cristo”.
La crisi del cattolicesimo è anche dettata da una crisi di valori del nostro tempo totalmente secolarizzato, individualista e attratto dalle cose materiali, dall’apparire, dalla ricchezza, dalla performance produttiva e utilitaristica. Il denaro, il capitale sembra essere il valore immateriale che ha vinto di tutto. Unica ideologia dominante.
San Francesco però continua a scardinare le ideologie di ogni tempo secondo Illiceto. La sua inattualità lo rende sempre attuale. È lui il primo a parlare di “umanesimo” nella storia come ricorda frate Villani, che ha ricordato l’incontro del Poverello con il lebbroso.
“L’uomo è prigioniero di tante cose oggi, soprattutto è prigioniero del proprio Io e l’Io è una prigione dorata dove ci illudiamo di poter bastare a noi stessi – osserva il filosofo e teologo manfredoniano – Francesco ha scoperto che il proprio Io non è una stanza chiusa ma un campo aperto”.









